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Governo Draghi, il grande inganno: la versione meno umana e 2.0 del Governo Conte

Lungi dall’essere un governo di unità nazionale il Governo Draghi ha agito in questi mesi in stretta continuità con i due precedenti Governi Conte, di cui a tutti gli effetti rappresenta la versione 2.0. Nel passaggio tutto è dovuto cambiare in apparenza perché in effetti niente cambiasse

Di Giovanni Conticelli

25 Settembre 2021

Governo Draghi, la versione meno umana e 2.0 del Governo Conte

Il grande inganno. La grande impostura. O qualunque altra definizione del genere si adatterebbe bene al Governo Draghi. Purtroppo ho dovuto concludere che il nostro Presidente del Consiglio non disdegna la comunicazione ingannevole. Ma pur essendo non poco più abile dei suoi predecessori in questo campo è decisamente deficitario rispetto ad essi dal punto di vista umano. Non credevo che mi avrebbe fatto rimpiangere il Presidente Conte ma è andata così!!

Innanzi tutto chiariamo un punto. Lungi dall’essere un governo di unità nazionale il Governo Draghi ha agito in questi mesi in stretta continuità con i due precedenti Governi Conte, di cui a tutti gli effetti rappresenta la versione 2.0. Draghi, quale leader del nuovo esecutivo, è semplicemente meno umano di Conte o, se si vuole, più forte.

Nel passaggio dal secondo governo Conte al nuovo governo Draghi tutto, o quantomeno molto, è dovuto cambiare in apparenza perché in effetti niente cambiasse. Una mossa da fare invidia al principe di Salina. E da questo punto di vista il “capolavoro” è stato compiuto da Capo dello Stato che con quattro frasi ben assestate ha spiegato agli italiani, reduci da estenuanti lockdown,  che non si poteva andare a votare per motivi innanzitutto sanitari e che, poi, si profilava la grande opportunità di formare un “governo dei migliori” che avrebbe guidato la nazione verso la ripartenza. Il capo dello stato ha però obliato di ricordare che questo gracile governo creato in laboratorio da giochi di palazzo formalmente rispettosi del dettato costituzionale non avrebbe avuto solo il compito di rilanciare un paese investito dalla pandemia ma anche di rianimare un paese che nel 2020 non aveva ancora recuperato il livello di ricchezza raggiunto prima della crisi finanziaria del 2008.

Ancora di più: riavviare un paese che aveva perso ricchezza nei confronti dei principali partner europei. Francia e Germania dal 1999 al 2019 hanno visto infatti crescere il prodotto interno lordo per ora lavorata ad un tasso percentuale superiore al 21% mentre l’Italia si è dovuta accontentare nello stesso periodo di superare appena il 7%; la produttività totale dei fattori, un indicatore che misura il grado di efficienza complessivo di un’economia, è addirittura diminuita in Italia del 6,2 per cento tra il 2001 e il 2019, a fronte di un generale aumento a livello europeo.

Un disastroso declino economico al quale si accompagnava il disastro sociale sotto gli occhi di tutti e l’incapacità dei politici sempre più arroccati nei propri palazzi dai quali definiscono “populista” chiunque ricordi loro che loro stanno lì, nei palazzi, non per ingrassarsi e per ingrassare i loro amici, ma per servire i cittadini.

A tutto questo i poveri italiani brava gente non avevano saputo rispondere diversamente che votando cinque stelle alle ultime elezioni. I cinque stelle, arrivati al governo, non avevano saputo trovare altra soluzione che stipulare accordi privilegiati con la Cina, dalla quale però è subito arrivato il covid-19.

La differenza fondamentale tra il presidente Conte ed il presidente Draghi è che Conte ha una carica umana nettamente superiore al primo, come è testimoniato tra l’altro dai copiosi e spontanei applausi che lo hanno salutato alla sua uscita da Palazzo Chigi – molto più copiosi e spontanei di quelli di rito riservati ai suoi predecessori. Inoltre i primi dpcm che hanno stabilito il lockdown provenivano da una sua sincera preoccupazione per la salute degli italiani. E qui sono iniziati i suoi primi problemi: egli, se si vuole anche ingenuamente, e per dirla prosaicamente, non aveva ben chiaro chi fosse a pagargli lo stipendio e quindi, ripetiamo, ingenuamente riteneva che comunque dovesse in qualche modo rendere conto del suo operato ai cittadini che, indirettamente lo avevano votato, che cioè avevano votato quel partito, il movimento cinque stelle, che poi lo sveva scelto alla guida del governo. Mai errore può essere considerato più imperdonabile di questo in Italia: solo i populisti tengono conto in Italia dei desideri e delle aspettative degli elettori. I partiti seri una volta presi i voti se ne infischiano degli elettori e guardano solo a chi può loro garantire la permanenza ai piani alti del potere politico.

Conte non ha più riconosciuto la mano che lo nutriva perché nel seguirne le indicazioni si è chiesto troppo spesso che cosa in effetti la gente volesse o che cosa fosse più opportuno per gli italiani che certo se già avevano accettato di essere stati rinchiusi nelle proprie case per colpa della pandemia non potevano anche essere costretti a vaccinarsi contro la propria volontà.

No Conte non ha saputo spingere la campagna vaccinale, non ha saputo mantenere l’ordine pubblico, è troppo sensibile alle esigenze delle italiani, è del sud, va sostituito immediatamente.

Detto fatto ecco qui Draghi a cui certo nessuno si sognerà di chiedere se conosce il prezzo di un litro di latte, se si sposta per la città con l’elicottero e quindi non sa cosa succede per le strade. Lui saprà promuovere la campagna vaccinale whatever it takes, anche a costo di raccontare balle a chicchessia e se qualcuno le balle se le beve colpa sua.
Chi non si allinea è un nemico della nazione che deve essere avviata obtorto collo verso un nuovo rinascimento whatever it takes. E se per fare in modo che la nuova crescita che si sta verificando diventi stabile e duratura bisogna mandare al macello tutti quelli che non sono iscritti a Confindustria o non sono parti sociali be’, peggio per loro, è l’economia bellezza!!

Quindi mortifichiamo i cittadini ed esaltiamo gli operatori economici.
Draghi ha il grandissimo pregio di sapere bene da dove viene la propria legittimazione, per andare avanti l’Italia ha bisogno di rafforzare quelli che sono già forti, gli altri si devono porre al loro servizio esibendo il green pass, chiunque ha un dubbio è un nemico della nazione, le critiche nei suoi confronti sono come indirizzate ad un’anima candida da una minoranza disadattata, del proprio operato non deve certo dare conto agli elettori ed anche il sistema di pesi e contrappesi che fino a ieri sembrava in perfetto funzionamento a tutela dei valori democratici sembra oggi segnare il passo per lasciare spazio alla ripresa economica.

Draghi è lì per garantire all’Italia (rectius ad una certa classe imprenditoriale italiana che ha fatto propria regola aurea quella di lavorare accanto allo Stato per fare quello che lo Stato non riesce o non vuole fare e da ciò trarre enormi rendite di posizione) i fondi del PNRR che come testimonia già l’acronimo è più una cosa che riguarda il nord che il sud la cui questione si è già risolta da sola: da questo presupposto, quello del superamento della questione meridionale, parte il PNRR nel quale il 40 per cento circa delle risorse territorializzabili del Piano sono destinate al Mezzogiorno, “a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale”. Ma chiedo scusa, se il 40% delle risorse “territorializzabili” va al sud significa che il 60% di queste stesse risorse, che evidentemente sono solo una parte delle risorse complessive, va al nord ed allora il divario economico all’esito della realizzazione del PNRR sarà necessariamente aumentato tra le due aree. Quindi il programma di Draghi, diciamo così, sembra essere: i soldi del PNRR al nord, ai napoletani diciamo al massimo che non puzzano più ed ai siciliani diciamo che la mafia esiste ma mafiosi sono solo quelli che fanno saltare le auto dei magistrati. Nessuna critica può essere indirizzata al nostro capo del governo che ha un’agenda molto fitta.

Draghi ha una mentalità più vecchia di quella di Conte e più vicina a chi lo ha incaricato che vive in una realtà ferma ad almeno 40 anni fa, per la gioia di quelli che lo acclamano pubblicamente. Siamo finiti in una gerontocrazia.

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