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Elezioni 2022, Rinaldi (MRE): "Lo Stato deve essere come una casa ben amministrata"

Parla Niccolò Rinaldi del Movimento Repubblicani Europei candidato al Senato in Emilia Romagna con il centrosinistra

23 Settembre 2022

Elezioni 2022, Rinaldi (MRE): "Lo Stato deve essere come una casa ben amministrata"

On. Rinaldi, come prepararsi alla vigilia del voto?

Sarà il dopo elezioni, il dopo 25 settembre, a darci la misura di questo voto. E non mi sento tranquillizzato all’idea che possano “arrivare i loro”.

 

In che senso?

Noi stiamo votando, e stiamo anche facendo campagna elettorale, rispetto a una situazione generale che rischia di durare solo un attimo. Non ricordo altre elezioni che abbiano avuto luogo in un quadro suscettibile di cambiamenti così rapidi e drammatici. Domani potremmo trovarci sotto la cappa di un incidente nucleare, se non peggio. Potremmo assistere a Ungheria-exit, e chissà, non penso proprio, ma magari anche all’assurdità di qualche mossa da “Ital-exit”. Se è vero quello che assicurano certe previsioni, ovvero che la scorsa estate non è stata la più calda, ma la più fredda delle prossime dieci, ci sarà da pensare per tempo a emergenze siccità, dissesto idrologico, ulteriori sconvolgimenti delle nostre vite a causa dei cambi climatici. Oppure potremmo ritrovarci presto imbrigliati a una fase di destabilizzazione della Russia di cui il crollo dell’URSS sarebbe solo un timido ricordo, tenendo conto di una interdipendenza globale assai maggiore che nel 1991. In questo momento mi stanno arrivando video che mostrano decine di migliaia di russi che si accalcano alle frontiere del Kazakistan e della Mongolia per lasciare il paese. Mai successo. Chi lo avrebbe detto, anche solo tre giorni fa? È chiaro a tutti che le cose stanno cambiando, non sempre in una direzione prevista. Questo non è un dramma, a patto di farvi fronte con una politica altrettanto capace di essere nel proprio tempo, di interpretarlo rapidamente al meglio.

 

E come dovrebbe cambiare la politica per farsi trovare pronta? 

La politica dovrà necessariamente cambiare, perché il futuro del paese sarà garantito da un incontro di saperi e tradizioni diversi ma con valori comuni. In altre parole, ci sarà bisogno di una nuova politica della programmazione che intorno a obiettivi comuni – ad esempio la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la salvaguardia ambientale, la creazione di posti di lavoro qualificati durevoli nei settori innovativi, eccetera – metta insieme istituzioni, università, categorie, terzo settore, sindacati, studenti. In altre parole, il metodo di governo dovrà divenire una contaminazione costante tra politica e cultura in senso largo – qualcosa di cui i repubblicani sono sempre stati anticipatori.

 

Trova il centro-destra attento a questo metodo?

No. Vediamo addirittura un ritorno al Dio-Patria-Famiglia, o non-sense demagogici come il “diritto a non abortire”. Per questo non sarei tranquillo a pensare al governo persone che sembrano inchiodate a un certo passato (abbiamo visto tutti questi assessori regionali o candidati che fanno ancora il saluto romano…), e che non sono mai venute a patto con la modernità. Persone che di Europa sanno poco oppure preferiscono non saperne.

 

Qual è infatti il ruolo dell’Europa in questo quadro?

Piaccia o meno, il nostro destino dovrà essere sempre più europeo, perché da soli non andiamo da nessuna parte, ma proprio nessuna. L’Europa è un ancoraggio forte, ma non è un’assicurazione sulla vita. Non ti regala niente. Ma nemmeno ti tradisce. L’Europa siamo anche noi, è plasmata ogni giorno da chi ci crede, chi ci s’impegna, Per questo ci vuole un governo credibile, con rapporti, presente. Tra le tante ragioni di convergenza, i Repubblicani Europei sono con il PD soprattutto per la comune agenda europea.

 

Qualche proposta concreta?

Creare quattro filoni prioritari per la messa in sicurezza del paese, sui quali non lesinare gli investimenti, anche perché è dimostrato che investire in questi settori crea maggiore coesione sociale, ricchezza, occupazione. E lesinare oggi significa dover spendere molto di più domani.

Il primo è la filiera della conoscenza – scuola, università, ricerca, creatività. In questa foto sono nella scuola di Don Milani, e da quella tensione, quell’idea di capitale umano come ricchezza per tutti, dobbiamo ricominciare. Il secondo è l’aiuto all’impresa – grandi, artigianali, agricole, tutte – con deburocratizzazione e una politica fiscale più leggera che premi soprattutto quelli che sanno creare lavoro. Il terzo è un’azione sociale per la coesione del paese, con misure dirette di sostegno alle famiglie numerose, ai disabili, ai cittadini in difficoltà. Il quarto è una protezione del territorio rigoroso, per far fronte a dissesti di antica data e minacce climatiche crescenti.

 

E i fondi per questo libro dei sogni da dove verrebbero?

Lo Stato deve essere una casa ben amministrata. È attualmente una casa povera, ma con tanti sprechi che se combattuti costituiscono altrettanti risparmi. lotta senza quartiere all’eccessiva burocrazia, ciò che aiuterà anche nella lotta contro le corruzioni di vario genere, l’evasione, il sommerso e i privilegi di pochi. Si usino non bene, ma benissimo, i miliardi che riceviamo dall’Europa, ci si doti di un assetto istituzionale più snello. Queste sono cose che dipendono solo da noi, e ogni euro risparmiato dovrebbe essere suddiviso per alimentare le aree di investimento prioritario. E ritaglierei anche una parte in più da destinare alla diminuzione del debito  perché meno debito abbiamo, meno interessi paghiamo. Perché la sinistra deve riappropriarsi di temi come una giustizia sociale che non sia assistenzialismo ma formazione e lavoro, o il merito, da premiare, di creare lavoro, e la disciplina di bilancio sostenuta da riforme istituzionali.

 

Dunque c’è tanto da fare.

Certo, e dal giorno dopo il voto. Con la campagna elettorale non finisce certo il nostro impegno. Noi laici abbiamo poche certezze, ma il dovere dell’impegno è una di quelle. Ricordo Spadolini, che avvertiva che la storia resta incompiuta, “per mettere sempre alla prova la dedizione dell'uomo, il suo servizio verso la collettività, la sua capacità di servire gli interessi degli altri”. È la nostra scuola.

 

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