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Italia: democrazia od oligarchia? Il perché della fuga dal voto

Al di là delle facili polemiche, possiamo serenamente dire che questa non è democrazia ed il rifiuto clamoroso degli elettori italiani di recarsi alle urne, nelle elezioni dei giorni scorsi, che ha il sapore di un vero e proprio sgarro, lo conferma

Di Pierfranco Faletti

09 Ottobre 2021

Italia: Democrazia od oligarchia? Il perché della fuga dal voto

Fonte: lapresse.it

Tra gli enormi danni causati all’Italia dalla cosiddetta stagione di Mani Pulite, c’è stata anche la scomparsa dei partiti. Erano organismi democratici, rinati nel dopoguerra dopo il crollo del fascismo. Erano organizzati dal basso. Le sezioni raccoglievano gli iscritti ed erano i primi luoghi di dibattito politico. Nei paesi e nei villaggi, esse avevano spesso sede in locali adiacenti alle strade, per facilitare l’accesso all’incontro e al raduno dei militanti.

Le sezioni eleggevano un segretario, che veniva democraticamente rinnovato ogni tre anni da un’assemblea. Attraverso i delegati eletti dalle sezioni, era nominata poi la dirigenza dei partiti nelle città, nelle province e nelle regioni, al cui vertice sedeva nuovamente un segretario. Da qui si arrivava, con gli stessi meccanismi democratici, all’elezione, attraverso un congresso, del Segretario Nazionale del Partito che, sempre per tre anni, era il responsabile dei destini del Partito stesso.

Questo sistema, presente tuttora in alcuni paesi europei, forniva alla politica un percorso democratico elettivo, permetteva un dibattito reale che dalla periferia saliva al centro, ma soprattutto rappresentava una scuola di formazione delle classi dirigenti politiche.

Poco prima di Mani Pulite, un altro devastante evento aveva dato un colpo mortale alla nostra democrazia: il referendum, promosso da Mario Segni, per l’abolizione dei voti di preferenza nelle elezioni della Camera dei Deputati. Era una proposta demagogica, dettata dalla pressione della magistratura e dei media cosiddetti progressisti, che avevano sentenziato che, per avere le preferenze, il candidato generalmente rubava denaro e quindi bisognava abolirle. Bettino Craxi, ingiustamente accusato di ogni ruberia possibile ed immaginabile, si oppose a questo referendum ed invitò gli italiani ad andare al mare, per far saltare il quorum che rendeva ammissibile il voto. Lui probabilmente era più democratico e più onesto dei suoi persecutori e perse.

Prevalse pertanto l’abolizione delle preferenze e la nomina dei rappresentanti del popolo, è stata imposta da allora in poi, dalle segreterie dei partiti. Sulle schede elettorali per il Parlamento, l’elettore si trova infatti, ancora oggi, stampati i nomi dei candidati, divisi per gruppi politici, entro i quali non è possibile scegliere.

Da questa situazione sono nate le più raccapriccianti sconcezze politiche degli ultimi anni. I grillini, ad esempio, per fingere una parvenza di democraticità nelle designazioni, sono arrivati ad indicare i deputati nazionali ed europei, inventandosi fantomatiche e segrete votazioni primarie in rete, i cui meccanismi e risultati effettivi erano noti soltanto a pochissime persone, che li modificavano, se del caso, a loro piacimento, senza darne giustificazione ad alcuno. Famoso fu il caso di Milano, dove nel 2016, Patrizia Bedori, designata dalle rete a candidarsi a Sindaco, fu inopinatamente e violentemente scalzata e sostituita da Gianluca Corrado, arrivato terzo. Stiamo parlando della famosa piattaforma Rousseau! Fortunatamente il grande filosofo, essendo scomparso da molto tempo, non ha subito l’onta di vedere il suo nome affiancato a tali porcherie. Ma c’è di più. Nell’attuale sistema, il Parlamentare deve la sua elezione esclusivamente al Capo e pertanto è generalmente difficile che lo contraddica. L’unica forma di dissenso possibile è quella di cambiare casacca, favorendo quel trasformismo, di cui l’Italia detiene il primato. Questa deriva democratica, il vecchio sistema delle preferenze non lo avrebbe mai permesso.

I cosiddetti movimenti, dopo mani pulite, pur non essendo previsti dalla nostra Costituzione, hanno sostituito in buona parte i partiti, ritenuti impopolari, dopo le inchieste della magistratura. Non avendo regole però, questi organismi hanno favorito l’ascesa di alcuni demiurghi, senza cultura e spesso senza esperienza politica, che si sono affermati attraverso i social e le televisioni compiacenti, diventando in poco tempo leader nazionali, con il solo obbiettivo di arrivare al potere. Per loro, statuti, congressi, programmi e dibattiti politici erano e sono concetti astrusi ed insignificanti.

Il demiurgo infatti si identifica integralmente con il movimento e decide per tutto e per tutti: chi deve andare in Parlamento e a Bruxelles, chi deve gestire la RAI o l’ENI, chi può candidarsi a Sindaco negli ottomila comuni italiani. Non si conoscono generalmente i meccanismi con cui un tale signore è stato eletto, men che meno quelli per poterlo cacciare. Questa brutta malattia ha colpito purtroppo anche le larve dei pochi partiti sopravvissuti in Parlamento: il Partito Democratico e Fratelli d’Italia.

Hanno ancora delle sezioni, hanno formalmente degli statuti, ma non se ne fanno proprio nulla. Hanno imparato anche loro dai contigui movimenti, a non tenere i congressi e a non eleggere democraticamente i segretari. Enrico Letta, Segretario del PD, è spuntato come un fungo da Bruxelles e non si sa bene chi lo avrebbe designato, idem per tutti gli altri.

Al di là delle facili polemiche, possiamo serenamente dire che questa non è democrazia ed il rifiuto clamoroso degli elettori italiani di recarsi alle urne, nelle elezioni dei giorni scorsi, che ha il sapore di un vero e proprio sgarro, lo conferma. A Milano, la capitale economica del paese, ha votato infatti il 47% degli aventi diritto, l’affluenza più bassa in assoluto, che si è avuta da quando esiste la Repubblica!

Siamo governati da una oligarchia, scelta per diritto casuale, i Re lo erano almeno per diritto divino, in attesa di una qualche rivoluzione. Potrebbe farla soltanto una personalità carismatica, di grande esperienza e credibilità, senza assillanti ambizioni personali, perché la vita gli ha già dato moltissimo, un Charles De Gaulle italiano, tanto per intenderci. A lui dovrebbe spettare il compito di cambiare queste fatiscenti istituzioni e ridare all’Italia quella meritata stabilità che, a partire da mani pulite, ha completamente perduto. Un dittatore democratico, come fu il Leader Francese che, dopo dieci anni ininterrotti di governo autocratico, fu regolarmente estromesso da un voto popolare. In quei dieci anni però, De Gaulle riuscì a modificare positivamente il sistema istituzionale del suo paese, devastato prima di lui, da una situazione di permanente ingovernabilità e di riportarlo ad un’invidiabile stabilità. È difficile valutare se il nostro Premier Mario Draghi potrà vestirsi di tali panni. È certo però, che lui è l’unico Leader che oggi può traghettare l’Italia, verso un nuovo sistema liberaldemocratico, quale quello che permise ad Alcide De Gasperi ed alla Democrazia Cristiana, di far rinascere dalle macerie della guerra il nostro paese e di creare le condizioni, per il realizzarsi del miracolo economico italiano.

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