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Proteste ristoratori: la rabbia giustificata di chi è stato abbandonato

Dopo un anno e mezzo di chiusure forzate e pochissimi aiuti, ieri a Montecitorio, è scattata la rivolta dei ristoratori lasciati praticamente soli da ambedue i Governi che si sono alternati durante la pandemia

Di Diego Serino

07 Aprile 2021

Proteste ristoratori:  la rabbia giustificata di chi è stato abbandonato

Mesi senza lavorare, aiuti con il contagocce e spesso inefficaci, affitti da pagare, tasse ed anticipi richiesi comunque: dopo un anno e mezzo in balia della tempesta, abbandonati a sé stessi, davanti a Montecitorio è scoppiata la rabbia giustificata dei ristoratori, esasperati per essere divenuti il capro espiatorio dell'attuale situazione. Premesso che non è mai bello vedere scene come quelle di ieri, con italiani contro altri italiani (le forze dell’ordine) perché spinti dalla disperazione, credo che i ristoratori fossero, ormai, obbligati dalla disperazione ad alzare la voce. Sono stati in silenzio per mesi, i commercianti,  per il bene pubblico hanno accettato di non lavorare. Hanno atteso aiuti ed interventi sostanziali che non ci sono mai stati: non da parte del Governo giallorosso ma neanche da quello dei “migliori” di Draghi, fino ad ora, se si eccettua la maggiore considerazione a livello europeo, abbastanza deludente rispetto alle premesse iniziali. Alla fine, a furia di tirarla, la corda si è rotta. Perché la sensazione, non solo di ristoratori e commercianti, è quella che si poteva fare molto di più. Insomma, tante promesse da parte della politica, pochi o nulli gli effetti delle loro scelte per migliorare la situazione drammatica di un settore che rappresenta una delle nostre eccellenze: quella della ristorazione e dell’accoglienza. Non solo, come spesso nella storia d’Italia, è sempre una sola parte della società a pagare più salato il prezzo delle difficoltà: quel ceto medio massacrato in decenni di politiche vessanti che hanno distrutto la forza di uno degli elementi trainanti del nostro sistema economico.

Cosa si poteva fare e non è stato fatto

Un anno e mezzo ci hanno messo per “incazzarsi”, forse troppo come sottolineato ieri dallo chef Colonna, a fianco dei ristoratori nella loro battaglia. D'altronde non potevano fare altro. Visto che per aiutarli è stato fatto pochissimo, anzi. Basti pensare, ad esempio, che nell’anno in cui sono stati praticamente chiusi, senza produrre  rifiuti, hanno dovuto pagare la Tari più cara dal 2014: un controsenso significativo, però, di come spesso le dichiarazioni di intenti della nostra classe amministrativa non corrispondano, infine, alla realtà. La Tari a commercianti e negozianti non andava nemmeno chiesta, non solo perché andavano aiutati ma, soprattutto, perché di rifiuti non ne hanno neanche prodotti. Ed invece degli attesi ristori ecco una bella tassa più alta del solito.

La scusa, quella della mancanza di risorse, che tuttavia non regge molto: bastava non sperperarle come è stato fatto. L’elenco dei soldi spesi male è lungo: dal cashback a quella infinità di bonus, talvolta anche un po’ astrusi, dilapidati qua e là per inutili progetti a spot, dai banchi di scuola a rotelle, in gran parte già finiti in cantina, agli strampalati contratti per mascherine e protezioni, sempre pagate più degli altri. Un elenco che potrebbe andare avanti all’infinito e che dimostra come le risorse, seppur poche, potevano essere utilizzate in altra maniera. Anche quelle destinate l'aumento di stipendio nel pubblico, immorale in un anno come questo, potevano essere convogliate in interventi certamente più utili. Ad esempio andare a coprire il vuoto di un anno “bianco” dal punto di vista fiscale logico per coloro che non hanno lavorato: al contrario, lo Stato ai privati ha preferito chiedere gli anticipi di iva e tasse anche per quest’anno, invece di lasciare qualche risorsa in più ad attività che, ormai, rischiano la chiusura.

Si poteva intervenire sulle bollette di acqua, gas e corrente ed eliminare tutti quei costi fissi che ne fanno più che raddoppiare il conto finale: il Governo ha cominciato a parlarne ora, dopo un anno e mezzo, un po’ tardi mi pare. Infine, sarebbe stato logico ragionare sugli affitti, magari predisponendo degli incentivi per i proprietari disposti ad andare incontro ai propri affittuari con canoni di affitto più bassi. Un modo logico per abbassare i costi rendendo più gestibile e meno devastante la situazione per tutto il comparto. Invece, di tutto questo niente è stato fatto, a tante parole è corrisposta la "miseria": solo “mancette”, sempre in ritardo, inutili a fare sopravvivere attività in crisi. Così era con l’avvocato del popolo Giuseppe Conte così è rimasto per Mario Draghi che, come pare evidente, per lo meno ristoratori e commercianti, li ha già pienamente delusi.

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