29 Novembre 2025
Schlein, fonte: @imagoeconomica
Nel giro di pochi giorni, Elly Schlein ha - usando un linguaggio militare - prima portato l’attacco alla Meloni poi ha rinculato forse più per stizza che per strategia. E quindi non si capisce davvero quale sia il senso di certe uscite.
L’idea di sfidare in trasferta Giorgia Meloni poteva avere un senso e dava anche l’idea di una trattativa aggressiva, tutta all’attacco. Tuttavia non poteva non prevedere una reazione da parte della leader di Fratelli d’Italia, primo perché non si sarebbe mai fatta trovare “scoperta” proprio in una manifestazione di autocompiacimento qual è Atreju, secondo perché era assolutamente scontato che la Meloni allargasse il parterre a Conte, non fosse altro perché l’ex premier non ha mai bucato un invito alla festa degli ex giovani di FdI. Insomma, non c’è stato alcun guizzo nella risposta della premier. Il solo fuoriprogramma lo aveva dato proprio lei, impostando una specie di contropiede. Perché allora non è andata fino in porta? Perché non ha previsto l’allargamento a tre? Non era in grado di reggere i distinguo di Conte? Era tutta una messa in scena?
Partiamo da quest’ultima considerazione. Ci ha provato per un creare un po’ di spariglio: bene l’idea, malissimo la messa in atto. Se crei lo spariglio poi lo giochi. La Schlein e chi la consiglia hanno dato proprio l’impressione del dilettantismo perché alla fine l’unica che è scappata è proprio lei. Allora non regge un confronto a tre? Beh, se lei pensava di andare ad Atreju e fare la "damina" si sbagliava di grosso, ma avrebbe potuto ugualmente andarci - prevedendo il gioco a tre - e lì capitalizzare dei punti in trasferta. Un osservatore di buon senso avrebbe detto alla Schlein: parla con Conte e organizzate uno vostro schema visto che giocate in trasferta ma avrete il massimo dell’attenzione. In effetti in due avrebbero non dico neutralizzato il fattore campo appannaggio della Meloni, ma almeno attutito e comunque avrebbero capitalizzato la regola che il gol in trasferta vale doppio. Se la Schlein non l’ha fatto vuol dire che non si fida di Conte più che della Meloni. Ma se ti imbarazza la presenza dell’ex premier o se lo subisci mediaticamente allora in casa centrosinistra sono davvero in altissimo mare.
Ed è questo il punto che il rifiuto della Schlein a partecipare al dibattito dimostra in maniera netta. Mentre nel centrodestra seppur con le differenze di posizionamento e di appartenenza ideale la reductio ad unum ha trovato la formula per resistere nel tempo e governare, dall’altra parte non c’è nemmeno la minima amalgama per andare in trasferta e giocare in coppia. Conte e Schlein non dovevano nascondere le differenze ma dovevano, con quelle, entrare nelle differenze dei padroni di casa. Sarebbe stato il famoso gol in trasferta che vale doppio. Invece ha prevalso quel protagonismo che ancora adesso logora l’alternativa: nessuno dei due vuole retrocedere di un passo rispetto all’idea di rappresentare egli il competitor. Questo dualismo diventa il solo tema politico, un po’ come a dire: ma sì facciamo pure un programma “come viene viene”, ma il tema resta chi si deve proporre come “campione”. Auguri al centrosinistra, ma - purtroppo - auguri anche ad una offerta politica che si fa sempre più striminzita. Va da sé che la gente poi non va a votare e resta a casa.
Di Luigi Paragone
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