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Per un partito unico della dissidenza, contro il Great Reset

Diego Fusaro, Ugo Mattei, Paolo Sceusa, Davide Rossi, Fabio Massimo Nicosia, Monsignor Carlo Maria Viganò: i dissidenti fuori dai giochi dei partiti

Di Alfredo Tocchi

03 Agosto 2022

Per un partito unico della dissidenza, contro il Great Reset

fonte: imagoeconomica.it

SCRITTI PANDEMICI
Il bicchiere mezzo vuoto
Ho ascoltato con attenzione il video con cui Diego Fusaro ha comunicato la sua uscita da Ancora Italia (già Vox Italia). Io e Fusaro scriviamo su questo giornale. Ci siamo parlati al telefono, ma non ci siamo mai incontrati. La mia, dunque, non è la difesa di un amico. Piuttosto, è la difesa dell’ennesimo autentico dissidente che dà forfait, rinunzia a svolgere una funzione all’interno di uno dei due principali raggruppamenti della dissidenza. Il Giudice Paolo Sceusa ha sposato la linea dell’astensione, il Professor Ugo Mattei non è sceso in campo, Davide Rossi (autore dei libri La Fabian Society e la pandemia e L’economia delle emergenze dalle pandemie alle guerre) ha rifiutato una candidatura come sembra abbiano fatto due fondatori del Comitato dei cattolici tradizionalisti Liberi in veritate.
Nel frattempo, vecchi esponenti della politica italiana sgomitano per occupare i posti lasciati liberi dai miei amici dissidenti. Cosa sta succedendo? Non ho mai avuto la pretesa di essere un commentatore politico, ma azzardo una spiegazione: Francesco Toscano e Gianluigi Paragone hanno puntato su candidati noti al pubblico televisivo. Gente come Marco Rizzo, Antonio Ingroia e Stefano Puzzer, nonostante la voce della dissidenza si sia fatta sentire quasi esclusivamente grazie a Telegram. Il canale di Giorgio Bianchi ha 119.887 iscritti, Gianluigi Paragone 107.276, Byoblu 98.036, Cesare Sacchetti 61.145, Sara Cunial 36.825, Paolo Sceusa 22.369.
Per tutti coloro – come il sottoscritto – che da almeno 7 mesi invocano la costituzione di un partito unico della dissidenza, è una grande delusione. In un primo momento – forse ingiustamente – me la sono presa col Professor Ugo Mattei, a capo del CNL, che non ha voluto fondare un partito. Poi, passata l’arrabbiatura, ho compreso che se la dissidenza è unita contro il Green Pass, l’obbligo vaccinale, la guerra in Ucraina, l’appartenenza alla NATO, la sudditanza del nostro Paese agli Stati Uniti e molti altri temi importanti, non lo è su questioni di medio e lungo periodo. Tutti si dicono contrai al Great Reset, ma nessuno (a parte Fabio Massimo Nicosia, del Partito Libertario, completamente fuori dai giochi) ha elaborato una alternativa. Manca la base teorica, un’analisi di ampio respiro come quella di Diego Fusaro, di Fabio Massimo Nicosia o di Aleksandr Dugin nel suo Teoria del mondo multipolare.
Inoltre, come giustamente ha evidenziato nel proprio video Diego Fusaro, tra i dissidenti sempre più spesso si cita Monsignor Carlo Maria Viganò. Se è certamente innegabile che Monsignor Viganò sia tra i più lucidi critici del Great Reset, è altrettanto innegabile che la sua alternativa non sia praticabile o comunque non sia la mia. Due esempi di dissenso radicale: le continue citazioni di Donald Trump come illuminato antagonista del Deep State e l’auspicio di un ritorno a una vita ispirata ai valori del cattolicesimo ante Concilio Vaticano II.
Tornare al passato significherebbe lasciare campo libero ai medesimi errori commessi nel secolo scorso. Occorre una rivoluzione, un totale cambiamento di prospettiva e di visione, a partire dalle questioni (vitali) della iniqua distribuzione della ricchezza, dell’indebitamento degli Stati (cosa voluta dalla finanza internazionale, che in questo modo controlla la politica) del ruolo dei fondi BlackRock, Vanguard e Wellington (per restare ai più importanti, 23 trilioni di patrimonio), dello strapotere di Amazon, Microsoft, Meta Platforms (Facebook e Instagram) eccetera (che sono ormai dei veri e propri stati feudali, con una giurisdizione propria basata sulla violazione dei diritti dei loro utenti grazie a una normativa sulla privacy che è un’autentica presa in giro). Immaginare scenari futuri alternativi al Great Reset non è cosa semplice. Mentre il primo va nella direzione delle cose, le sue alternative comportano un cambiamento di rotta, per molti aspetti devastante. Cito spesso il magistrale scritto di David Foster Wallace “Questa è l’acqua”.
“Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: “Salve ragazzi. Com’è l’acqua?”. I due pesci nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: “Che cavolo è l’acqua?”. (David Foster Wallace)

L’acqua è la società in cui viviamo. Proprio come il vecchio pesce, io sono cosciente di vivere nell’acqua.
Ma per i nativi digitali, essere coscienti è più difficile. Sono stati progressivamente accompagnati verso un distacco dalla realtà, verso il Metaverso. Se ci venisse domandato di rinunziare a vivere connessi, per me sarebbe un ritorno alla mia infanzia, difficile, doloroso ma possibile; per loro una cosa inconcepibile.
Vivere connessi ha un prezzo, oggi è più chiaro che mai. Per il momento abbiamo pagato consentendo la profilazione, la possibilità di controllo di tutto ciò che diciamo scriviamo o postiamo, la localizzazione fisica di dove siamo. Tra pochi mesi pagheremo con l’accettazione dell’identità digitale, la consegna a ignoti di tutti i nostri dati sanitari, reddituali e fiscali. Tra qualche anno verremo giudicati – in tutti gli aspetti più riservati e privati della nostra vita – dall’intelligenza artificiale. Ci saranno, come già in Cina, cittadini di serie A e cittadini retrocessi in serie minori, via via – di retrocessione in retrocessione – fino a una condizione subumana.
Questa è la sfida della dissidenza: ipotizzare una concreta alternativa a questo scenario. Persone come Diego Fusaro l’hanno compreso perfettamente, ma il loro tempo non è ancora giunto.
Per il momento, la dissidenza dice no, ma non dice in nome di quale avvenire. Il mio futuro non è quello distopico del transumanesimo, ma neppure quello auspicato dai nostalgici apologeti degli anni Cinquanta. Così, più che mai, anch’io sono marginale, escluso, inutile, certamente solidale a Diego Fusaro, certamente distante anni luce da Marco Rizzo, Gianluigi Paragone, Sara Cunial e Monsignor Carlo Maria Viganò.
di Alfredo Tocchi, Il Giornale d’Italia

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Commenti all'articolo

  • FFMartin

    05 Agosto 2022 - 10:29

    Scrivere "già Vox Italia" riferito ad Ancora Italia non è corretto. Vox Italia continua ad esistere nonostante la fuoriuscita di alcuni personaggi che hanno dato vita ad Ancora Italia. Diventa semmai difficile comprendere come chi abbia originato divisioni possa propagandare coalizioni con altre forze. Auguri.

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  • Distopik

    03 Agosto 2022 - 18:23

    Condivido il fatto che noi vecchietti abbiamo gli anticorpi per combattere il metaverso e dobbiamo essere le guide per i giovani. Nn condivido le diatribe interne su temi di lana caprina che portano a perdere di vista l'obiettivo principale, rimuovere i parassiti e andare a governare. Imitiamo i padri costituenti, liberiamoci dai personalismi e costruiamo su basi comuni (ci sono) il nostro futuro.

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  • Distopik

    03 Agosto 2022 - 18:13

    Concordo sulla premessa, cioè che siamo avviati ( purtroppo a gonfie vele) al metaverso, e che sicuramente noi "vecchietti" dovremo essere le guide dei giovani ovviamente più coinvolti e avvolti dalle spire del G.Reset.Disapprovo invece la diversità di vedute che allontana ideologi come Fusaro (strano che spenda buone parole x italexit) prima ancora di aver preso possesso della plancia di comando.

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