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Commissione esteri Senato sciolta, il dopo-Petrocelli è un caos

13 Maggio 2022

Commissione esteri Senato sciolta, il dopo-Petrocelli è un caos

Vito Petrocelli nel 2014 (fonte: Lapresse)

La commissione Esteri del Senato è stata sciolta ma il dopo-Petrocelli è ancora un caos. Di fatto, il lavoro di una delle commissioni parlamentari più importanti, a maggior ragione nelle settimane della guerra in Ucraina, è bloccato. Martedì scorso, 10 maggio, la commissione è infatti stata sciolta dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati dopo la decisione della Giunta per il regolamento. Questo organo, incaricato di interpretare il regolamento di Palazzo Madama, si era pronunciato a favore dello scioglimento visto che 20 membri su 22 si erano dimessi per protesta verso le posizioni filorusse del presidente della Commissione, Vito Petrocelli. A questo punto sembrava che la situazione fosse in discesa, dopo gli imbarazzi andati avanti per settimane. Ma non è stato così.

Commissione esteri Senato sciolta, il dopo-Petrocelli è un caos

Il candidato naturale alla successione del senatore sembrava essere Gianluca Ferrara: anche lui esponente del Movimento 5 Stelle, capogruppo dei grillini in commissione. Sembrava l'identikit perfetto ma non è andata così. Perché anche lui è stato accusato di essere stato in passato troppo vicino alla Russia: a Mosca, ad esempio, Ferrara era volato per una missione nel giugno del 2019 proprio con Petrocelli. 

Le polemiche si sono subito scatenate e a quel punto è stato lo stesso Ferrara a decidere di fare un passo indietro e di tirarsi fuori dalla rosa di nomi per evitare quella che ha definito "la macchina del fango". "Nel rispetto dei valori del Movimento 5 Stelle che non brama a poltrone e per il bene della mia forza politica scelgo di non candidarmi a presidente della commissione Affari Esteri del Senato" ha annunciato ieri. 

Le motivazioni del passo indietro e la confusione grillina

"Continuerò a svolgere il mio lavoro in commissione con correttezza e senso di responsabilità come ho fatto in questi anni", ha concluso il senatore. Una decisione maturata con amarezza, visto che il senatore ha respinto al mittente le accuse di filo-putinismo che gli sono piovute addosso. Rivendica le posizioni critiche nei confronti degli Stati Uniti e della Nato per le operazioni in Iraq, Afganistan e Libia condotte in passato, ma non sostiene assolutamente "la folle aggressione militare ordinata da Putin", come l'ha definita lui stesso.

Da qui la decisione di rinunciare alla prestigiosa poltrona. A contendersi la carica di presidente restano altri membri della commissione esponenti del Movimento, partito a cui spetta esprimere la scelta. Nella rosa dei papabili ci sono Ettore LicheriSimona Nocerino, con il primo favorito su quest'ultima. 

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