Mercoledì, 24 Febbraio 2021

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Lombardia e ricorso al Tar del Lazio: Giustizia strumento correttivo dell’attività Politica

La situazione non può più essere regolata da un DPCM temporizzato, i cui effetti detonanti, si percepiscono sin dal suo annuncio.

Di L'opinione di Andrea Migliavacca

21 Gennaio 2021

Governo, vertice di maggioranza in corso a Palazzo Chigi

La Lombardia (come la Sicilia e la Provincia autonoma di Bolzano) è zona rossa, ancora. A stabilirlo è l’ennesimo DPCM, che declina criteri ancora più stringenti. Occorre limitare i contagi e quindi inibire lo spostamento delle persone.

I 21 parametri (rafforzati nell’ultima stesura dell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio e del Ministro della Salute) elaborati dal comitato tecnico-scientifico, sarebbero stati superati drammaticamente, tanto da imporre la chiusura di tutte quelle attività commerciali definite “non necessarie”, sulla base di un algido codice ATECO.

L’obiettività dei dati numerici, tuttavia, ha lasciato il posto all’emotività. Dopo aver atteso un ravvedimento da parte del Governo che – probabilmente preoccupato più per la sua sopravvivenza, che per l’impatto delle sue decisioni – non ha risposto all’accorato appello del Presidente della Regione Lombardia, che si è trovato costretto a mettere mano alla carta bollata.

Il TAR del Lazio è chiamato a rispondere alle eccezioni di “eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Eccesso di potere per Irragionevolezza, difetto di adeguatezza e proporzionalità”, sollevati dalla Regione Lombardia. L’udienza, per la richiesta d’urgenza, è stata fissata per le ore 12 a due giorni dalla presentazione del ricorso.

Il destino dei cittadini lombardi è affidato a 23 pagine, nelle quali lo studio legale incaricato dal Pirellone (anche se oggi non è più la sede della Regione), ha sintetizzato le ragioni per le quali la misura restrittiva è stata considerata incongrua ed al contempo punitiva.

È ormai chiaro a molti (giuristi e non) che la situazione non può più essere regolata da un DPCM temporizzato, i cui effetti detonanti, si percepiscono sin dal suo annuncio. È, invece, necessario affidarsi – dopo un anno dalla certificazione dello stato di emergenza sanitaria – all’idea che il problema vada regolato da una legge quadro e non (ancora) ad un provvedimento autoritativo del Presidente del Consiglio.

Per un paradosso, sarà affidata – con buona approssimazione – all’Avvocatura dello Stato la soluzione del problema dei vaccini che la multinazionale americana ha annunciato di non poter tempestivamente consegnare all’Italia. Finalmente si sapranno (forse) quali sono le condizioni contrattuali alle quali si è sottoposta la nostra nazione, nell’affrontare l’acquisto.

Se – come ci viene rappresentato – il vaccino è l’unica soluzione per uscire dalla crisi pandemica, occorre preoccuparsi dei preannunciati ritardi nella campagna vaccinale.

Permangono, tuttavia, alcuni dubbi sia in ordine ai criteri di distribuzione del farmaco (che dovrebbe essere centralizzato ed organizzato dalla struttura commissariale), sia sulla sua sicurezza ed efficacia.

Hanno avuto poco risalto le reazioni avverse che alcuni lotti del vaccino ha provocato, in particolare, sul personale medico (ad esempio, presso l’Ospedale di Fermo 71 tra medici ed infermieri sono risultati positivi) e neppure hanno avuto eco le rivelazioni riportate sul quotidiano francese Le Monde, circa le interferenze dell’UE sull’EMA, circa l’anticipata approvazione dei vaccini di Pfizer e Moderna. Ciò, nonostante fosse stato riferito che non tutti i criteri di validazione avevano superato la prova. Alcuni stabilimenti, infatti, non avrebbero – sempre secondo le indiscrezioni – superato i test di qualità.

La Giustizia adoperata quale strumento correttivo dell’attività Politica, sempre più carente.

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