Cuba, inviate da Russia 2 petroliere con 900mila barili di greggio contro embargo Usa, Mosca: “Da States azioni inaccettabili”

Non è detto che gli Stati Uniti permetteranno alle petroliere di scaricare il proprio combustibile a Cuba. Se una delle due navi dovesse effettivamente riuscirci, sarebbe il primo rifornimento di carburante che Cuba riceve dallo scorso 9 gennaio

Mentre Cuba affronta blackout quotidiani, carenza di carburante e un’economia allo stremo, una petroliera russa con oltre 200mila barili di gasolio è in viaggio verso Cuba, nonostante il blocco dei rifornimenti imposto dagli Stati Uniti lo scorso dicembre. La nave si chiama Sea Horse, batte bandiera di Hong Kong e dovrebbe arrivare entro la prossima settimana. C’è anche un’altra nave, chiamata Anatoly Kolodkin, con circa 700mila barili di petrolio, che secondo alcuni giornali sarebbe diretta verso Cuba e dovrebbe arrivare ad aprile. La Anatoly Kolodkin è sottoposta a sanzioni di Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea.

Cuba, inviate da Russia 2 petroliere con 900mila barili di greggio contro embargo Usa, Mosca: “Da States azioni inaccettabili”

Il possibile arrivo di queste petroliere segna un punto di svolta in una crisi energetica tra le più gravi dell’era moderna cubana: l’ultima significativa consegna di carburante all’isola risale allo scorso gennaio e da allora i rifornimenti si sono praticamente azzerati, con ripercussioni pesantissime su servizi essenziali, produzione agricola e la qualità della vita di milioni di cittadini. Il fatto che Mosca abbia deciso di spedire carburante proprio ora riflette non solo la gravità della crisi umanitaria sull’isola, ma anche la volontà di sfidare apertamente la politica energetica statunitense nella regione.

Non è detto che gli Stati Uniti permetteranno alle petroliere di scaricare il proprio combustibile a Cuba. Se una delle due navi dovesse effettivamente riuscirci, sarebbe il primo rifornimento di carburante che Cuba riceve dallo scorso 9 gennaio. Questo ha creato un’enorme crisi sociale ed economica: sull’isola il carburante è introvabile, ci sono blackout quotidiani e lunghi anche tutto il giorno. Sotto l’ombrello di quella che definisce un “operazione per fermare i flussi di carburante verso il regime di La Havana”, l’amministrazione statunitense ha dispiegato assetti navali e pressioni diplomatiche per impedire l’ingresso di carichi petroliferi sospetti nelle acque caraibiche, in quello che alcuni analisti descrivono come un vero e proprio blocco economico mirato.

L’amministrazione statunitense di Donald Trump ha bloccato i rifornimenti minacciando dazi su qualsiasi paese che invierà carburante a Cuba, con l’obiettivo esplicito di bloccare la sua economia e provocare la caduta del regime che la governa dal 1959. A febbraio c’era stata una parziale apertura, con cui gli Stati Uniti avevano permesso al Venezuela di vendere petrolio alle piccole imprese private e commerciali dell’isola (quindi non al governo), ma di fatto non è successo. Trump continua a fare pressioni su Cuba: pochi giorni fa ha detto che avrebbe avuto "l’onore di prendere Cuba". Nel frattempo, i leader cubani stanno cercando strade alternative per superare il collasso energetico, causato sia dall'embargo Usa, ma anche dalle strutture obsolescenti o addirittura da sabotaggi spinti dalla CIA, esplorando possibilità di energia rinnovabile e tentando di sbloccare fonti di credito e rifornimento con partner non ostili a Washington.

Nel frattempo, la Russia giudica "interamente inaccettabili" le azioni degli Usa contro Cuba. Mosca ha più volte espresso solidarietà all’Avana e ha criticato duramente quello che definisce un uso coercitivo delle sanzioni e del diritto internazionale da parte di Washington.