Iran, Trump alza la posta in cerca di exit strategy: "Valuto invio di migliaia di soldati in MO"; Pentagono chiede $200mld per la guerra

Annunciare indirettamente l'invio di migliaia di soldati aggiuntivi sulle coste iraniane e sull'Isola di Kharg come mossa di deterrenza politica verso l'Iran e come strategia per arrivare il prima possibile ad un'uscita "a testa alta" dal conflitto. Sarebbe questa una delle opzioni paventate da Trump, mentre il Pentagono si affanna a vedersi approvato dal Congresso un pacchetto da 200 miliardi per finanziare l'industria militare

Il Presidente Usa Donald Trump starebbe valutando l'ipotesi di inviare migliaia di truppe statunitensi in Medio Oriente con l'obiettivo di "rafforzare" la sua operazione bellica contro l'Iran aprendo così una nuova fase di conflitto. A comunicarlo sono funzionari informati delle possibili future decisioni operative del tycoon, e a cui Trump potrebbe aver parlato. La nuova mossa costituisce per Trump una nuova leva negoziale: in stallo e incapace di ottenere i risultati promessi dopo quasi tre settimane di guerra, il tycoon starebbe alzando la posta per ottenere la percorribilità dello Stretto di Hormuz nonché il controllo dell'importante isola iraniana di Kharg. Tutto questo mentre il Pentagono, tra le incertezze dell'opinione pubblica Usa e le tensioni interne alla base MAGA in materia bellica, chiede alla Casa Bianca di fare approvare al Congresso la richiesta di ulteriori 200 miliardi di dollari per la guerra.

Iran, Trump alza la posta in cerca di exit strategy: "Valuto invio di migliaia di soldati in MO"; Pentagono chiede $200mld per la guerra

Il conflitto israelo-statunitense contro l'Iran in Medio Oriente è entrato nella sua terza settimana dopo che, lo scorso 28 Febbraio, raid congiunti degli alleati occidentali hanno attaccato illegittimamente Teheran. Dopo settimane di guerra - che, nelle passate previsioni del tycoon sarebbero dovute essere "pochi giorni" -, il Presidente Usa Trump sta escogitando una nuova mossa per allungare il conflitto in attesa di ottenere risultati politicamente validi alzando la posta in gioco. Secondo quanto riferito da fonti Usa, tra le strategie di forza adottate dal tycoon vi sarebbe la possibilità di inviare "boots on the ground" in Iran, non solo per riottenere il controllo dello Stretto di Hormuz ma anche per dominare l'Isola di Kharg, punto cruciale per il 90% dell'export petrolifero dall'Iran.

La soluzione di un invio di soldati americani sulla costa iraniana e sull'Isola di Kharg era stata già in precedenza paventata da Trump, senza che si raggiungesse mai una decisione definitiva. Secondo gruppi politici contrari alla guerra, l'invio di soldati potrebbe configurarsi come una mossa "suicida", portando così Washington ad un "nuovo Vietnam". Nulla di quanto trapelato è però definitivo: affermazioni su dispiegamenti a terra potrebbero essere stati fatti volutamente trapelare come strumento retorico di deterrenza nei confronti dell'Iran. A quanto emerge, l'invio di soldati è giustificato alla luce non solo della sicurezza delle rotte di gas e petrolio lungo Hormuz - cosa che potrebbe richiedere anche forze aeree e navali. Ma anche della "protezionedelle scorte di uranio arricchito dell'Iran.

Il dispiegamento dell'esercito di terra in Iran potrebbe rappresentare il "passo falso" di Trump agli occhi di gruppi politici (anche repubblicani) già fortemente critici verso la guerra. I funzionari non hanno aggiunto ulteriori informazioni sulle modalità con cui dovrebbe avvenire la pianificazione di schieramento di soldati. Intanto però, alla Casa Bianca, arriva la richiesta, da parte del Pentagono, di un ulteriore finanziamento bellico200 miliardi di dollari che dovranno essere "sbloccati" dal Congresso. Soldi richiesti, riportano le fonti, per fare ripartire con urgenza la produzione di armi e sistemi bellici, alla luce delle ingenti perdite Usa nel conflitto. Secondo funzionari, è improbabile che la richiesta del Pentagono venga approvata dal Congresso.