L'attacco all'Iran divide società Usa e base Maga, Fuentes: "È una guerra israeliana", Carlson: "Operazione disgustosa"
L'interventismo americano a fianco di Israele contro l'Iran ha spaccato il campo politico repubblicano: da un lato gli stretti alleati di Trump rivendicano l'operazione plaudendo alla morte di Khamenei. Dall'altro, c'è però chi fa resistenza, sottolinea che "non è una guerra Usa", e che questa operazione non fa che mettere il Paese in ultima posizione, tradendo la promessa dell'"America First"
La società statunitense e, soprattutto, la base Maga filo-trumpiana sono profondamente scisse, divise dopo che sabato 28 Febbraio il Presidente Usa ha sferrato un attacco aggressivo contro l'Iran, su insistenza dell'alleato israeliano, per velocizzare un regime-change nel Paese mediorientale. Eppure, a molta base politica repubblicana, l'aggressione a Teheran non è sembrata solo ingiustificata ed illegittima, ma "suicida", incoerente con le promesse del tycoon di "mettere l'America al primo posto" e di non prendere più parte a guerre extra-Usa.
L'attacco all'Iran divide società Usa e base Maga, Fuentes: "È una guerra israeliana", Carlson: "Operazione disgustosa"
Perché erano proprio queste le promesse fatte da Donald Trump nel 2016 - ma anche più recentemente, con la nuova politica estera totalmente incentrata sugli "affari americani" - quando, a Fayettevile, dichiarava: "Smetteremo di correre a rovesciare regimi stranieri di cui non sappiamo nulla, con cui non dovremmo essere coinvolti". E dallo scorso sabato, giorno di inizio conflitto contro l'Iran, le azioni di Trump hanno smentito le sue stesse parole, provocando una frattura interna al movimento Maga. Tra le prime figure politiche e influencer ad intervenire criticamente c'è Marjorie Taylor Greene, ormai ex sostenitrice di Trump dall'anno scorso nonché ex membro della Camera per lo Stato della Georgia. "Abbiamo detto 'Basta guerre straniere, basta cambi di regime!' - ha scritto Greene su un post X, rievocando le passate rassicurazioni dell'amministrazione Trump ora disattese, e definendo l'Operazione "Epic Fury" un tradimento "straziante e tragico".
"L'Iran è sul punto di dotarsi di armi nucleari.. Certo. Ci hanno imboccato questa strada per decenni e Trump ci ha detto che i suoi bombardamenti dell'estate scorsa hanno completamente spazzato via tutto. È sempre una bugia ed è sempre l'America Last" ha proseguito Greene ricevendo, da lontano, l'eco di un'altra figura nota nell'opinione pubblica statunitense, l'influencer 27enne di estrema destra Nick Fuentes. Per lui questa non è una guerra americana ma esplicitamente israeliana, e "Israele ci sta trascinando in guerra".
Alla base del gesto bellicista, ciò che manca al popolo statunitense sono proprio le "motivazioni": "Al popolo americano non è stata data una spiegazione convincente del perché ciò fosse necessario" ha osservato il podcaster Blake Neff affermando che ora ciò che può "salvare" Trump e la sua credibilità pubblica è solo il successo dell'operazione di regime-change. Ma un ulteriore segnale di controtendenza rispetto a quanto scelto da Trump è arrivato significativamente da Tucker Carlson, uno dei più importanti sostenitori Maga. Intervenuto alla BBC, Carlson ha definito l'operazione contro l'Iran "disgustosa e malvagia".
Eppure, tra i Maga, c'è chi sostiene nettamente l'operato filo-israeliano di Trump. "Che bruci all'inferno... Cambio di regime compiuto... Tutti a casa" è stato il commento di Steve Bannon riferendosi alla morte dell'Imam Khamenei. "Ora siamo in guerra con l'Iran. Spero che sia veloce, dura e spietata" il commento del conservatore Robby Starbuck.