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Sergio Matterella e il suo "golpe bianco": come eliminare il dissenso in maniera democratica

I dissidenti sono maggioranza nel Paese e, se si unissero, potrebbero sventale il golpe cattocomunista

Di Alfredo Tocchi

22 Luglio 2022

Sergio Matterella e il suo "golpe bianco": come eliminare il dissenso in maniera democratica

SCRITTI PANDEMICI

Il golpe democratico

Cari amici dissidenti, vorrei tanto essere un vostro bravo apologeta, praticarvi un anilingus perfetto come quelli praticati a Mario Draghi nei giorni scorsi. Non ho sufficiente esperienza, sono un neofita della politica sessantenne. Ci vorrebbe un giornalista del Corriere, di Repubblica o della Stampa, un vincitore del Premio Strega, una conduttrice TV… Ho compreso – come tanti - che anticipare le elezioni al 25 settembre è un atto eversivo, l’ennesimo schiaffo alla democrazia del Presidente Sergio Mattarella, l’uomo dei sei minuti di applausi al Teatro alla Scala.

Se si votasse a fine legislatura, dopo un autunno che si preannuncia drammatico, gente come il liberticida maximo rischierebbe il linciaggio. Invece, grazie all’idea di far fare il lavoro sporco a un governo di centro destra democraticamente eletto, in Italia avremo il golpe perfetto, degno del nostro migliore autore: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Non caso, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Sergio Mattarella sono entrambi siciliani.

Mi rivolgo dunque a Voi, amici dissidenti, come già mi rivolsi quando vi scrissi (quasi sei mesi fa) che era l’ultima chiamata alla dissidenza. Ora, accidenti a Voi, siamo fuori tempo massimo. Mentre il fondatore di Ancora Italia non va al congresso del suo partito perché sul palco sale Antonio Ingroia (?), mentre Gianluigi Paragone si vanta dei suoi followers (pare più di un milione) e alle elezioni amministrative non prende neppure il 4% dei voti, mentre Pino Cabras aspetta il programma redatto dal think tank affidato al filosofo Andrea Zhok, mentre il Professor Ugo Mattei aspetta che il popolo sovrano elegga i propri rappresentanti nelle istituzione tramite caucus (riportando la politica indietro di duemilacinquecento anni), io – simpatizzante anarchico – mi ritrovo con segretario del Partito Libertario una signora dai capelli fucsia. Sono un piccolo borghese, mi dispiace: rimpiango Ugo La Malfa.

Dio non voglia che questa vostra farsa grottesca e indegna continui fino alle elezioni. Sono deluso dai politici in Parlamento quanto dal Vostro pressapochismo, dal Vostro personalismo, dal Vostro narcisismo, dalla Vostra smaccata, evidente assenza di visione politica.

Questo è il tempo che si vince o si muore. Senza un dissenso organizzato in maniera perfetta, abbiamo davanti cinque anni di governo di una minoranza.

Avete perso mesi preziosi. Ci illudete sui social media che la dissidenza è forte, che Voi siete forti, ma siete pochi, deboli e divisi.

Fuori dalle palle chi è divisivo (suggerisco un nome, Antonio Ingroia). Dentro chi ha il carisma, la preparazione e la visione necessarie per gestire il periodo più drammatico della nostra Repubblica (Ugo Mattei).
Altrimenti, come suggerisce uno dei miei eroi della dissidenza, il Giudice Paolo Sceusa, meglio non andare a votare, perché nessuno di Voi, nessuno raggiungerà il quorum, dando agli Italiani la falsa convinzione che in questo Paese non esista la dissidenza.

Invece, Voi lo sapete quanto me e quanto Sergio Mattarella, la dissidenza è maggioranza nel Paese e potrebbe sventare il golpe bianco cattocomunista.

Perdonate i toni e la franchezza, ma ho incontrato quasi tutti Voi e mi avete rotto i coglioni.

di Alfredo Tocchi

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