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Legge elettorale “Stabilicum”, al via l’iter in Parlamento per sostituire Rosatellum, opposizioni: “Meloni ha paura di perdere”

Il progetto mira a superare il Rosatellum in favore di un sistema a prevalente impronta proporzionale, in un quadro reso più incerto dall’esito del recente referendum. Da Palazzo Chigi si sottolinea l’esigenza di arrivare alle prossime elezioni — quelle che porteranno anche all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica — con un sistema "in grado di garantire governabilità"

30 Marzo 2026

Legge elettorale “Stabilicum”, al via l’iter in Parlamento per sostituire Rosatellum, opposizioni: “Meloni ha paura di perdere”

Parlamento, fonte: wikipedia

Martedì 31 marzo prende ufficialmente il via alla Camera l’iter parlamentare del disegno di legge elettoraleStabilicum”. La riforma, fortemente voluta dalla premier Giorgia Meloni, punta “a garantire maggiore stabilità politica e a evitare stalli istituzionali”. Il testo sarà esaminato in commissione Affari costituzionali insieme ad altre proposte depositate anche dalle opposizioni. Ma il confronto si preannuncia complesso, tra nodi tecnici e forti tensioni politiche. Dal centrosinistra arrivano già accuse pesanti: “Meloni ha paura di perdere”.

Legge elettorale “Stabilicum”, al via l’iter in Parlamento per sostituire il Rosatellum

Con l’incardinamento in commissione Affari costituzionali della Camera prende forma il percorso parlamentare della proposta avanzata dal centrodestra, che sarà esaminata insieme ad altri otto testi presentati dalle opposizioni. Un passaggio iniziale dal valore soprattutto tecnico, ma che segna l’avvio concreto del confronto politico su una riforma considerata centrale per il futuro assetto istituzionale.

A guidare l’esame del provvedimento saranno quattro relatori, espressione dei partiti di maggioranza: Nazario Pagano (Forza Italia), presidente della commissione, Angelo Rossi (Fratelli d’Italia), Igor Iezzi (Lega) e Alessandro Colucci (Noi Moderati).

Come da prassi per i provvedimenti più rilevanti, si andrà verso una fase di audizioni con esperti e soggetti istituzionali, con l’obiettivo di arrivare alla definizione di un testo base condiviso almeno nei principi. Dalla maggioranza filtra l’intenzione di mantenere il testo aperto a modifiche. Restano infatti sul tavolo temi sensibili come il premio di maggioranza, l’eventuale ballottaggio e il sistema delle liste. "Ma non c'è nulla di incostituzionale" nel testo proposto dal centrodestra, precisano fonti di FdI: "In commissione si confronteranno legittime opinioni politiche”.

Il progetto mira a superare il Rosatellum in favore di un sistema a prevalente impronta proporzionale, in un quadro reso più incerto dall’esito del recente referendum. Nelle prossime settimane si delineerà con maggiore chiarezza la direzione della riforma, anche alla luce delle dinamiche interne alla maggioranza e dei possibili innesti in commissione di figure chiave che hanno lavorato alla proposta.

Accanto agli aspetti tecnici, emergono con forza anche le questioni politiche. Tra queste, la ridefinizione dei collegi elettorali, che dopo il voto referendario potrebbe ridurre il numero di circoscrizioni considerate sicure per il centrodestra. Un elemento che spinge Fratelli d’Italia a mettere in chiaro i rapporti con gli alleati, segnalando che le condizioni del 2022 non saranno replicabili.

Sul piano del confronto parlamentare, appare difficile immaginare un percorso senza il coinvolgimento delle opposizioni. Dopo la vittoria del “No” al referendum sulla giustizia, nella maggioranza si esclude l’ipotesi di forzature unilaterali. Tuttavia, il dialogo con il centrosinistra, a partire dal Partito Democratico, resta al momento bloccato, pur essendo ritenuto necessario per arrivare a una riforma condivisa.

L’obiettivo dichiarato dal centrodestra è evitare situazioni di stallo istituzionale, in particolare al Senato. Come sottolinea Alberto Balboni, esponente di Fratelli d’Italia, "al Senato ci sarà un pareggio. Dobbiamo garantire un limitato premio di maggioranza a chi vince, chi si oppone vuole la palude". Proprio il meccanismo del premio di maggioranza potrebbe essere oggetto di revisione, sia nella sua entità sia nelle modalità di assegnazione, per favorire una maggiore convergenza politica.

Da Palazzo Chigi si sottolinea l’esigenza di arrivare alle prossime elezioni — quelle che porteranno anche all’elezione del nuovo Presidente della Repubblica — con un sistema in grado di garantire governabilità. La premier ha quindi richiamato gli alleati alla responsabilità, avvertendo che eventuali passi falsi potrebbero aprire la strada a elezioni anticipate.

Dura la reazione delle opposizioni. "Errare humanum est, perseverare autem diabolicum. La maggioranza ci riprova con la legge elettorale, una legge elettorale non condivisa perché ha paura di perdere. L'ennesima riforma non condivisa con le opposizioni, fatta a colpi di maggioranza, e questo sta iniziando a pesare anche sul giudizio dei cittadini sul governo Meloni. La presidente Meloni è in grande difficoltà. Vorrebbe andare subito al voto, ma sa che il gradimento della maggioranza è in forte calo, non lo diciamo noi del Pd ma lo dicono i sondaggi dopo il clamoroso fallimento del referendum sulla giustizia", ha detto Stefano Graziano, capogruppo pd in commissione difesa della Camera e vigilanza Rai. "Per questo la maggioranza è in totale caos e stanno saltando le poltrone come birilli", ha poi aggiunto.

Sulla stessa linea Marco Sarracino, della segreteria nazionale del Partito Democratico, che invita a capitalizzare il risultato referendario: "trasformare quel voto in consenso politico" costruendo un programma centrato sulle priorità sociali. Sul tema della leadership, indica due possibili scenari: "Con la legge elettorale vigente, il partito che prende un voto in più può scegliere il premier. Se invece cambia la legge elettorale, abbiamo lo strumento delle primarie aperte". Ma avverte: "Va bene la competizione ma senza mettere in discussione le alleanze, con i 5 Stelle e gli altri partiti. Altrimenti non è una festa di democrazia, ma un passo indietro rispetto al lavoro fatto sui territori".

Infine, il tema delle preferenze resta uno dei più divisivi: "Preferisco i collegi piccoli, che garantiscono la rappresentatività territoriale, ma a questo punto può essere utile anche intestarsi la battaglia sulle preferenze. Se passassero con un emendamento, dalle parti della Meloni potrebbe venire giù tutto". E conclude contrapponendo le priorità politiche: "Meloni pensa alla legge elettorale, noi ai problemi degli italiani".

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