30 Dicembre 2025
Fonte: imagoeconomica
Dopo il via libera definitivo della Camera, la Manovra 2026 diventa legge e ridisegna in modo profondo tasse, pensioni, sanità pubblica, lavoro, casa e welfare. Il provvedimento introduce il taglio dell’Irpef per il ceto medio, una nuova rottamazione delle cartelle, incentivi alle imprese e bonus per famiglie e figli, ma allo stesso tempo allontana l’età pensionabile, modifica il Tfr, aumenta accise e imposte indirette e solleva forti critiche sul futuro della sanità pubblica, accusata dai sindacati di essere sacrificata a logiche economiche e lobbistiche.
Il via libera definitivo alla legge di Bilancio 2026 arriva dopo una seduta notturna alla Camera, trasmessa in diretta tv, tra stanchezza, tensioni e tentativi dell’opposizione di modificare il testo. Respinti tutti gli ordini del giorno presentati dalle minoranze, compreso la richiesta di Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni per tagliare gli 8 miliardi dedicati alle spese militari che pesano sui conti dei cittadini italiani. Il testo, identico a quello uscito dal Senato, è stato approvato con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti. È il sigillo finale su una manovra che il governo presenta come espansiva e redistributiva, ma che secondo sindacati e opposizioni sposta risorse verso imprese e incentivi fiscali, lasciando scoperti nodi strutturali come sanità, lavoro e previdenza.
Sul fronte fiscale una delle misure simbolo è la rottamazione quinquies delle cartelle esattoriali. Riguarda i debiti con il fisco dal 2000 al 2023 e consente di pagare in 54 rate bimestrali, per un massimo di nove anni, con rate minime da 100 euro. Il tasso di interesse sulle rate scende dal 4% al 3%. La misura più rilevante resta però il taglio dell’Irpef per il cosiddetto "ceto medio":
l’aliquota scende dal 35% al 33% per i redditi fino a 50 mila euro,
il beneficio massimo stimato arriva fino a 440 euro l’anno,
la platea interessata è di circa 13,6 milioni di contribuenti.
Per i lavoratori dipendenti è prevista una flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali (per redditi fino a 33 mila euro), mentre i premi di produttività vengono tassati all’1%.
Alle imprese vanno 3,5 miliardi di euro per sostenere investimenti e manifattura, finanziati anche da un anticipo di 1,3 miliardi versato dalle assicurazioni. Tornano iperammortamenti e incentivi per Industria 4.0, digitalizzazione, aggregazioni e Zes unica per il Sud. Ma dal 2026 arriva anche la cosiddetta "tassa sulla liquidità", ovvero una ritenuta d’acconto dell’1% sulle fatture tra imprese e professionisti. Formalmente non è un’imposta aggiuntiva, ma un anticipo che riduce la liquidità immediata, colpendo soprattutto autonomi e professionisti.
È uno dei capitoli più contestati e politicamente più sensibili dell’intera legge di Bilancio, perché incide direttamente sulle prospettive di uscita dal lavoro di milioni di persone e, soprattutto, sulle aspettative delle generazioni più giovani. La manovra 2026 conferma infatti l’aumento graduale dell’età pensionabile legato all’adeguamento alla speranza di vita:
dal 2027 serviranno 67 anni e un mese per accedere alla pensione di vecchiaia;
dal 2028 il requisito salirà a 67 anni e tre mesi.
Viene inoltre cancellata la possibilità, introdotta solo l’anno scorso, di sommare i contributi versati all’Inps con quelli della previdenza integrativa per raggiungere prima la pensione a 64 anni, una misura che avrebbe favorito soprattutto i lavoratori più giovani nel regime contributivo. Non viene prorogata Opzione donna, mentre salgono di circa 20 euro al mese gli assegni minimi. Di contro, la manovra interviene con un taglio delle risorse destinate ai lavoratori precoci e a chi svolge mansioni usuranti, riducendo ulteriormente le chance di pensionamento anticipato per queste categorie.
Cambia infine anche il destino del Tfr. Dal 2026 si amplia progressivamente la platea di aziende obbligate a conferire il trattamento di fine rapporto al fondo Inps e, da luglio, per tutti i neoassunti scatterà il meccanismo dell’adesione automatica ai fondi di previdenza complementare, salvo rinuncia entro 60 giorni. Una scelta che punta a rafforzare le pensioni future, ma che comporta una minore disponibilità immediata del Tfr per i lavoratori.
Restano attivi nel 2026 i bonus ristrutturazioni, il sisma bonus e il bonus mobili. Il bonus ristrutturazioni resta al 50% per la prima casa, mentre scende al 36% negli altri casi. Confermata la cedolare secca sugli affitti brevi che prevede il 21% per il primo immobile, il 26% per il secondo, e dal terzo l’attività diventa reddito d’impresa. Novità importanti anche sull’Isee, per cui la prima casa viene esclusa dal calcolo entro determinati limiti di valore, più alti nelle grandi città e con maggiorazioni per i figli. Una misura che favorisce l’accesso a assegno unico, assegno di inclusione e bonus per l’infanzia.
Il fondo sanitario nazionale aumenta di 2,4 miliardi nel 2026, portando il totale a 143,1 miliardi. Sono previste assunzioni di circa mille medici dirigenti e oltre 6 mila operatori sanitari, con aumenti di indennità e maggiorazioni stipendiali. Nonostante ciò, i sindacati denunciano una rotta pericolosa. Il segretario nazionale Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, parla di "deriva disastrosa socialmente e professionalmente", accusando la manovra di premiare "le farmacie dei servizi", di tagliare i fondi dedicati al personale medico e di prorogare l’auto-certificazione delle competenze per i professionisti sanitari. Secondo Di Silverio, "sanità, istruzione e lavoro non rappresentano priorità reali, ma solo propaganda".
Accanto ai tagli fiscali, la manovra introduce o rafforza diverse imposte indirette. Dal 2026:
la Tobin tax sulle transazioni finanziarie raddoppia dallo 0,2% allo 0,4%,
sale a 2 euro l’imposta sui piccoli pacchi extra Ue fino a 150 euro,
aumenta la soglia esentasse dei buoni pasto da 8 a 10 euro,
parte un aumento progressivo delle accise sul tabacco: +15 centesimi a pacchetto nel 2026, +25 nel 2027, fino a +40 centesimi nel 2028.
Chi ci guadagna
imprese manifatturiere e innovative,
lavoratori con redditi medio-bassi grazie al taglio Irpef,
famiglie con figli e Isee medio,
chi ristruttura casa.
Chi ci perde
giovani lavoratori, con pensioni più lontane,
autonomi e professionisti colpiti dalla ritenuta dell’1%,
lavoratori usuranti e precoci,
sanità pubblica, sotto pressione nonostante l’aumento dei fondi.
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