Meloni contro Israele sul caso Pizzaballa, la virata della premier “per cercare di recuperare consensi” dopo il calo di FdI (-1,3%) post referendum - RUMORS
Dopo il referendum, con Fratelli d’Italia in calo di 1,3 punti e un elettorato sempre più critico verso Israele e Trump, Giorgia Meloni cercherebbe consenso elettorale allontanandosi da queste due figure politiche
Il calo nei consensi, certificato dai sondaggi dopo il referendum e accompagnato da un clima italiano sempre più critico verso le posizioni di Donald Trump e del governo israeliano, coinciderebbe con una virata politica di Giorgia Meloni contro Israele. Con Fratelli d’Italia in flessione al 26,7% e una perdita di 1,3 punti, la presa di posizione del premier sul caso Pierbattista Pizzaballa si inserisce in un contesto che vede un governo indebolito e un elettorato che anche all’interno della maggioranza ha mostrato segnali di scostamento rispetto alla linea del governo; ma soprattutto un tentativo di riguadagnare gradimento elettorale in questa fase che potrebbe portare addirittura alle elezioni anticipate.
Meloni contro Israele sul caso Pizzaballa, la virata della premier “per cercare di recuperare consensi”
La presa di posizione di Giorgia nasce da quanto accaduto a Gerusalemme durante la Domenica delle Palme, quando al Patriarca latino Pierbattista Pizzaballa è stato impedito l’accesso al Santo Sepolcro per celebrare la messa. La presidente del Consiglio ha espresso vicinanza al cardinale, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha disposto la convocazione dell’ambasciatore israeliano, definendo l’episodio "inaccettabile" e ribadendo la necessità di tutelare la libertà religiosa.
La posizione segna un passaggio rilevante se confrontata con la linea del Governo mantenuta in precedenza dall’esecutivo e molto più vicina a Tel Aviv. In più occasioni, infatti, Meloni aveva sostenuto apertamente il governo di Benjamin Netanyahu, arrivando a dichiarare a maggio dell'anno scorso di essere "amica di Tel Aviv" e rivendicando il diritto di Israele a difendersi nel contesto del conflitto in Medio Oriente. C'è chi parla di "strabismo politico" per cui fatti più gravi accaduti in passato - come l'uccisione di giornalisti o soldati Unifil - non hanno attirato la sua attenzione; quest'ultima è rivolta ora al caso cardinale poiché "strumentalizzato per fini politici", ha detto il fotoreporter Giorgio Bianchi
Il contesto politico nel quale si inserisce questo cambiamneto di rotta è segnato dai dati emersi dopo il referendum. Il voto ha evidenziato una distanza tra elettorato e governo con una forte componente di contrarietà alle politiche legate al conflitto. I numeri mostrano una prevalenza netta del “NO” tra gli elettori, ma il dato più rilevante riguarda l’area della maggioranza. Anche all’interno dell’elettorato di Fratelli d’Italia si registra una quota significativa di voti contrari, pari all’11,4%, elemento che segnala una frattura rispetto alla linea del partito. Parallelamente, i sondaggi successivi al referendum indicano una flessione di FdI, che passa dal 28% al 26,7%, con una perdita di 1,3 punti.
Secondo le rilevazioni, il 68,3% degli italiani ritiene ingiusta la guerra che coinvolge Israele e Stati Uniti contro l’Iran, mentre solo il 15,4% si esprime a favore. Una posizione che si riflette anche su altri temi, come l’utilizzo delle basi militari sul territorio italiano, respinto da quasi il 70% dei cittadini. In parallelo, anche sul piano internazionale emergono segnali di difficoltà per gli alleati. Il consenso interno di Donald Trump registra un calo significativo, scendendo al 36%.
La presa di posizione della Meloni sul caso Pizzaballa evidenzierebbe quindi una differenza rispetto alla fase precedente, in cui il sostegno al governo israeliano era decisamente più netto. Il confronto tra le due fasi mostra un cambiamento nella retorica, che avverrebbe proprio in concomitanza con il post referendum e il tentativo del governo di riequilibrare i consensi ed evitare le elezioni anticipate o un rimpasto.