Meloni valuta elezioni anticipate il 7 giugno, “voto in caso di crollo di FdI del 2/3% ai prossimi sondaggi” - RUMOR

A Palazzo Chigi si attende l’esito dei prossimi sondaggi, attesi tra 2 o 3 settimane, per valutare l’eventuale ricorso alle elezioni anticipate. Secondo rumors raccolti dal Giornale d'Italia Il timore è quello di un calo di consenso del 2-3%. Qualora la flessione dovesse fermarsi a questi livelli, l’esecutivo sarebbe orientato a non intervenire; al contrario, Meloni potrebbe spingere verso lo scioglimento anticipato delle Camere

Giorgia Meloni starebbe valutando le elezioni anticipate. La data potrebbe essere quella di domenica 7 giugno, ritenuta da alcuni l’unica finestra utile per votare già nel 2026. Secondo rumors raccolti dal Giornale d’Italia, a Palazzo Chigi si attendono i prossimi sondaggi per decidere il da farsi. Il timore è quello di un calo di consenso nell’ordine del 2-3%. Molto dipenderà proprio da quei numeri. Nel frattempo, la premier sta pensando a un mini-rimpasto di governo.

Meloni valuta elezioni anticipate il 7 giugno, “voto in caso di crollo di FdI del 2/3% ai prossimi sondaggi” - RUMORS

La sconfitta al referendum sulla giustizia ha rappresentato una doccia fredda per il governo, aprendo una fase di riflessione interna alla maggioranza. Nel giro di pochi giorni l’esecutivo ha dovuto fare i conti con una serie di dimissioni eccellenti, tra sottosegretari, ministri e figure chiave dell’apparato amministrativo.

Un segnale che ha alimentato le preoccupazioni soprattutto in vista della parte finale della legislatura, il cosiddetto "ultimo miglio" verso le Politiche del 2027. Una fase che si preannuncia tutt’altro che scontata, con una sfida sempre più aperta tra centrodestra e campo largo (centrosinistra).

Secondo rumors raccolti dal Giornale d’Italia, a Palazzo Chigi si attende l’esito dei prossimi sondaggi, attesi tra due o tre settimane, per valutare l’eventuale ricorso alle elezioni anticipate. Il timore è quello di un calo di consenso nell’ordine del 2-3%. Qualora la flessione dovesse fermarsi a questi livelli, l’esecutivo sarebbe orientato a non intervenire; al contrario, un’ulteriore perdita di terreno – soprattutto da parte di Fratelli d’Italia – potrebbe spingere verso lo scioglimento anticipato delle Camere.

In questo quadro, la data del 7 giugno viene considerata strategica anche per ragioni tecniche e politiche. Consentirebbe infatti di evitare l’ingorgo autunnale legato alla legge di bilancio, che richiede tempi lunghi e passaggi obbligati, a partire dalla presentazione del Documento programmatico di finanza pubblica.

Non solo. Secondo alcune letture provenienti dall’opposizione, la tempistica sarebbe legata anche al rinnovo delle cariche nelle grandi aziende pubbliche. Un passaggio che il governo potrebbe voler completare prima di un eventuale ritorno alle urne. In questo senso si inseriscono le parole del deputato dem Claudio Mancini, secondo cui Giorgia Meloni "metterà in sicurezza le poltrone e poi - suppongo - ci manderà in campagna elettorale".

A pesare sulle valutazioni dell’esecutivo è anche il quadro economico. Il protrarsi delle tensioni in Medio Oriente continua a mantenere elevati i prezzi dei carburanti, con ripercussioni su famiglie e imprese. Il governo potrebbe essere chiamato ad adottare nuove misure straordinarie per contenere gli effetti dei rincari.

Resta poi il nodo del Pnrr, con la scadenza fissata al 30 giugno e diversi progetti ancora in ritardo. Una situazione che complica ulteriormente il lavoro dell’esecutivo e che potrebbe rendere più conveniente, sotto il profilo politico, anticipare il voto.

Anche i principali indicatori economici non rassicurano. La produzione industriale ha registrato a gennaio 2026 un ulteriore calo dello 0,6% rispetto a dicembre. Sul fronte della crescita, le prospettive restano deboli: il Pil europeo è atteso al +2,3%, mentre per l’Italia le stime indicano un aumento dello 0,4% nel 2026, dopo il +0,5% del 2025.