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Area Studi Mediobanca, Medtech: +5,7% medio annuo al 2024 per un fatturato di 633 miliardi di euro

Trend demografici volano per il settore medtech mondiale. L’Europa è il secondo mercato mondiale, le aziende italiane registrano una crescita del fatturato del 6,4% nel 2021 e del 6,1% nel 2022

12 Aprile 2022

Area studi Mediobanca: “Telecomunicazioni, boom in pandemia ma ricavi ancora in calo”

L’Area Studi Mediobanca analizza i conti annuali delle 227 maggiori imprese del MedTech italiano con fatturato aggregato pari a 18,6 miliardi di cui il 40% realizzati all’estero. 

MedTech: rappresenta il 5,5% della spesa sanitaria mondiale

Nel 2021 il fatturato mondiale del MedTech è valutato pari a 535,6 miliardi di euro, con previsione di crescita del 5,7% medio annuo per arrivare a 632,6 miliardi nel 2024. Il settore rappresenta il 5,5% della spesa sanitaria mondiale, sviluppa investimenti in ricerca per 33 miliardi di euro, oltre il 6% del fatturato. Il mercato mondiale si divide tra la diagnostica in vitro
(IVDs), che vale 97 miliardi di euro e si prevede possa crescere al 4,9% medio annuo, e i Medical Devices (MDs) con 439 miliardi e proiezioni di crescita del 5,9% medio annuo.
Il MedTech è cresciuto anche nel 2020 (+6,8%), grazie all’eccezionale utilizzo di alcuni prodotti legati al contrasto della pandemia (mascherine, cannule, siringhe, test antigenici, strumenti per la ventilazione), mentre hanno sofferto altre specialità, quali l’ortopedico e ildentale, le cui prestazioni sono state procrastinate. I grandi trend demografici legati all’allungamento della speranza di vita tornano ora a sostenere il comparto per gli anni a venire.
Il Nord America è leader mondiale con vendite per 193 miliardi di euro nel 2021 (36% del totale), seguito dall’Europa a 155 miliardi (28,9%). Avanza rapidamente l’Asia a 136 miliardi (25,5%), con attese di espansione pari al 9,7% annuo che quasi doppiano quelle globali. Le specialità con maggiore fatturato mondiale sono la cardiologia con 57,7 miliardi (+8% le
previsioni), la diagnostica per immagini a 50,1 miliardi (+3,2%), l’ortopedia con 39,4 miliardi (+3,1%), la chirurgia generale e plastica con 33,6 miliardi (+11%) e l’oftalmologia a 32,2 miliardi (+9,2%). Importanti prospettive di sviluppo attendono i dispositivi per il diabete (+15,3%) e la nefrologia (+10,6%).

Mediobanca, L'Italia cresce nel MedTech

A supportare il MedTech europeo (€155 miliardi) è il segmento dei dispositivi medici (MDs) con un giro d’affari di €140 miliardi (31,9% del totale mondiale), la cui quota complementare è invece da attribuire agli IVDs per 15 miliardi (15,3% del totale mondiale). Il panorama europeo è dominato dalla Germania con 41,7 miliardi (26,9% del totale), davanti alla Francia
a 23,5 miliardi (15,2%), al Regno Unito con 17,8 miliardi (11,5%) e all’Italia con 17,2 miliardi(11,1%).
L’Italia ha una posizione di maggiore rilievo nella diagnostica in vitro ove rappresenta il 12,7% del mercato europeo, per un giro d’affari di 1,9 miliardi che le valgono la posizione di terzo produttore. Tuttavia, nel 2014 l’Italia era addirittura il secondo player europeo con il 16,3% del mercato, ma da allora è stata scalzata dalla Francia che oggi detiene il 15,2% del mercato.
L’Italia rappresenta il sesto esportatore nella UE-27 con 4,3 miliardi di euro preceduto da Germania (28,4 miliardi di euro), Paesi Bassi (25,5 miliardi), Irlanda (11,5 miliardi), Belgio (9,8 miliardi) e Francia (7,4 miliardi) e 13esimo esportatore mondiale. I principali mercati di sbocco delle esportazioni italiane sono gli Stati Uniti (11,6% del totale esportato), seguiti dalla
Germania e dalla Francia (entrambe 9,3%).

Nel 2020 il fatturato aggregato delle 227 principali imprese del MedTech italiano è stato pari a 18,6 miliardi di euro, di cui 8,9 miliardi da imprese produttive e 9,7 miliardi da quelle commerciali. Preponderante la proprietà straniera che annovera 102 aziende per un fatturato di circa 10 miliardi (53,5% del totale). La presenza estera è prevalente nelle aziende
commerciali (73,6% delle vendite), minoritaria nelle produttive (31,5%).
Per il 2021 si prospetta una crescita media del fatturato del 6,4%, meglio sul mercato estero (+8,2%) che su quello interno (+4,7%). Le proiezioni per il 2022 sono anch’esse ottimistiche con un +6,1% sul 2021 che si scompone in +6,4% oltreconfine e un +5,8% in Italia. Tali previsioni si sommano a un track record molto positivo negli anni recenti: nel biennio 2018-2020 il
MedTech italiano ha realizzato una crescita media annua del 7%, con il fatturato estero(+9%) che ha corso di più di quello nazionale (+5,7%).
Anche gli investimenti sono cresciuti nel 2021 con una progressione del 9,6% e per il 2022 il 52% delle imprese prevede di incrementarli ulteriormente sull’anno precedente. Le aziende italiane della diagnostica di laboratorio (4,5 miliardi) e per immagini (3,3 miliardi) rappresentano il 42% del fatturato complessivo, seguite da quelle operanti nel trattamento delle patologie cardiovascolari e cardiopolmonari (2 miliardi) e da quelle dell’ambito pneumologico e otorinolaringoiatrico (1,8 miliardi). I dispositivi applicati alle terapie infusionali, nutrizionali e trasfusionali hanno registrato 1,4 miliardi di vendite, mentre i prodotti legati al ramo ortopedico hanno cubato vendite per circa 1 miliardo. Intorno a 0,8 miliardi di
fatturato si trovano i dispositivi di protezione individuale, medicazione e strumentazione chirurgica e quelli del campo oftalmologico. Il comparto odontoiatrico segna 0,6 miliardi di vendite e gli arredi chiudono l’elenco con 0,2 miliardi di euro.
Nel 2020 l’emergenza sanitaria ha sospinto tutto il comparto (+5,8%) con exploit straordinari per i produttori del biomedicale (+19,3% sul 2019), quelli di mezzi di contrasto, reagenti e test diagnostici (+19%) e della strumentazione di laboratorio (+17,3%). Tra le aree di specializzazione, si segnalano le performance dei dispositivi di protezione individuale, 
medicazione e strumentazione chirurgica (+45,3%) e la diagnostica di laboratorio (+27,4%). In sofferenza i comparti dell’oftalmologia (-12,5%), dell’ortopedia (-11,1%) e dell’odontoiatria (-9,5%).
L’intero comparto registra una quota di esportazioni pari nel 2020 al 39,9%. Al suo interno, con il 53,8% primeggiano le protesi e i mezzi di contrasto, reagenti e test diagnostici (51,2%). Nel 2020 il MedTech italiano ha segnato un Ebit margin dell’11,8%, un Roi del 13,4% e un Roe del 15,5%. In termini di Ebit margin le migliori performance settoriali sono appannaggio delle specialità più coinvolte nell’emergenza pandemica: mezzi di contrasto, reagenti e test
diagnostici (21%) e biomedicale (16,2%). A livello di ambiti di applicazione spiccano, per lo stesso motivo, i dispositivi di protezione individuale, medicazione e strumentazione chirurgica (23,4%) e la diagnostica di laboratorio (16,8%).

I risultati meno brillanti hanno riguardato il trattamento delle patologie cardiovascolari e cardiopolmonari (3,9%) e gli arredi di strutture e mezzi sanitari (6%). In base ai fondamentali di bilancio le imprese italiane del MedTech ricevono un merito creditizio pari a BBB- (investment grade).

MedTech, scenario attuale

La catena di approvvigionamento del MedTech italiano ha una natura prevalentemente nazionale (83,3% delle imprese) o al più collegata a Paesi esteri di prossimità (74,1%). Il 37%delle imprese dichiara comunque di avere fornitori del Nord America e il 29,6% del mercato cinese. La nazionalità dei principali competitor è italiana per circa un terzo delle imprese
(33,9%), dell’Europa Centro Occidentale per il 27,5%, del Nord America per il 22,9% e cinese per il 12,8%. La clientela appartiene alla sanità pubblica per il 53,2% delle imprese, mentre il 46,8% di esse serve prevalentemente il settore privato.
L’81,5% delle imprese italiane del comparto MedTech annovera tra le proprie priorità i temi di sostenibilità tra i quali le condizioni di lavoro (64,8%), la salvaguardia dell’ambiente (53,7%), la parità di genere (31,5%), la governance (24,1%) e relazioni commerciali responsabili (14,8%). 

Tra le iniziative specifiche intraprese meritano menzione il miglioramento dell’efficienza di processo per ridurre gli scarti (62,5% delle imprese), l’acquisizione di competenze e professionalità specifiche sul tema ambientale e delle relative certificazioni (41,7%) e la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (31,3%).
Lo strumento più utilizzato per la comunicazione dei temi ESG è un’apposita sezione del website aziendale (38,9%), mentre solo il 16,7% delle aziende predispone un rapporto ufficiale dedicato. Resta sorprendente che il 44% delle aziende indichi che le strategie di sostenibilità, sebbene attuate, non vengono comunicate in alcun modo.
Venendo infine al quadro geopolitico attuale, la guerra tra Russia e Ucraina e le sanzioni economiche imposte alla prima sembrano avere, per lo meno nell’immediato, scarso impatto sui produttori italiani di dispositivi medici che in quei territori sono poco presenti. Nel lungo termine potrebbero esserci tuttavia ripercussioni anche se al momento è difficile
valutarne la portata. La guerra tra Russia e Ucraina peraltro sta provocando ulteriori rincari sui prezzi delle materie prime il cui valore si era già incrementato nel 2020 e nel 2021 a seguito della crisi sanitaria. In particolare, alcune commodity utilizzate nella produzione di dispositivi medici (ferro, acciaio inox, materiali plastici e componentistica elettronica) hanno
registrato significativi aumenti. Tutto questo va sommato all’impennata dei costi per i trasporti e per le importazioni di componentistica, semilavorati e prodotti finiti oltre che agli aumenti dei prezzi di gas ed energia elettrica che mai come ora impongono di rafforzare, anche in ottica di sostenibilità, l’impegno sulle fonti rinnovabili.

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