Stretto di Hormuz, Iran: "Aperto ai Paesi che espelleranno diplomatici Usa e Israele", Trump: "Colpiremo 20 volte più forte"
Teheran lega la riapertura dello Stretto di Hormuz alla rottura diplomatica con Usa e Israele. Washington minaccia ritorsioni mentre il G7 valuta l’uso delle riserve petrolifere
L'Iran ha rimesso lo Stretto di Hormuz al centro del dibattito, dicendo: "Il canale sarà aperto a tutte le navi dei Paesi che decideranno di espellere i diplomatici statunitensi e israeliani dal proprio territorio". Il presidente americano Donald Trump ha però colto la provocazione, minacciando: "Colpiremo Teheran 20 volte più forte se bloccheranno lo Stretto".
Stretto di Hormuz, Iran: "Aperto ai Paesi che espelleranno diplomatici Usa e Israele", Trump: "Colpiremo 20 volte più forte"
Lo Stretto di Hormuz torna al centro della tensione internazionale mentre il conflitto in Medio Oriente continua ad avere pesanti ripercussioni sul mercato energetico globale. Teheran ha dichiarato di essere pronta a riaprire il passaggio strategico per il traffico marittimo, ma solo a una precisa condizione: i Paesi arabi ed europei dovranno espellere gli ambasciatori di Israele e degli Stati Uniti dai propri territori per poter transitare liberamente.
La posizione iraniana è stata riferita dall’emittente statale IRIB e rilanciata dalla Cnn. Secondo quanto riportato, le Guardie Rivoluzionarie avrebbero stabilito che il “pieno diritto e la piena libertà” di attraversare lo stretto saranno garantiti soltanto agli Stati che interromperanno i rapporti diplomatici con Washington e Tel Aviv. Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno snodo cruciale per il commercio globale: attraverso questo corridoio marittimo passa circa il 20% del petrolio mondiale. L’escalation militare iniziata il 28 febbraio ha già fatto schizzare i prezzi del greggio oltre i 100 dollari al barile.
Di fronte alla minaccia di un blocco del traffico petrolifero, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha adottato toni durissimi. Durante una conferenza stampa a Miami ha assicurato che Washington non permetterà a Teheran di “tenere in ostaggio il mondo” interrompendo le forniture energetiche. “Se l’Iran farà qualcosa in tal senso, subirà un contraccolpo molto più duro”, ha avvertito il presidente, promettendo che lo stretto “rimarrà sicuro”.
La Casa Bianca valuta operazioni di scorta navale e interventi di sminamento per garantire la sicurezza della navigazione. Trump ha inoltre sottolineato che gli Stati Uniti stanno agendo anche per tutelare gli interessi economici globali, citando in particolare la continuità delle forniture di petrolio verso la Cina.
Nel frattempo i Paesi del G7 stanno discutendo possibili contromisure per stabilizzare i mercati. Tra le opzioni sul tavolo c’è il ricorso alle riserve strategiche di petrolio. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, i Paesi membri dispongono attualmente di oltre 1,2 miliardi di barili di scorte pubbliche di emergenza, cui si aggiungono circa 600 milioni di barili detenuti dall’industria.
La crisi potrebbe però aprire nuovi spazi geopolitici. La Russia di Vladimir Putin osserva con attenzione gli sviluppi e si dice pronta a rafforzare la cooperazione energetica con l’Europa qualora i governi europei decidessero di riorientare le proprie scelte. In un mercato sempre più instabile, il controllo delle rotte energetiche torna così a essere uno degli elementi decisivi degli equilibri globali.