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Coprifuoco, Speranza chiede prudenza, ma gli 'aperturisti' non ci stanno: "2 giugno data limite per la normalità"

Il ministro Speranza vuole tenerci ancora chiusi? Spaccatura nel Governo

16 Maggio 2021

Roberto Speranza

Roberto Speranza (fonte foto LaPresse)

Una cabina di regia, quella di domani, che si preannuncia infuocata. Attese nuove importanti decisioni sulla gestione della pandemia di Covid dopo aver fatto un punto della situazione. I due i fronti che alla vigilia di questo delicato passaggio si squadrano dalle parti opposte del "campo di battagli": gli aperturisti, capeggiati da Matteo Salvini, e i prudenti, guidati dal ministro per la Sanità, Roberto Speranza. 

La spinta di chi preme per una riapertura veloce si fa sempre più forte e ora richiede un cambio di passo sulle tempistiche, auspicando "la riapertura di bar e ristoranti al chiuso almeno al 50%, un programma di cancellazione del coprifuoco da qui ai prossimi giorni e via libera a palestre e piscine al chiuso", come ha detto in giornata Massimo Garavaglia, ministro del Turismo, rincarando anche la dose, fissando la data del 2 giugno come limite massimo per tornare alla normalità. Una linea sposata da Forza Italia e da Cambiamo di Toti, oltre che da Fratelli d’Italia.

Ma il ministro della Salute Roberto Speranza, tira il freno a mano. A dargli man forte e a rimpolpare le sue fila ci sono il Partito Democratico ed Enrico Letta. "È bello rivedere il pubblico in sicurezza ad una manifestazione sportiva. Possiamo proseguire con ragionata fiducia verso le graduali riaperture delle altre attività, mantenendo la necessaria prudenza", ha detto oggi durante la visita agli Internazionali d'Italia di Tennis a Roma. "Con dati in miglioramento possiamo allentare e poi superare il coprifuoco. Questo è possibile grazie alle misure adottate in questi mesi e ai comportamenti corretti della stragrande maggioranza delle persone e, naturalmente, grazie alla campagna di vaccinazione, leva fondamentale per aprire una nuova stagione nel Paese".

Lo stesso ministro riferisce in un'intervista a Corsera: "Siamo stati attenti e prudenti, presto si ripartirà, si tornerà nei cantieri, nelle fabbriche, nei luoghi di discussione e questa è una cosa grande e bella. Ma perché ciò avvenga, le aperture devono essere ponderate perché non vogliamo tornare indietro". 

Covid, ecco cosa cambia da domani 17 maggio

Lunedì 17 maggio, giorno in cui è prevista la riunione della cabina di regia che monitora la situazione della pandemia in Italia, non dovrebbero comunque esserci stravolgimenti rispetto alle ipotesi ampiamente circolate (nonostante le mareggiate in corso nel Governo): il posticipo del coprifuoco, alle 23 o più probabilmente a mezzanotte, a partire dal 24 di maggio, la data per la riapertura dei centri commerciali nei fine settimana (probabilmente già dal 22 maggio) e quella per la ripartenza del settore dei matrimoni e delle cerimonie (si è ipotizzato attorno al 15 giugno).

Non è inoltre escluso che dal vertice possa arrivare anche l'indicazione per una nuova verifica delle misure a fine mese nel corso della quale valutare la possibile cancellazione del 'tutti a casa' e affrontare il tema dell'utilizzo della mascherina all'aperto durante l'estate.

E' previsto un incontro tra regioni, tecnici dell'Istituto superiore di Sanità e ministero in cui dovrebbe arrivare il via libera ai nuovi parametri per l'attribuzione delle fasce, che dovrebbero passare da 21 a 10-12. Resterà tra gli indicatori del rischio l'Rt calcolato sui casi sintomatici, ma non rappresenterà più un automatismo che fa scattare il cambio di colore, come avvenuto finora: è il compromesso raggiunto tra chi lo voleva cancellare del tutto (le Regioni) e chi, invece, lo ritiene ancora fondamentale per fotografare l'andamento dell'epidemia (ministero della Salute e Iss). A determinare le 4 fasce di colore dovrebbero essere l'incidenza dei casi su 100mila abitanti (con 250 si va in rosso, con 150-250 in arancione, con 50-150 in giallo e con meno di 50 in bianco) e l'Rt ospedaliero.

 

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