Gedi venduta ad Antenna Group per €140 milioni; dismissioni per oltre €17 miliardi dal 2022 e accelerazione del disimpegno di Exor dall’Italia

Dalla cessione di Iveco per €3,8 miliardi alla vendita del 4% di Ferrari per €3 miliardi, la holding di John Elkann rialloca capitale verso sanità, tecnologia e asset management

La cessione del gruppo editoriale Gedi al gruppo greco Antenna Group, attesa nei primi mesi del 2026 per un valore di circa 140 milioni di euro, rappresenta molto più di una semplice operazione finanziaria.

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Con questo passaggio, John Elkann e la holding Exor compiono un ulteriore e decisivo passo nel progressivo ridimensionamento della loro presenza in Italia, chiudendo un capitolo che ha segnato per oltre un secolo la storia industriale, culturale e simbolica del Paese. La vendita riguarda testate centrali del panorama informativo nazionale come La Repubblica e La Stampa, quest’ultima storicamente legata alla famiglia Agnelli.

L’operazione si inserisce in una strategia più ampia di riallocazione degli asset, che negli ultimi anni ha portato Exor a cedere attività radicate in Italia per concentrare risorse e investimenti su scala globale, in particolare nei settori della tecnologia, della sanità e della gestione finanziaria. L’acquirente, Antenna Group, è uno dei principali gruppi media privati della Grecia, attivo nella televisione generalista, nella produzione di contenuti e nel broadcasting internazionale, con una presenza crescente nel Sud-Est Europa e una strategia orientata all’espansione nei mercati editoriali europei.

Dalla centralità italiana alla holding globale

L’ascesa di John Elkann alla guida dell’impero Agnelli coincide con un profondo mutamento del baricentro societario. A partire dagli anni Duemila, con il trasferimento delle sedi legali e amministrative di Fiat, FCA, Stellantis, Exor e Ferrari nei Paesi Bassi, il modello tradizionale della dinastia industriale italiana lascia spazio a quello di una holding internazionale, per la quale l’Italia rappresenta solo una delle molteplici aree operative. 

Il processo prende avvio già nei primi anni Duemila, con l’assunzione di responsabilità operative da parte di Elkann nel 2003 e il consolidamento del controllo sulla Giovanni Agnelli BV, che segna il passaggio definitivo da dinastia industriale nazionale a holding finanziaria globale.

La stagione delle grandi dismissioni

Il percorso di disimpegno si è concretizzato attraverso una serie di cessioni di grande rilievo: dalla vendita di Magneti Marelli nel 2019, alla dismissione del riassicuratore PartnerRe nel 2022, fino alle più recenti operazioni che hanno coinvolto Comau, Ferrari e Iveco. Solo tra il 2022 e il 2025, Exor ha generato oltre 17 miliardi di euro dalle vendite, riducendo drasticamente l’esposizione nei settori industriali storicamente legati al Paese. 

Anche il dossier Juventus evidenzia le tensioni residue nel rapporto con l’Italia: alla crisi sportiva e finanziaria del club si è affiancato l’ingresso di Tether, che ha presentato un’offerta non sollecitata per il 65,4% della società, valutandola 1,1 miliardi di euro, aprendo uno scenario inedito per uno degli ultimi asset simbolici rimasti nel perimetro nazionale.

L'editoria come ultimo presidio simbolico

La vendita di Gedi assume un valore particolarmente emblematico. L’editoria rappresentava infatti uno degli ultimi legami visibili tra la galassia Agnelli-Elkann e la sfera pubblica italiana. Le proteste sindacali e gli scioperi che hanno accompagnato l’annuncio della cessione testimoniano il peso simbolico di questa scelta, percepita come la fine di una lunga stagione di influenza culturale e civile. 

In questa chiave si colloca anche la lettura critica di Carlo De Benedetti, che ha interpretato la cessione come il riflesso di un progressivo isolamento di John Elkann dal contesto italiano, sottolineando la perdita di un presidio editoriale che aveva storicamente svolto un ruolo di mediazione tra industria, politica e società civile.

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Nuove priorità strategiche e orizzonte internazionale

Parallelamente alle dismissioni, Exor ha orientato i propri investimenti verso ambiti considerati più coerenti con una strategia globale: sanità, tecnologia, intelligenza artificiale e asset management. Dall’ingresso in Lifenet Healthcare agli investimenti in Philips e alla nascita di Lingotto Investment Management a Londra, emerge una visione sempre più distante dall’Italia industriale tradizionale e sempre più allineata ai grandi circuiti finanziari internazionali. 

Questa traiettoria si riflette anche nei legami personali e professionali di Elkann con l’ecosistema tecnologico statunitense, dalla presenza nel board di Meta accanto a Mark Zuckerberg al rapporto con Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, che contribuiscono a definire un baricentro sempre più distante dall’industria italiana tradizionale.

Un distacco strutturale dall'Italia

Se dal punto di vista industriale il distacco dall’Italia appare ormai strutturale, a mantenere ancora un legame con il Paese restano soprattutto questioni fiscali ed ereditarie. Al di là di questi vincoli, la traiettoria di John Elkann e di Exor sembra ormai definitivamente orientata verso un orizzonte globale, segnando la conclusione di un rapporto storico che ha profondamente inciso sull’identità economica e culturale italiana. 

A mantenere un legame con il Paese concorrono inoltre vicende di natura fiscale e giudiziaria, tra cui il recente accordo con l’Agenzia delle Entrate e la Procura di Torino per una transazione complessiva superiore a 900 milioni di euro, oltre a contenziosi ereditarî ancora aperti all’interno della famiglia.