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G20, raggiunto accordo sul clima ma senza data: cosa c'è dietro il compromesso

La seconda giornata del G20 si era aperta con il lancio della monetina alla Fontana di Trevi. Raggiunto l'accordo sul clima

31 Ottobre 2021

mario draghi

Mario Draghi (fonte foto Lapresse)

Chiuso al G20 di Roma con l'intesa raggiunta sul clima (l'ultimo e più intricato nodo da sciogliere). Confermati i 100 miliardi per lo stanziamento ai Paesi più fragili per affrontare nei prossimi anni la sfida della transizione ecologica. Nella bozza della dichiarazione finale, è stato anche confermato l'obiettivo della riduzione del target da 2 a 1,5 gradi. Al centro della giornata di sabato 30 ottobre c'era stato invece l'accordo sulla tassazione globale alle multinazionali e l'impegno alla condivisione delle dosi di vaccini contro il Covid con i Paesi a basso reddito. 

G20, raggiunto l'accordo sul clima

Nella dichiarazione finale del G20 la formula scelta è "metà secolo" per l'obiettivo di carbon neutrality e non il 2050 come auspicato da alcuni paesi del G20. Il compromesso dovrebbe essere il frutto di un tentativo di mediazione per venire incontro alla situazione di diversità tra i paesi alcuni dei quali hanno ancora bisogno del carbone

Rimane comunque anche l'obiettivo comune di una riduzione del target da 2 a 1,5 gradi e rimane confermato anche l'impegno per portare al finanziamento climatico a 100 miliardi. Nella dichiarazione finale c'è l'accordo anche sui vaccini e sulla solidarietà ai paesi del sud e africani e sulla global tax. Soddisfatta l'Unione europea, che si era prefissata di raggiungere l'obiettivo zero emissioni entro il 2050. Però l'Europa produce solo il 7-8% delle emissioni. E per questo motivo, Cina, India e Russia sono considerate imprescindibili.

Attenzione solo alla formula che sarà contenuta nel documento finale che è "entro" o "attorno" alla "metà del secolo". Respinta la richiesta cinese di indicare espressamente la data del 2060. Tuttavia non è esplicitata neanche la data del 2050,come volevano Ue e Stati Uniti. Insomma, alla fine si è giunti a un compromesso che però, a una prima analisi, potrebbe sembrare per lo meno "ambiguo".

G20: i leader a Fontana di Trevi per rito lancio monetina

La seconda giornata del vertice era iniziata con il tradizionale lancio della monetina alla Fontana di Trevi. I leader del mondo sono giunti nel cuore di Roma il propiziatorio evento iniziale. Alle 9.15 l'arrivo dei grandi, guidati dal premier Mario Draghi che ha fatto gli onori di casa. La zona circostante è completamente blindata, imponente lo schieramento di forze dell'ordine. La piccola scalinata di accesso alla vasca è stata ricoperta da un drappo azzurro. All'inizio della discesa due carabinieri in alta uniforme accoglievano i leader. Il rito della monetina, di origine incerta, nasce dalla leggenda secondo cui per essere certi di rimettere piedi nella Città Eterna occorre lanciare una moneta nella fontana settecentesca, girati di spalle, per poi girarsi subito dopo a cercare di scorgerla prima che scompaia in acqua.

I grandi si sono disposti davanti alla fontana per la foto di rito, con Macron e Merkel a fianco di Draghi. Le monetine sono state lanciate rigorosamente di spalle, e dopo il lancio, tra sorrisi e applausi, i leader si sono soffermati ad ammirare la magnificenza della fontana, uno dei monumenti di Roma più celebri al mondo, tirata a lucido già nelle prime ore del mattino da una pulizia straordinaria. Dopo pochi minuti i presidenti si sono incamminati per tornare alla Nuvola, all'Eur, per iniziare ufficialmente la seconda giornata di lavori.

G20, lavori sul clima e bilaterali Draghi con Cina e Canada

Dopo il tradizionale lancio delle monetine nella Fontana di Trevi, i lavori sono ripresi attorno alle 10.30 con una sessione dedicata al ruolo del settore privato nella lotta ai cambiamenti climatici, nel corso della quale è atteso un appello del Principe Carlo. Alle 11.05 si è tenuta la seconda sessione "Climate Change and Environment" e alle 13.50 la terza sessione di "Sustainable Development". Alle 15.40 la sessione conclusiva del vertice e, a seguire, la conferenza stampa del presidente del Consiglio Mario Draghi. Sono in programma anche due vertici bilaterali per Draghi: alle 13.10 quello con il primo ministro del Canada, Justin Trudeau e, a seguire, quello con il ministro degli Affari Esteri della Repubblica popolare cinese, Wang Yi.

G20, Draghi: "Effettuare tagli immediati alle emissioni"

"Agire rapidamente sul clima o le conseguenze saranno disastrose", lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, introducendo l'evento il "Ruolo del settore privato nella lotta ai cambiamenti climatici" a margine dei lavori del G20. "La lotta al cambiamento climatico è la sfida decisiva dei nostri tempi - ha detto Draghi - o agiamo ora, affrontiamo i costi della transizione e riusciamo a portare la nostra economia su un percorso più sostenibile oppure rimandiamo l'azione, paghiamo un prezzo molto più alto in seguito e rischiamo di fallire".

"L'ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici mostra che dobbiamo effettuare tagli immediati, rapidi e considerevoli alle emissioni per evitare conseguenze disastrose", ha ribadito Draghi.

"Alcuni di noi si chiedono perché spostiamo il nostro obiettivo da 2 gradi a 1,5 gradi. Come mai? Perché lo dice la scienza", ha aggiunto. "Dobbiamo ascoltare gli avvertimenti provenienti dalla comunità scientifica globale: affrontare la crisi climatica in questo decennio e onorare l'Accordo di Parigi e l'Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030".

G20, vertice bilaterale tra Johnson e Macron

Nella seconda giornata dal G20 c'è stato spazio anche per il vertice bilaterale tra il primo ministro britannico, Boris Johnson, e il presidente francese, Emmanuel Macron. Uno dei più delicati del G20. I rapporti tra Londra e Parigi si sono deteriorati notevolmente a causa dello scontro sulla pesca e per il contrasto all'immigrazione nel Canale della Manica, nonché per la polemica sull'alleanza anti-cinese 'Aukus' tra Usa, Regno Unito e Australia, della quale il ministro degli Esteri francese, Jacques Le Drian, bollò Johnson come "ruota di scorta".

Il ministro per la Brexit, David Frost, aveva affermato il 30 ottobre che il governo britannico sta valutando un'iniziativa legale dopo le minacce del premier francese, Jean Castex, sul blocco dell'accesso dei pescherecci britannici ai porti francesi. Castex ha dichiarato che lo stop verrà attuato se entro martedì prossimo non verranno concesse le licenze di pesca alle decine di imbarcazioni francesi che se le sono viste negare nelle acque del Regno Unito. Johnson ha stigmatizzato le minacce francesi nel suo incontro di ieri con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. Londra ha ricordato che i pescherecci francesi che non hanno ottenuto la licenza sono appena il 2% del totale.

A far esplodere la tensione è stata la lettera di Castex a Von der Leyen nella quale il premier francese esortava Bruxelles a "dimostrare che lasciare l'Unione Europea è più dannoso di rimanervi". Frost ha descritto il linguaggio di Castex "molto problematico" e ha accusato Parigi di violare gli accordi successivi alla Brexit.

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