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Sonnambulismo bambini: caso Mugello non raro, capita più spesso di quanto si creda

Il caso del bimbo scomparso e poi trovato nel Mugello ha riacceso i riflettori sul disturbo del sonnambulismo nei bambini, che è meno raro di quanto si crede

24 Giugno 2021

Sonnambulismo bambini: caso Mugello non raro, capita più spesso di quanto si creda

Fonte: Facebook

Con ancora molti nodi da chiarire, il caso del bimbo scomparso e poi trovato nel Mugello (23 giugno 2021), ha fatto riaccendere i riflettori sul sonnambulismo nei bambini, disturbo benigno e non così raro quanto si potrebbe pensare. Si tratta un disturbo che appartiene al gruppo delle parasonnie. Questo termine viene utilizzato per definire quelle perturbazioni non patologiche del sonno di cui fanno parte anche il pavor nocturnus (terrore notturno), il bruxismo (digrignare i denti durante il sonno) e alcune forme di enuresi (bagnare il letto durante il sonno). Il sonnambulismo è dunque abbastanza frequente, soprattutto nell'infanzia. Circa il 15-30% e dei bambini presenta almeno una volta un episodio di sonnambulismo e circa il 6% presenta episodi ricorrenti.

Sonnambulismo bambini: capita più spesso di quanto si creda

L’età di insorgenza del sonnambulismo va dai 4 ai 12 anni, con una maggiore frequenza di episodi dopo i 7 anni, anche se non sono così rari casi anche in bimbi di età inferiore. Il disturbo pare inoltre più frequente nei maschi piuttosto che nelle femmine. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, si risolve spontaneamente durante la pubertà, e rimane solo nell'1-2% della popolazione adulta.

Gli episodi di sonnambulismo si presentano, di solito, nelle prime 2-3 ore dall’addormentamento nella fase del sonno profondo. Le cause del disturbo non sono mai state del tutto appurate fino in fondo. Si ritiene che i fattori genetici possano avere un ruolo importante. Almeno la metà dei bambini affetti da sonnambulismo, infatti, avrebbe in famiglia almeno un genitore che ne soffre o che ne ha sofferto.

Sonnambulismo nei bambini, cause e sintomi

Oltre a una componente, per così dire, genetica, ci sono anche altre cause che possono far nascere episodi di sonnambulismo. Tra queste, si contano stress, disagi psicologici, febbre alta, patologie infettive, deprivazione del sonno, apnee notturne.   

Fortunatamente, comunque, sono pochissimi i bambini che finiscono per trovarsi in pericolo o ad allontanarsi di casa, così come (dicono i genitori) avrebbe fatto il piccolo Nicola, scomparso per un giorno interno nel Mugello. Di soliti i sintomi sono "meno impattanti", tanto che molti genitori non lo vengono nemmeno a sapere. Durante gli episodi di sonnambulismo il bambino si siede semplicemente sul letto con gli occhi aperti. Alcune volte parla, emette suoni incomprensibili o addirittura si mette a cantare. Più raramente si alza e cammina, o si comporta come da sue abitudini. In questi casi, per esempio, si veste, si lava, gioca o si prepara per la scuola. Altra volte il bambino può effettivamente rischiare di farsi male. In quando prova a salire e scendere le scale. Si arrampica sui mobili o prova ad aprire porte e finestre.

Tali episodi durano in media pochi minuti, dai 5 ai 20. Casi più lunghi sono documentati, ma estremamente più rari. La maggior parte delle volte, al termine di ogni episodio, il bambino torna nel suo lettino a dormire. Magari senza nemmeno essersi fatto sentire dai genitori, che dunque possono solo sorprendersi alla mattina, quando trovano la televisione accesa o il loro figlio già vestito. 

In questo caso, interrogato dai genitori, il bambino non si ricorderà nulla. Questo perché, anche se aveva gli occhi aperti, in realtà non ha mai smesso di dormire. Ed è proprio questa inconsapevolezza a rappresentare un problema, in quanto, appunto, i bambini che soffrono di tale disturbo, possono mettersi da soli in situazioni di pericolo.

Sonnambulismo, diagnosi e rimedi

C'è un vecchio detto, mai "svegliare un sonnambulo". Questo è un giusto consiglio. I sonnambuli possono infatti diventare aggressivi se vengono toccati dai genitori che tentano di svegliarli. La diagnosi di sonnambulismo è clinica e si basa sul racconto di chi ha assistito all’episodio. Il pediatra chiede esami strumentali sono in caso in cui gli episodi raccontati dai genitori non siano una chiara manifestazione del disturbo. Questo al fine di escludere patologie di altra natura.

Ai genitori si consiglia sempre di chiedere una consulenza a un neuropsichiatra infantile esperto in disturbi del sonno, nel caso in cui gli episodi hanno determinate caratteristiche.

  • Si presentano più di 2 volte la settimana.
  • Avvengono più volte nel corso della stessa notte.
  • Il bambino compie azioni pericolose.
  • Il bambino, oltre ad essere sonnambulo, fa anche la pipì a letto o ha comportamenti ansiosi.

Ora però veniamo alla cura e ai possibili rimedi. Come già accennato, nella maggior parte dei casi, il disturbo si risolve da sé, senza bisogno di alcun intervento. Ci sono però alcuni case complessi per cui sono consigliati diversi rimedi. Ai genitori, per esempio, viene illustrata l’importanza dell’igiene del sonno. Devono provare dunque a mantenere orari di addormentamento/risveglio regolari e non andare a dormire troppo tardi per evitare situazioni di deprivazione del sonno. Sono utili anche tecniche di rilassamento da mettere in atto al momento dell’addormentamento.

Sonnambulismo nei bambini, tipo di trattamenti consigliati

Un tipo di trattamento, rilevatosi molto efficace, consiste nell’imporre alcuni risvegli notturni programmati per diverse settimane. L'obiettivo di tale strategia consiste nel modificare gli stimoli elettrofisiologici che provocano il disturbo. Solo nei rari casi in cui non si vede alcuna risposta alle terapie comportamentale. In quei casi, si può intervenire con una terapia di supporto con integratori alimentari che contengono L-5-idrossitriptofano derivati dai semi di Griffonia, detta anche fagiolo africano. 

Tale sostanza è in grado di aumentare i livelli della serotonina, un neurotrasmettitore che agisce sul benessere della nostra mente, sul tono dell’umore e sula stabilizzazione del sonno e della melatonina che svolge un ruolo importante nella regolazione del ritmo sonno-veglia.

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