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La sua idea della società? Quella del "vivi e lascia vivere"

Per Zerocalcare il conflitto esasperato tra vax e no vax non serve

Pillole di saggezza nell'intervista rilasciata dal fumettista a Leggo

Di Gianfranco Ferroni

06 Dicembre 2021

Per Zerocalcare il conflitto esasperato tra vax e no vax non serve

Zerocalcare è un liberale: nell'intervista a Leggo, firmata dal direttore Davide Desario, il popolare fumettista offre la sua visione della società contemporanea, che poi è quella del "vivi e lascia vivere". Nel lungo dialogo c'è spazio anche per la vaccinazione, e Zerocalcare ha le idee chiare: «Sono uno che pensa che il mio ruolo non è quello di acuire una guerra intestina nella società. Non credo che questo conflitto esasperato tra vax e no-vax serva a qualcosa. Non è così che convinci le persone a vaccinarsi e nemmeno che cambi di tanto la situazione pandemica. Penso che i vaccini siano uno strumento utile, spero che si vaccini più gente possibile ma credo anche che invece di attaccare i no-vax sarebbe più utile potenziare i sistemi di tracciamento: far passare l'idea che i no-vax sono il male assoluto non mi sembra una cosa saggia e soprattutto non porta da nessuna parte: né dal punto di vista sanitario e né come coesione della società». Saggezza allo stato puro. E ancora, quando parla di come il Covid ha cambiato i rapporti interpersonali: «Io, per esempio, appartengo a una comunità che è stata sempre molto omogenea, che si rispecchia in una gerarchia valoriale. Prima ci si confrontava, si litigava anche molto, ma con dei paletti. Invece, mi sembra che adesso nella mia comunità, ma nella società in genere, questi paletti siano saltati. C'è stata una lacerazione super profonda. C'è astio reciproco». E Michele Rech, il vero nome di Zerocalcare, nell'intervista dimostra che il tempo delle certezze oggi non c'è più: «Sicuramente sono più disorientato. Nel senso che prima del Covid io ero in una comfort zone in cui era tutto più chiaro. Adesso è tutto un gran casino». Non si può non essere d'accordo con lui. E la lunghissima fila che tanti, romani e non, hanno dovuto fare alla Nuvola per incontrarlo, alla manifestazione "Più libri più liberi", ha un suo perché.

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