Iran, Trump: "Vicini alla vittoria, valutiamo ridimensionamento dell'operazione, Hormuz sia pattugliato da chi lo usa non da noi"
Per quanto riguarda il campo di battaglia, l'Iran avrebbe lanciato due missili balistici a raggio intermedio contro Diego Garcia, senza però colpire la base militare congiunta statunitense e britannica situata sull’isola nell’Oceano Indiano
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato in un post su Truth Social che "Siamo ormai molto vicini al raggiungimento dei nostri obiettivi" e che quindi "valutiamo la possibilità di ridurre gradualmente i nostri imponenti sforzi militari in Medio Oriente".
Nonostante le dichiarazioni fatte, il tycoon sembrerebbe più in cerca di una exit strategy dal conflitto con l'Iran, a causa dell'enorme costo dell'operazione che ad ora non ha portato ad alcun effettivo regime change ma ad un aumento del prezzo del petrolio e a un malcontento del mondo Maga.
Iran, Trump: "Vicini alla vittoria, valutiamo ridimensionamento dell'operazione, Hormuz sia pattugliato da chi lo usa non da noi"
Nel messaggio, Trump ha elencato i risultati che ritiene raggiunti nell’attacco contro l’Iran: "(1) Ridurre drasticamente la capacità missilistica iraniana, i lanciatori e tutto ciò che è ad essi correlato; (2) Distruggere l'industria della difesa iraniana; (3) Eliminare la loro marina e la loro aviazione, comprese le armi antiaeree; (4) Impedire all'Iran di avvicinarsi, neppure lontanamente, alla possibilità di ottenere capacità nucleare, e fare in modo che gli Stati Uniti possano reagire rapidamente e con forza a una situazione del genere, qualora dovesse verificarsi. (5) Proteggere, al massimo livello, i nostri alleati mediorientali, inclusi Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait e altri".
Riferendosi allo Stretto di Hormuz, il presidente ha affermato che "a un certo punto, si riaprirà da solo", aggiungendo che "sarebbe bello" se Paesi come Cina e Giappone contribuissero a garantirne la sicurezza. Trump ha inoltre attribuito ad Europa e altri Paesi la responsabilità della sicurezza nell’area, sostenendo che "Sia pattugliato da chi lo usa, non da noi". In un ulteriore passaggio ha precisato: "Lo stretto di Hormuz dovrà essere pattugliato e presidiato, secondo necessità, dalle altre nazioni che lo utilizzano, gli Stati Uniti non lo fanno!". Ha comunque lasciato aperta la possibilità di un supporto: "Se richiesto, assisteremo questi Paesi nei loro sforzi relativi a Hormuz, ma ciò non dovrebbe essere necessario una volta debellata la minaccia dell'Iran. È importante sottolineare che per loro si tratterà di un'operazione militare facile".
Nel frattempo, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il Pentagono starebbe inviando tre navi da guerra e migliaia di marines nella regione. Tra questi, circa 2.200-2.500 militari diretti verso il Comando Centrale degli Stati Uniti, provenienti dal gruppo anfibio della USS Boxer e dalla 11ª unità di spedizione con base in California. Si tratta del secondo dispiegamento significativo nell’ultima settimana, dopo l’invio della USS Tripoli e della 31ª unità di spedizione dei marines.
Inoltre, sempre secondo il Wall Street Journal, l’Iran avrebbe lanciato due missili balistici a raggio intermedio contro Diego Garcia, senza però colpire la base militare congiunta statunitense e britannica situata sull’isola nell’Oceano Indiano.