13 Marzo 2026
A volte la politica italiana sembra un bar alle tre del mattino: luci al neon tremolanti, gente stanca, e qualcuno che racconta una storia talmente assurda da sperare che nessuno abbia la forza di contraddirlo.
Ed è più o meno così che suona l'affermazione di Giorgia Meloni: l’Italia avrebbe “la stessa posizione” della Spagna guidata da Pedro Sánchez.... Stessa posizione.
Una frase che galleggia nell’aria come fumo pesante. Peccato che basti aprire un giornale, uno qualsiasi, per vedere che la realtà racconta un’altra storia. Madrid ha parlato apertamente di “genocidio” a Gaza e ha chiesto di sospendere l’accordo tra Unione Europea e Israele. Roma, invece, ha frenato quella linea, sostenendo che sarebbe un errore isolare Tel Aviv.
La Spagna ha rifiutato di impegnarsi a portare la spesa militare Nato al 5% del Pil, fermandosi attorno al 2,1%. L’Italia, al contrario, ha difeso l’aumento delle spese militari e criticato proprio la posizione spagnola. Eppure eccoci qui, nel teatro surreale della politica romana, dove basta dire una frase con sufficiente sicurezza perché qualcuno provi a trasformarla in verità.
È il trucco più vecchio del potere: negare l’evidenza, riscrivere la realtà, raccontare che il bianco è nero e il nero è bianco. E sperare che il rumore del dibattito, le tifoserie e la stanchezza generale facciano il resto. Ma la politica non è un esercizio di storytelling creativo. È responsabilità pubblica.
Se una leader racconta agli italiani che l’Italia ha la stessa linea della Spagna quando i fatti mostrano divergenze evidenti su Nato, Israele e politica estera, non è una sfumatura retorica. È un problema di credibilità. E quando la credibilità evapora, resta solo una parola: responsabilità politica.
In qualunque democrazia seria, chi costruisce la propria linea sulla distorsione della realtà dovrebbe avere il coraggio di fare l’unica cosa coerente. Dire la verità. Oppure farsi da parte.
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