20 Gennaio 2026
Nel pieno di uno scenario geopolitico definito instabile, il ministero della Difesa avvia un rafforzamento della propria macchina operativa. Il piano prevederebbe 24 nuovi collaboratori, l’aumento delle indennità ferme dal 2003 e una spesa complessiva di €1,2 milioni annui a partire dal 2026. Una scelta che, secondo Crosetto, sarebbe motivata dalla necessità di garantire rapidità ed efficacia nelle risposte operative, alla luce delle crescenti tensioni internazionali.
La bozza di decreto trasmessa al Parlamento rivede la pianta organica degli uffici di diretta collaborazione del ministro Guido Crosetto, portando il personale complessivo da 136 a 160 unità. L’incremento riguarda personale militare e civile non dirigenziale, con un grado massimo equiparabile a quello di tenente colonnello. Il costo dell’operazione è stimato in €1,2 milioni l’anno, di cui circa 486 mila euro destinati all’ingresso dei nuovi collaboratori e oltre 700 mila euro per l’adeguamento delle indennità. Le risorse erano già state previste nel bilancio approvato lo scorso anno e non richiedono variazioni di spesa.
Il decreto nasce da un percorso avviato nei mesi scorsi con una riorganizzazione complessiva del ministero. Il provvedimento ha ottenuto il via libera tecnico, pur accompagnato da alcune osservazioni sulla necessità di fornire motivazioni più dettagliate e dati più puntuali a supporto delle scelte organizzative. Le valutazioni hanno evidenziato come la documentazione risulti eccessivamente sintetica rispetto alla portata delle modifiche introdotte. L’intervento si inserisce in una tendenza più ampia che vede un rafforzamento degli staff nei dicasteri centrali e a Palazzo Chigi, dove negli ultimi anni sono aumentati sia i numeri sia i budget destinati alle strutture di supporto politico-amministrativo. La motivazione ufficiale a supporto della richiesta di Crosetto si lega al contesto internazionale in rapida evoluzione, caratterizzato da equilibri geostrategici mutevoli e da livelli di specializzazione sempre più elevati.
Secondo la relazione allegata al decreto, il potenziamento degli uffici servirebbe a tutelare l’efficacia e la prontezza delle risposte dell’amministrazione della Difesa. La spinta alla militarizzazione, dunque, appare evidente. Lo Stato italiano, sostenuto dalla linea politica europea, non fa dietrofront; tuttavia, la pressione fiscale rimane molto elevata e i cittadini lamentano un dispiegamento sproporzionato di risorse economiche nel settore militare e della difesa.
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