Gasparri rassegna dimissioni da capogruppo FI al Senato, raccolta firme di 14 senatori inviata a Tajani, al suo posto Stefania Craxi
Decisivo anche il pressing di Marina Berlusconi, che spinge per rinnovamento
Maurizio Gasparri ha rassegnato le sue dimissioni da capogruppo di FI al Senato. Il ribaltone è avvenuto dopo una raccolta firme di 14 senatori del partito inviata al segretario Antonio Tajani, che ha visto tra i firmatari anche i ministri Zangrillo e Casellati. Decisivo anche il pressing di Marina Berlusconi, che spinge per rinnovamento. Una mossa che dimostra ancora di più quanto stia diventando influente la sua figura all'interno di Forza Italia e come all'interno del partito ci sia una certa maretta. La figlia dell'ex premier potrebbe presto prendere la decisione di scendere in politica, come già anticipato dal Giornale d'Italia. Al posto di Gasparri subentra Stefania Craxi.
Gasparri rassegna dimissioni da capogruppo FI al Senato, raccolta firme di 14 senatori inviata a Tajani, al suo posto Stefania Craxi
L'esito del referendum incide anche su Forza Italia, e non solo dunque sui ruoli apicali del governo, vedasi dimissioni di Santanchè. Maurizio Gasparri ha rassegnato le sue dimissioni da capogruppo di Forza Italia al Senato: "Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato. Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull’incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro".
Tuttavia, la decisione è arrivata per volere di Marina Berlusconi, che spinge per un rinnovamento del partito, e che ha approfittato dell'esito del referendum per portare avanti un mini ribaltone che per il momento ha coinvolto solo Gasparri. Inoltre, nelle ultime ore la pressione si era fatta ancora più forte dopo una raccolta firme dei senatori azzurri avviata da Claudio Lotito, e sottoscritta da 14 senatori su 20 complessivi.
Al posto di Gasparri sarà eletta Stefania Craxi, attualmente presidente della commissione Esteri, un incarico che potrebbe finire proprio all'ex ministro.