Cipro, da Italia fregata Martinengo con 160 militari per “difesa isola” con Spagna, Francia e Olanda dopo droni Iran su base Uk

A bordo dell’unità, partita dal porto di Taranto venerdì scorso, operano oltre 160 militari italiani impegnati in un dispositivo europeo coordinato insieme a Spagna, Francia e Olanda

La fregata missilistica "Federico Martinengo" della Marina militare italiana è arrivata nell’area di Cipro con oltre 160 militari a bordo. L’unità navale, partita venerdì scorso dal porto di Taranto, opererà nell’ambito di un assetto europeo con Spagna, Francia e Olanda. L’obiettivo è rafforzare la difesa dell’isola dopo gli attacchi iraniani con droni che hanno colpito anche una base militare britannica. La nave italiana si è già ricongiunta al gruppo della portaerei francese Charles De Gaulle.

Cipro, da Italia fregata Martinengo con 160 militari per “difesa isola” con Spagna, Francia e Olanda dopo droni Iran su base Uk

La fregata missilistica "Federico Martinengo", una delle unità più avanzate della Marina militare italiana, è giunta nell’area di Cipro per contribuire alla difesa dell’isola in uno scenario regionale sempre più instabile. A bordo dell’unità, partita dal porto di Taranto venerdì scorso, operano oltre 160 militari italiani impegnati in un dispositivo europeo coordinato insieme a Spagna, Francia e Olanda.

La nave si è ricongiunta al gruppo della portaerei francese Charles De Gaulle e partecipa a un assetto navale congiunto finalizzato a rafforzare la sicurezza dell’area. La missione è legata alla necessità di proteggere l’isola da possibili attacchi provenienti da Iran o Libano, in un contesto di tensione crescente che coinvolge sempre più direttamente il Mediterraneo orientale. Crisi mediorientale, però, causata dall'attacco di Israele e Usa.

Grazie ai sistemi di bordo, i militari italiani possono individuare con i radar eventuali droni o razzi fino a circa duecento chilometri di distanza. Per neutralizzare le minacce entrano invece in gioco i missili Aster, in grado di operare in un raggio di circa cento chilometri.

Per la Martinengo non si tratta della prima operazione di questo tipo. Lo scorso anno la fregata aveva concluso il proprio impegno nella missione europea Eunavfor Aspides nel Mar Rosso, rientrando alla base navale di Taranto dopo aver contribuito alla protezione del traffico mercantile dalle minacce degli Houthi nello Yemen.

La nuova missione rientra in un dispositivo interamente europeo che coinvolge anche Spagna, Francia e Olanda, pronte a inviare le proprie unità navali nell’area. L’urgenza è quella di evitare che l’escalation in Medio Oriente, ormai di fatto estesa anche al territorio dell’Unione Europea, possa allargarsi ulteriormente.

Nei cieli di Cipro, che ospita infrastrutture militari strategiche, sono stati infatti neutralizzati diversi droni iraniani. Uno di questi lo scorso marzo aveva raggiunto una base militare britannica colpendo la pista di atterraggio, struttura che nei giorni precedenti sarebbe stata indicata anche per l’utilizzo da parte dei caccia statunitensi.

Proprio episodi come questo avevano già innescato una prima catena di aiuti internazionali. La Grecia ha spostato una batteria del sistema Patriot sull’isola di Karpathos, nell’Egeo orientale, mentre Spagna e Gran Bretagna sono state tra le prime a inviare navi nelle acque intorno a Cipro.

La Martinengo rappresenta uno degli assetti più moderni della difesa navale italiana. La fregata è dotata di missili antiaerei e antinave, cannoni e siluri, può imbarcare elicotteri ed è equipaggiata con sofisticati sistemi radar e sonar.

Ma non è l’unico supporto che l’Italia potrebbe mettere a disposizione. Restano sul tavolo anche gli aiuti ai Paesi del Golfo annunciati nei giorni scorsi, sui quali è in corso una riflessione alla luce degli scenari in continuo mutamento.

Lo spostamento del sistema di difesa terra-aria Samp T in Kuwait o negli Emirati, infatti, rappresenta un’operazione complessa. Bisognerà valutare se, con una possibile riduzione dell’arsenale iraniano, l’impiego di questo sistema si rivelerà necessario oppure se sarà più opportuno utilizzare altri strumenti.

L’utilizzo della contraerea italo-francese richiederebbe inoltre un team di almeno settanta persone appositamente addestrate, capaci di operare nelle diverse postazioni operative: dal centro di comando ai radar fino a ogni singolo lanciatore. Altri dispositivi, come gli Stinger o gli stessi droni, potrebbero invece essere impiegati senza la necessità di inviare personale.

Roma dispone comunque di radar e di una rete di strumenti di intelligence elettronica che operano anche attraverso il sistema satellitare.

Nel frattempo proseguono le operazioni di svuotamento dalla base di Ali al Salem in Kuwait, colpita nuovamente dopo il primo attacco di sabato scorso. Non si sono registrati danni rilevanti ai due caccia F2000 italiani presenti nella struttura: "Solo proiezioni di schegge", assicurano fonti ben informate.

Da giorni è stata disposta una parziale evacuazione della base. Dei 321 militari italiani presenti, 239 sono stati trasferiti in Arabia Saudita, mentre in Kuwait resteranno 82 uomini.