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Ddl Zan, Pillon manda in cortocircuito i dem: "Se passa, un uomo potrà accedere alle quote rosa"

L'intervista esclusiva di Simone Pillon a il Giornale d'Italia sul ddl Zan: "Se proprio si deve fare una legge, la si faccia buona ed equilibrata, eliminando ogni ideologia e lasciando fuori l'educazione dei bambini, che spetta a mamma e papà"

Di Mattia Pirola

15 Luglio 2021

Ddl Zan, Pillon fa notare: "Se passa un uomo potrà accedere alle quote rosa"

Fonte: Facebook profilo Simone Pillon

"Personalmente resto convinto che una legge sull'omofobia non serva", inizia, intervistato da Il Giornale d'Italia, l'esponente della Lega Simone Pillon, riferendosi al ddl Zan. Questo, continua "perché nella Costituzione e nel Codice penale c'è già tutto quello che serve", per tutelare tutte le persone, a prescindere dal loro sesso o orientamento sessuale. "Se tuttavia si deve proprio fare una legge", dice ancora Pillon, "la si faccia buona ed equilibrata, eliminando ogni ideologia e lasciando fuori l'educazione dei bambini, che spetta a mamma e papà".

Ddl Zan, Pillon: "Un uomo un domani può accedere alle quote rosa"

Simone Pillon passa poi a sciorinare i tanti problemi - per chiamarli in modo semplicistico e non volgare - legati all'approvazione dello stranamente fin troppo discusso - in un'epoca dominata dal Covid, con varie crisi economiche e sociali che fanno da cornice - ddl Zan. "Gli aspetti problematici riguardano le definizioni di cui all'articolo 1, che mischiano il sesso con genere e identità di genere", inizia Pillon. "Così dovremo dare spazio alle autopercezioni e un maschio potrà sentirsi donna e usare le quote rosa o i bagni delle donne o correre nelle gare femminili". Tutto questo, all'esponente leghista - e per la verità non solo lui - "pare una follia". Almeno fin qui è difficile dagli torto, eppure il peggio deve ancora arrivare.

"Anche gli articoli 2 e 4 sono pericolosi", prosegue Pillon. "Perché introducono il delitto di istigazione alla discriminazione". Questo, dice, "vuol dire tutto e niente". Il leghista si riferisce al fatto che, un domani, se passasse il ddl Zan, potrebbe venire accusato di discriminazione anche chi semplicemente si 'azzarda' a dire che gli omosessuali non dovrebbero poter adottare figli, o che, nelle liste di adozione, dovrebbero quantomeno venire dopo le coppie etero. Tali articoli, asserisce Pillon, "limitano la libertà di espressione e di culto". Ma ancora non è finita. C'è infatti anche "l'articolo 7", il quale "prevede l'obbligo per le scuole di celebrare la giornata della omofobia, lesbofobia, transfobia e bifobia, introducendo", così, sempre nelle scuole, "la teoria Gender".

Non è solo la Lega, comunque, a nutrire dubbi sul ddl Zan, ma anche Fratelli d'Italia, Forza Italia e Italia viva. Di più, è stato lo stesso Vaticano a chiedere che si intervenga per "migliorare" il disegno di legge. Se così non sarà, e se dovesse dunque passare anche al senato senza le modifiche necessarie si rischierebbe uno scontro con la Chiesa. "La Santa Sede - ricorda dunque Pillon - si è pronunciata chiaramente, preoccupata che interi capitoli della Bibbia o del Catechismo possano essere interpretati come omofobi. In Paesi europei dove sono in vigore leggi simili allo Zan ci sono casi di sacerdoti arrestati per aver osato dire che il matrimonio è solo tra uomo e donna".

Tuttavia, come lo stesso Pillon ha accennato, la Lega (così come Forza Italia e Italia viva) non è per il muro contro muro, ma per un dialogo costruttivo. Un dialogo che tuttavia Pd e M5s rifiutano con forza, magari nella speranza che questa battaglia possa ridare loro i consensi persi negli ultimi anni. "Forse pensano di poter vincere una prova di forza", spiega Pillon. "Spiace, perché la politica serve a cercare insieme il bene comune, non a imporre soluzioni di parte", ha concluso il leghista.

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