Cuba, i piani per il regime-change: dimissioni di Díaz-Canel, “Raulito” in nuova leadership, apertura economica a Usa - RETROSCENA

Nessun ricordo alle armi: nei piani di Trump la transizioni cubana da governo comunista a governo filo-Usa potrebbe avvenire "amichevolmente", estromettendo però prima di tutto il Presidente Díaz-Canel dal potere. L'idea trumpiana è di rendere Cuba uno Stato-cliente al servizio del business Usa, e "Raulito" Castro potrebbe essere tra i leader favoriti nel nuovo rimpasto esecutivo

Estromissione del Presidente comunista Díaz-Canel, posizionamento di Raúl "Raulito" Castro ("El Cangrejo") ai vertici del potere, e apertura dell'economia isolana agli interessi di aziende e investitori statunitensi. Sarebbero questi, secondo indiscrezioni, alcuni dei passaggi-chiave con cui l'establishment trumpiano starebbe pianificando entro l'anno il regime-changeCuba, con l'obiettivo di trasformare l'Isola del Centro-America in uno Stato-cliente a servizio degli Usa.

Cuba, i piani per il regime-change: dimissioni di Díaz-Canel, “Raulito” in nuova leadership, apertura economica a Usa - RETROSCENA

Lontana dalla guerra israelo-statunitense contro l'Iran in Medio Oriente, dove Trump ha già provveduto mesi prima a schierare ingenti capacità belliche, un altro conflitto critico si consuma nel continente americano, destinato a portare - secondo le previsioni di 'The Donald' - alla "definitiva" capitolazione del regime comunista: quello fra Washington e L'Avana. Nelle ultime ore i toni fra Donald Trump e il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel si sono fatti più accesi: oggi, 18 Marzo, Canel ha "sfidato" il tycoon avvertendo che "qualsiasi aggressore esterno si scontrerà con una resistenza inespugnabile". Parole dovute, che si scontrano con le sistematiche "provocazioni" del tycoon che, poche ore prima, si era detto "onorato" di "prendere Cuba" per "farne quello che voglio".

Quello che però Díaz Canel, in un commento social di oggi, ha definito "rovesciamento [Usa, ndrdell'ordine costituzionale con la forza" potrebbe però non corrispondere totalmente al vero. Secondo fonti del deep state infatti, gli obiettivi statunitensi sarebbero quelli di rovesciare un regime comunista scomodo non con l'uso della forza - come invece fatto in Venezuela - bensì attraverso accordi indiretti (che cioè estromettano volutamente la leadership cubana ufficiale) e, soprattutto, lasciando che siano gli stessi cubanidecidere del futuro del loro Paese. Cubani "incattiviti", cioè resi esasperati, da un clima socio-politico inevitabilmente aggravato dalle mosse Usa. A questo, secondo informatori esperti, servirebbero le trattative separate aperte da Marco Rubio col "delfino" dei Castro, "El Cangrejo": fare leva su giovani generazioni insoddisfatte di anni di comunismo e pronte a mettersi in gioco con il tipo di economia "imprenditoriale-capitalista" rappresentata da "Raulito" alla guida di GAESA.

Secondo le fonti, il passo "indispensabile" per avviare una transizione filo-Usa per Washington risiede nell'estromissione di Díaz-Canel: con lui nessun accordo potrà mai essere raggiunto. In pole nel rimpasto di Governo che ne seguirebbe, c'è proprio Raúl Guillermo Rodríguez Castro, che potrebbe o guidare l'esecutivo dopo Díaz-Canel, o esercitare potere dietro le quinte. Non sarà necessario per Trump ricorrere alle armi a Cuba: l'Isola, per il tycoon, è già "in ginocchio", senza contare che aprire un ulteriore fronte bellico dopo quello mediorientale potrebbe essere rischioso per il Presidente. Obiettivo è quello di "piegare" Cuba agli interessi economici statunitensi, rendendola uno Stato-cliente. Regge la metafora del 'vassallaggio': in questo scenario, Cuba dovrebbe privatizzare il settore petrolifero aprendo la sua economia ad imprenditori e aziende Usa. Trump potrebbe arrivare a descrivere tutto ciò - continuano le fonti - come un'ulteriore vittoria della sua amministrazione presidenziale.

Cuba, nel tentativo di rialzarsi da uno stallo tra i più gravi degli ultimi decenni, ha recentemente proposto misure per incentivare espatriati cubani a investire nell'economia nazionale. Si tratta di una mossa significativa per un governo comunista: i cubani all'estero potranno non solo "essere proprietari o partecipare di società private" ma anche "partecipare al sistema finanziario-imprenditoriale" del Paese, e ottenere i "diritti di usufrutto" su terre legate ad attività commerciali. La mossa, spiegano le fonti, è la prova del tentativo in extremis di un Governo in difficoltà, che però non ha intenzione di fare concessione alcuna agli Usa.