"Usa puntarono su Larijani per regime-change, ma per Israele ucciderlo era mossa politica: nuove tensioni tra alleati" - RETROSCENA

Dietro alla morte di Ali Larijani, figura chiave del potere iraniano, si nascondono divergenze profonde tra gli alleati Usa e Israele. Secondo fonti d'intelligence, mentre Trump vedeva in Larijani l'uomo del regime-change, per Netanyahu ogni possibile compromesso con Teheran andava scongiurato. L'assassinio di Larijani non è stato solo strategico ma politico: uccidere un potenziale negoziatore per continuare la guerra fino alla fine

Tra lunedì 16 e martedì 17 Marzo Ali LarijaniSegretario del Consiglio di sicurezza nazionale iranianomoriva sotto le bombe di un raid israeliano sopra Teheran. Se però Israele accoglieva la notizia con entusiasmo proprio mentre Israel Katz parlava di "eliminazione di tutti i criminali dell'asse del male", quella perdita agli Stati Uniti bruciava parecchio. A dirlo sono fonti dell'intelligence, secondo cui sarebbe stato proprio Ali Larijani la figura-chiave che l'establishment trumpiano aveva scelto per avviare una transizione "morbida" all'interno del governo teocratico degli ayatollah. Ma per Israele, che ha spinto alla sua uccisione fino ad ottenerla, non ci doveva essere contrattazione né compromesso, ma solo scontro davanti ad un "nemico" che avrebbe comunque continuato a "minacciare" Tel Aviv.

"Usa puntarono su Larijani per regime-change, ma per Israele ucciderlo era mossa politica: nuove tensioni tra alleati" - RETROSCENA

Nuovi inquietanti retroscena stanno emergendo sulla guerra israelo-statunitense contro l'Iran, giunta con oggi al suo 21esimo giorno. Se prime, significative fratture tra alleati erano emerse già settimane fa, subito dopo il bombardamento israeliano dei 30 depositi di greggio a Teheran, ora ciò che emerge dietro all'assassinio di Ali Larijani, l'uomo di punta del governo iraniano, prende le forme di una vera e propria "guerra fredda 2.0". Perché dietro alla morte di Larijani non si celano solo disaccordi Usa-Israele circa le modalità operative di guerra, ma divergenze di natura politica.

Pare infatti che Donald Trump avesse avviato di nascosto, durante le settimane di conflitto, canali diplomatici diretti proprio con Larijani. Ex Presidente del Parlamento, pezzo grosso del sistema di potere iraniano, ex leader dei Pasdaran centratosi poi in una cornice di potere più diplomatica e "trattabile", il 67enne rappresentava per Washington la figura ideale per poter gestire la transizione senza distruggere l'Iran. L'obiettivo - così come promesso a più riprese da Trump - sarebbe stato quello di "sgomberare il campo" dai Guardiani della Rivoluzione e dalla Guida Suprema per mettere al potere una figura meno ostile all'Occidente.

Ma Israele aveva tutt'altre intenzioni: secondo l'intelligence, per Tel Aviv neppure Larijani avrebbe potuto essere una figura accettabile. Anzi, in verità nessuno dei leader del vecchio establishment, la cui morte Israele avrebbe spinto fino all'ultimo con gli Usa. In definitiva, raccontano le fonti, agli occhi israeliani non c'è trattativa, ed eliminare Larijani avrebbe significato annullare le possibilità di negoziati e, di fatto, proseguire il conflitto. Le conseguenze della morte di Larijani non si sono fatte attendere: la guida potrebbe ora passare a Said Jalili, già Segretario del Consiglio Supremo per la sicurezza nazionale ed ex capo negoziatore sul nucleare. Una figura più tradizionalistaultraconservatorefondamentalista, dalla linea anti-occidentale e anti-israeliana. La persona "perfetta" per poter continuare la guerra illegittima contro Teheran, secondo Israele.

La morte di Larijani dunque, non solo lascia scoperte le invisibili tensioni fra Trump e Netanyahu, ma rappresenta il precedente per un peggioramento del conflitto. "La sua morte - ha spiegato l'analista Michael HorowitzShmagazinepotrebbe aumentare le tensioni interne nel breve termine, anche se a lungo termine finirà per rafforzare le Guardie Rivoluzionarie".