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Sinistra liberale e democratica, ormai è in cortocircuito schizofrenico

Lo stesso cortocircuito che ha spinto le anime candide dei benpensanti dem nostrani ad allinearsi senza esitazioni al pensiero unico sulla pandemia e fare da amplificatore e da super diffusore alla narrazione monolitica dei governi occidentali

Di Marco Pozzi

03 Luglio 2022

Sinistra liberale e democratica, ormai è in cortocircuito schizofrenico

Sabato 2 luglio. Sto rientrando a Milano per un appuntamento di lavoro. Poco prima delle 16 mi trovo bloccato in una specie di ingorgo disciplinato da due pattuglie di agenti della polizia municipale. Mi spiegano che c’è la sfilata del corteo del Gay Pride e buona parte della città, dalla circonvallazione interna verso il centro, è bloccata. Provo a percorrere strade alternative ma il blocco è invalicabile. In via Melchiorre Gioia mi arrendo. Scendo dall’auto e mi godo la sfilata. Migliaia di persone, soprattutto giovanissimi, marciano e ballano sfidando il caldo feroce. Passano alcuni furgoncini attrezzati per ospitare una popolazione variopinta a cui è delegato il compito di rappresentare qualcosa che dovrebbe provocare e scuotere per il tasso d’eccesso. Ma è un déjà vu, solo l’ennesima riproposizione del cliché della provocazione.

Il variopinto e chiassoso spettacolo del corteo che scivola sull’asfalto bollente fa progressivamente affiorare in me un senso di inquietudine che contrasta con il clima di festa e con l’energia dei partecipanti al Pride. Mi intristisce assistere a un’altra plastica rappresentazione del cortocircuito in cui è immersa la sinistra liberale in questo momento storico. Mi fanno tenerezza i ragazzi e le ragazze che ballano incuranti del caldo tossico. So che sono convinti di essere nel posto giusto, di fare una cosa buona e giusta, di concorrere alla difesa dei diritti civili. Ed è vero. Almeno parzialmente. Pochi, pochissimi di loro si sono però resi conto che negli ultimi due anni e mezzo Libertà e Diritti sono stati attaccati ed erosi in modo costante con il supporto di buona parte delle personalità che partecipano e sostengono il Pride. Il sindaco di Milano Sala, che ha patrocinato il Pride, ha contestualmente riattivato il processo per il riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali nati in Italia: “voglio fare cose concrete per la mia Milano, perché sia la capitale dei diritti”.                                                         

Un progetto grandioso e assolutamente condivisibile, rafforzato dal riferimento alla recente sentenza sull’aborto emessa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America: “viviamo in un momento storico molto difficile, nel quale un diritto come l’aborto viene cancellato. Adesso ci sarà qualcuno che cercherà di lavorare sulle discriminazioni ed è per questo che noi dobbiamo riconoscere tutti i diritti a tutti, nei fatti”.  Peccato che in rapporto ai fatti sembrino parole schizofreniche. Sala e i campioni della sinistra liberale e progressista che oggi si indignano per la sentenza sull’aborto rivendicando la libertà di scelta sul corpo delle donne, perché non ha provato lo stesso sdegno, anzi ha sostenuto a spada tratta la più feroce repressione contro chi quella libertà la rivendicava rispetto ai  vaccini contro il Covid - 19? 

Sala infatti non ha proferito parola per tutelare i diritti dei lavoratori, degli studenti, di uomini, donne e bambini a cui è stato impedito di esercitare il proprio diritto al lavoro, allo studio, alla pratica dello sport, alla libera circolazione, ecc. per non essersi sottoposti all’obbligo vaccinale. Allo stesso modo Sala si è prodigato per cacciare Valery Gergiev dalla Scala di Milano perché non si è pronunciato pubblicamente contro Putin e quindi, necessariamente, filo - putiniano. Analogo approccio ha avuto Roberto Bolle che si batte giustamente per i diritti del popolo LGBT ma poi si precipita ad assecondare la pericolosa deriva del mondo culturale occidentale nella crociata contro Putin, escludendo, senza alcun dubbio e riserva, i ballerini russi dal suo spettacolo.

È il cortocircuito dei democratici a senso unico o a fasi alterne. Lo stesso cortocircuito che ha spinto le anime candide dei benpensanti dem nostrani ad allinearsi senza esitazioni al pensiero unico sulla pandemia e fare da amplificatore e da super diffusore alla narrazione monolitica dei governi occidentali, bandendo a priori ogni (ragionevole) dubbio.               L’indignazione non ha trovato spazio tra i liberali e i progressisti italiani quando il Governo Draghi ha impedito a milioni di persone di godere dei propri diritti per la sola colpa di non essersi sottoposte all’obbligo vaccinale.            

La libertà condizionata e sottomessa al volere politico è stata anzi promossa e difesa dai sinceri democratici di casa nostra.    Buona parte di chi oggi tuona in difesa dei diritti civili ha accettato di buon grado la suddivisione brutalmente manichea del popolo in buoni e cattivi. È il risultato di una miope adesione a una visione che fa della semplificazione e della conseguente rimozione della complessità la chiave di lettura del mondo. Si è ritenuto normale, anzi perfino giusto, privare milioni di persone dei propri diritti.  Tutto è successo nell’indifferenza, se non addirittura con l’appoggio di una parte significativa del popolo italiano. Lo stesso cortocircuito e la stessa schizofrenia che si ritrova nelle manifestazioni per la pace indette da chi invia armi in Ucraina

Di Marco Pozzi

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