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Denti irrecuperabili? Come curarli senza toglierli

Intervista al prof. Stefano Scavia, medico odontoiatra esperto in implantologia, parodontologia e rigenerazione dei tessuti orali

13 Agosto 2021

Denti irrecuperabili? Come curarli senza toglierli

Come in molti ambiti medici anche in campo odontoiatrico negli ultimi decenni sono state introdotte numerose evoluzioni, per quanto riguarda tecniche e tecnologie.

Oggi si parla di rigenerazione dei tessuti, impronte e ricostruzioni dentali digitali, algoritmi sempre più sofisticati in grado di replicare i movimenti masticatori e funzionali del cavo orale.

Ma allora ci si chiede: perché vengono estratti ancora tanti denti?

Lo chiediamo al prof. Stefano Scavia, medico odontoiatra esperto in implantologia, parodontologia e rigenerazione dei tessuti orali, che utilizza - tra le numerose terapie e trattamenti presso la sua Clinica di Milano 3 - anche il Laser per la cura di patologie del cavo orale e per lo sbiancamento dentale (www.odontoaesthetics.it)

Intervista al prof. Stefano Scavia

a cura di Francesca Lovatelli Caetani

Nel campo del dentale sentiamo parlare sempre più spesso di denti nuovi in 24h, di impianti e carico immediato, di riabilitazioni complete ed economiche dell’intera bocca: ma con le nuove tecniche e le nuove scoperte in campo scientifico, affiancate ad un’efficacie prevenzione ed informazione del paziente, è possibile che ci siano ancora così tante situazioni in cui sia necessario estrarre tutti i denti?

“Come in molti campi della moderna medicina il panorama dei casi odontoiatrici complessi è molto vario, pertanto non è possibile considerare un trattamento universalmente valido, ogni singolo caso va analizzato singolarmente. Possiamo però dire che purtroppo oggi la tendenza è troppo spesso quella di prendere in mano la pinza, proponendo a pazienti con situazioni complesse la soluzione estrattiva e la riabilitazione completa su impianti”.

Non sarebbe meglio cercare di curare e mantenere i denti naturali? Non sono stati fatti passi da gigante in tal senso rispetto ai decenni passati?

“Assolutamente si, ma ancora oggi si pensa troppo spesso che la bonifica totale sia la soluzione più immediata per il trattamento di situazioni complesse e problematiche. Prendiamo un caso comune come il paziente parodontopatico, cioè con gravi alterazioni dei tessuti che supportano i denti (gengive e osso etc.), che magari si è anche trascurato per anni. La soluzione apparentemente più rapida ed efficacie sembrerebbe quella demolitiva: un “reset” del cavo orale, una riabilitazione relativamente semplice e rapida ed un’apparente risoluzione di tutte le problematiche”.

Ha usato il termine “un’apparente”, significa che in realtà non è così?

“Purtroppo è ancora troppo diffusa l’idea che togliendo i denti si risolvano tutti i problemi del cavo orale, comprese le disfunzioni occlusali (alterata chiusura delle arcate dentarie) o le patologie parodontali, purtroppo però non funziona così. Il paziente che soffre di alterazione dei tessuti di supporto, se non trattato correttamente e da mani esperte, avrà con gli impianti i medesimi problemi che aveva con i denti naturali, se non peggio. Lo stesso dicasi per molte altre problematiche”.

Ma allora quale può essere la vera soluzione?

“Anzitutto nei casi complessi è necessario quasi sempre un approccio multidisciplinare. E’ indispensabile valutare le cause del problema, le alterazioni che questo ha comportato e la disfunzione di ogni singolo tessuto facente parte di un apparato complesso come quello stomatognatico. La maggior parte delle volte ci rendiamo conto che, con i giusti trattamenti condotti da differenti esperti che lavorano in sinergia, la maggior parte degli elementi dentari è in realtà salvabile”.

Sul lato pratico in cosa si traduce?

“Un approccio conservativo spesso comporta una valutazione complessiva della funzione masticatoria, un trattamento non invasivo mirato a ridurre le cause che hanno dato origine alla patologia, al ripristino della salute generale dell’organo e, una volta fatto questo, ad una fase rigenerativa e ricostruttiva, meno invasiva possibile. Così facendo ci rendiamo conto che bocche e dentature “date per spacciate” in realtà sono curabili e che spesso le estrazioni si riducono ad una minima parte degli elementi dentari, quelli realmente ed irreversibilmente compromessi”.

Pazienti ai quali viene diagnosticata una perdita funzionale totale degli elementi dentari in realtà sono trattabili con soluzione meno drastiche e conservative?

“Certamente. Il punto è che spesso un percorso conservativo richiede cure più evolute e complesse, necessita quasi sempre di un lavoro di squadra da parte di professionisti altamente specializzati e questo rende il percorso terapeutico più difficile da realizzare.  

La realtà è che per curare un paziente non basta privarlo di strutture anatomiche naturali come i denti e sostituirle con manufatti artificiali. E’ necessario intercettare il problema, risolvere l’aspetto patologico e di conseguenza ripristinare la funzione dell’apparato. In questo modo è possibile “curare” realmente la persona, risultando molto spesso più conservativi e meno invasivi”.

E’, in sintesi, un’odontoiatria più evoluta per curare conservando maggiormente?

“E’ quello che ogni professionista dovrebbe fare. Come amo ricordare ai miei studenti ed ai colleghi: “demolire è semplice, ricreare ciò che di naturale e andato perso è lo stato dell’arte”.

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