Decreto Ucraina, Cdm insiste contro Russia e approva proroga decreto aiuti a Kiev, Lega: “No armi, ma mezzi per logistica e difesa civili”

Accanto al nuovo via libera ai pacchetti di aiuti militari, che insistono contro la Russia, il provvedimento include anche interventi civili destinati alla logistica, alla sanità e alla ricostruzione della rete elettrica

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto Ucraina. Il governo insiste sulla linea di sostegno a Kiev contro la Russia e approva la proroga del decreto che autorizza l’invio di aiuti. Nel pacchetto restano i mezzi militari, affiancati da interventi civili su logistica, sanità e infrastrutture. Nel frattempo, la Lega ribadisce la propria posizione chiedendo “no armi, ma mezzi per la logistica e la difesa dei civili”.

Decreto Ucraina, Cdm insiste contro Russia e approva proroga decreto aiuti a Kiev, Lega: “No armi, ma mezzi per logistica e difesa civili”

È arrivato oggi l’ok del Consiglio dei ministri al decreto legge Ucraina che prevede “disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina, per il rinnovo dei permessi di soggiorno in possesso di cittadini ucraini, nonché per la sicurezza dei giornalisti freelance”.

Accanto al nuovo via libera ai pacchetti di aiuti militari, che insistono contro la Russia, il provvedimento include anche interventi civili destinati alla logistica, alla sanità e alla ricostruzione della rete elettrica. Un impianto che, nella sostanza, non dovrebbe discostarsi dai decreti approvati negli ultimi quattro anni, che hanno consentito l’invio complessivo di 12 pacchetti di rifornimenti a Kiev.

Negli ultimi giorni la premier ha più volte chiarito l’impostazione del governo, soffermandosi anche su passaggi dal forte valore simbolico e politico. Come quando, rivolgendo gli auguri ai militari italiani, ha richiamato il detto dell’antica Roma “si vis pacem para bellum”, se vuoi la pace prepara la guerra. “Non è, come molti pensano, un messaggio bellicista. Tutt'altro, è un messaggio pragmatico, solo una forza militare credibile allontana la guerra”, aveva spiegato. “È la forza degli eserciti e la loro credibilità lo strumento più efficace per combattere le guerre. Il dialogo, la diplomazia, le buone intenzioni certo servono ma devono poggiare su basi solide”.

Su un fronte diverso si colloca la Lega, che ha mantenuto un pressing costante su Palazzo Chigi, rilanciando anche il tema della corruzione in Ucraina. Un argomento che, secondo i parlamentari del partito di via Bellerio, dimostra quanto sia fondamentale che i soldi degli italiani vengano impiegati per aiutare una popolazione stremata dal conflitto e non per rafforzare il potere di politici corrotti.

La richiesta del Carroccio è di tenere conto del fatto che negli ultimi tre anni il quadro internazionale è mutato e che oggi esiste un tavolo di trattativa aperto. “E quindi più che mandare armi per attaccare e distruggere, si deve puntare sulla strategia difensiva, sulla logistica, su come proteggere i civili, come scaldarli, curarli”.

Una linea rafforzata dalle prese di posizione pubbliche di Matteo Salvini, sceso in campo direttamente nelle ore che hanno preceduto l’intesa con Palazzo Chigi, fissando paletti precisi sul decreto. In questo contesto, secondo il leader leghista, diventa decisivo anche il sostegno alle iniziative di Donald Trump per porre fine al conflitto. “Ci sono migliaia di morti ogni giorno, un massacro insensato per una guerra che ormai è chiaro a entrambi i fronti che nessuno vincerà sul campo”.

Parole a cui la premier sembra rispondere indirettamente commentando l’esito della call di sabato scorso con gli alleati europei sul dossier Ucraina: “Mai come in questo momento, è necessario mantenere l'unità di vedute tra partner europei, Ucraina e Stati Uniti per porre fine a quasi quattro anni di conflitto. Solo attraverso questa solida unità di vedute la Russia può essere posta di fronte alle proprie responsabilità e spinta a dimostrare una reale disponibilità a sedere al tavolo dei negoziati”.