27 Marzo 2026
Trump e Netanyahu, fonte: Wikipedia
Benjamin Netanyahu avrebbe cercato di convincere gli Stati Uniti a sostenere lo scoppio di nuove sommosse popolari interne all'Iran, ma il Presidente Usa Donald Trump si sarebbe opposto reputando l'idea come eccessivamente rischiosa. È quanto è stato riferito, sotto anonimato, da due funzionari statunitensi e da una fonte israeliana, informando così dei piani destabilizzanti che il primo ministro israeliano avrebbe voluto attuare in Iran durante la terza settimana di guerra. Il no che Netanyahu avrebbe ricevuto da Trump mette così in luce i continui e silenziosi attriti esistenti fra gli alleati occidentali.
Che dietro alle rivolte popolari scoppiate contro il governo degli ayatollah prima del 28 Febbraio scorso ci sia stata l'influenza di CIA e Mossad, è un dato in parte condiviso e anticipato dal Giornale d'Italia. Ora però, secondo quanto dichiarato da fonti informate, i tentativi di nuove ribellioni interne sarebbero avvenute anche nel pieno del conflitto, ancora una volta alimentate dall'influenza destabilizzante di Israele. Netanyahu voleva infatti invitare gli iraniani a tornare a riversarsi in piazza contro il governo come ulteriore fattore destabilizzante capace di giocare a favore degli interessi israeliani. Di questa proposta però sarebbe stato informato lo stesso Trump che però non avrebbe dato corda all'alleato, descrivendo il piano come troppo rischioso.
La paura del tycoon, secondo quanto emerso, è che i manifestanti venissero massacrati, eventualità forse considerata da Netanyahu ma verso cui non avrebbe mostrato molto interesse. La discussione tra i due leader sarebbe avvenuta ore dopo l'assassinio di Ali Larijani e di Gholamreza Soleimani. E proprio la morte di Soleimani, ex capo Basij autore di repressioni di manifestanti, avrebbe verosimilmente dovuto "animare" il popolo in gesti di "riscatto". Significativa sarebbe stata la risposta di 'The Donald': "Perché diavolo dovremmo dire alla gente di scendere in piazza quando verrebbero facilmente falciati".
Netanyahu avrebbe comunque esortato i cittadini iraniani alla sommossa, specie in vista della Festa del Fuoco persiana tenutasi la sera dell'ultimo martedì prima del Nawrūz. Le cose però non sarebbero andate come previste da Netanyahu. Queste importanti informazioni trapelate da un report citato dalle fonti, mettono in evidenza un retroscena notevole del conflitto contro l'Iran: i contrasti esistenti tra Israele e Usa nella gestione della guerra e nel regime-change. Si tratta di un nuovo argomento di attrito tra le due parti dopo i più gravi casi relativi alla morte di Larijani - visto da Tel Aviv come un nemico, ma da Washington come l'uomo-chiave che avrebbe potuto portare ad una transizione di governo. E a quello del raid Idf sui 30 depositi di petrolio a Teheran.
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