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Elezioni 2022, Resistendum Popolare Autogestito, Ugo Mattei lancia appello: "Ultima chiamata per unire la dissidenza"

Lo spettacolo è francamente di un livello subumano e lo sfoggio di un inglese maccheronico e borgataro è il segnale che per governare quaggiù nella periferia dell’impero americano occorre padroneggiare l’idioma dei padroni: popolo di camerieri, sempre!

09 Agosto 2022

Elezioni 2022, Resistendum Popolare Autogestito, Ugo Mattei lancia appello: "Ultima chiamata per unire la dissidenza"

SCRITTI PANDEMICI

L'APPELLO DI UGO MATTEI
Ieri, sulla pagina Facebook del Professor Ugo Mattei (il capo del CNL, Comitato di Liberazione Nazionale che raggruppa alcuni tra i dissidenti più in vista), è apparso questo post: “Non è possibile stare inerti a vedere fratelli e sorelle per me carissimi, da Messora a Puzzer, da Schilirò a Bianchi, da Holzeisen a Sceusa, a tanti altri ancora, presentarsi divisi in campagna elettorale senza alcuna reale ragione se non la trappola del divide et impera.
Il CLN è nato per unire il fronte antidraghista attraverso operazioni coraggiose di innovazione istituzionale per un'Italia finalmente libera.
Per questo, in una lunga riunione del coordinamento nazionale, abbiamo deciso di rivolgerci al popolo italiano con una proposta unitaria per l'area antidraghista: il Resistendum Popolare Autogestito. Si tratta di un referendum propositivo che sarà convocato per lo stesso 25 settembre - in modalità che comunicheremo per tempo - su tre tematiche di grande attualità, capaci di unirci tutti in vista del dopo elezioni. Tre semplici quesiti per rimuovere le cause dell'emergenza pandemica, bellica e finanziaria, chiedendo al popolo che cosa voglia fare. In settimana affineremo alcuni dettagli ed usciremo con una precisa proposta sinergica per i candidati, i partiti, e il popolo, sia quello che vota sia quello che stavolta ha deciso di non farlo. Diamo un senso al 25 settembre! Restiamo informati sul Resistendum Popolare Autogestito, una nuova istituzione dal basso che, dopo i Caucus, servirà a creare un popolo partecipe. Perché non basta un partito, serve un popolo!”.

Che io sappia, mai nella storia Repubblicana un gruppo di dissidenti aveva cercato di organizzare una consultazione popolare parallela a libere elezioni democratiche. Ho già sottolineato il fatto che - grazie a uno scandaloso decreto elezioni - alcuni partiti sono stati esentati dalla raccolta delle firme, mentre quelli della vera dissidenza sono stati obbligati a raccogliere le firme nelle tre settimane tra il primo agosto (data di consegna dei moduli) e il 21 agosto: una cosa abominevole, more solito avallata acriticamente da quel Presidente della Repubblica che non voglio più nemmeno nominare. Le elezioni – dunque – sono viziate dall’handicap assegnato a tavolino alle forze antisistema. Ciò nonostante, la raccolta delle firme procede bene e, malgrado le divisioni, i dissidenti hanno messo in campo non soltanto candidati di alto profilo ma hanno anche dato prova di essere capaci di mobilitare sul territorio le risorse indispensabili per la raccolta e l’autenticazione delle firme.
Tuttavia, tra i dissidenti figurano autorevoli sostenitori dell’astensione (due nomi: Paolo Sceusa e Cesare Sacchetti). In questo contesto va inquadrata l’iniziativa del CNL: un tentativo di unire tutta la dissidenza (che voterà e chi si asterrà) nell’iniziativa del Resistendum Popolare Autogestito.
Un’ampia partecipazione sarebbe il segnale dell’inizio di quel Grande Risveglio auspicato da tutti noi dissidenti.
Naturalmente scettico nei confronti della capacità della maggioranza di comprendere la contemporaneità, avrei buon gioco a commentare sarcasticamente. Temo un flop, questo è certo. Oggettivamente, il rischio è altissimo. Ma quali sono le alternative? Restare a guardare il Presidente della Repubblica che conferisce il mandato all’ennesimo uomo (o donna) gradito alla finanza? Subire le scelte liberticide e scellerate di una classe politica che ha dimostrato di non essere mai capace di perseguire gli interessi nazionali, sempre prona a servire l’Unione Europea, gli Stati Uniti, la NATO, la Banca Centrale Europea?
La fine della dittatura sanitaria, il ripristino dei diritti costituzionali, un radicale cambiamento della politica internazionale con il definitivo abbandono del modello unipolare a guida statunitense (che significa anche ma non soltanto la normalizzazione dei rapporti con la Federazione Russa) sono tutti obiettivi completamente estranei alla campagna elettorale in corso, in cui si discute di temi sempiterni quali l’immigrazione e l’equità fiscale (cioè il nulla, le solite balle propagandistiche, le solite promesse fatte in campagna elettorale e mai mantenute).
Che vinca la sinistra, la destra, il centro o nessuno, niente è destinato a cambiare, perché se la sinistra rappresenta il Deep State e il Forum di Davos, la destra rappresenta il Deep State e l’Aspen Institute, che hanno gli stessi finanziatori.
Lo spettacolo è francamente di un livello subumano e lo sfoggio di un inglese maccheronico e borgataro è il segnale che per governare quaggiù nella periferia dell’impero americano occorre padroneggiare l’idioma dei padroni: popolo di camerieri, sempre!
Per chi, come il Professor Ugo Mattei, insegna in California da più di trent’anni, una cosa vergognosa. Perché la classe politica fa così schifo? Perché con tutti i nostri connazionali che si distinguono all’estero per meriti eccezionali dobbiamo sempre vedere in TV queste facce da cretini che scimmiottano di sapere tutto ma non sanno nulla?
Dal basso si possono davvero cambiare le cose?
Già il nome popolare mi ripugna…
Eppure, superando il mio snobismo, con un atto di fede verso chi è più illuminato di me andrò volentieri a votare per questo Resistendum Popolare Autogestito. “Perché battersi solo se la vittoria è certa… Più bello quando è inutile.” (Edmond Rostand, Cyrano de Bergerac).

di Alfredo Tocchi, Il Giornale d’Italia

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