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Vaccino gratis ma tamponi a pagamento: un danno erariale argomento per la Corte dei Conti

Perché una prestazione non obbligatoria va richiesta e pagata? L'asimmetria di scelta forza le persone verso i vaccini

Di Gianfranco Ferroni

09 Settembre 2021

Vaccino gratis ma tamponi a pagamento: un danno erariale argomento per la Corte dei Conti

Fonte: lapresse.it

“Perché mai il vaccino, non obbligatorio, è gratis mentre i tamponi sono a pagamento? La Corte dei Conti non ha nulla da dire in tema di danno erariale?”

Sono temi al centro di discussioni all’interno di think-tank frequentati da economisti e giuristi liberali, ma in giro non ne sentirete parlare, per colpa della stampa mainstream interessata solamente alle faziosità politiche e al fascino tutto straniero  del “green pass”, ovvero il certificato verde: invece si tratta di questioni da evidenziare, per chi ha a cuore le ormai dimenticate norme che dovrebbero esistere in una nazione che in teoria è democratica, inserita tra quelle che adottano il libero mercato.

Vaccino gratis e danno erariale, argomento per la Corte dei Conti

Il vaccino non obbligatorio che cosa è? Rientra tra le prestazioni di servizi e cure richieste volontariamente dal cittadino, che non a caso firma pile di fogli prima di far inserire l’ago nel suo braccio, dichiarando il suo stato di salute e assumendosi la responsabilità di quanto affermato, Prestazione che deve essere pagata, in quanto non obbligatoria, come il tampone. Invece, questo non succede: il vaccino è gratuito, il tampone si paga. Una asimmetria perfetta, che viola tutte le leggi del mercato oltre che della logica: in più ogni persona che si fa due conti in tasca riflette su come è più conveniente agire, tra prendere subito un vaccino senza spendere un centesimo o procedere nel tempo con i tamponi per assicurarsi una vita normale, spendendo ogni 24 ore cifre non irrisorie, con una risposta deduttiva facilmente intuibile. E qui entra il tema della magistratura contabile: siamo di fronte a un danno erariale, se lo stato rinuncia a chiedere un corrispettivo in cambio della prestazione di un servizio. Dove il prezzo dovrebbe almeno coprire le spese sostenute per l’acquisto, quindi la distribuzione sul territorio nazionale, la conservazione nei frigoriferi fino all’iniezione finale nel corpo del contribuente, sempre mediata da figure professionali qualificate come medici e farmacisti, visto che non è possibile il “fai da te”.

Quale amministrazione eroga una prestazione senza farsi pagare? Chi entra in un tribunale per un atto di volontaria giurisdizione, per esempio, versa diverse centinaia di euro, come minimo, per un diritto. Il tema è sostanziale, oltre che di forma, perché riguarda le casse dello stato e il diritto amministrativo (e non solo). Ma in questi tempi tanti principi giuridici sono stati sospesi. Pardon, calpestati. Non da oggi, purtroppo: ho davanti a me un libro del 1973, scritto da Corrado Pallenberg, intitolato “Culla del diritto, tomba della giustizia”, con la prefazione di Giuseppe Branca. 

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