Albanese, dietrofront della Francia sulle richiesta di rimozione da Onu al Consiglio, ministro Barrot: "Si dimetta lei"

L’ambasciatrice francese Céline Jurgensen è intervenuta con toni decisamente cauti con un richiamo generico "alle affermazioni ripetute di Albanese"

La Francia frena sulla richiesta di rimozione di Francesca Albanese dall’Onu e trasforma un annuncio che sembrava imminente in un intervento molto più sfumato. Dopo aver promesso un’iniziativa formale per chiederne la destituzione, Parigi ha scelto di non presentare alcuna risoluzione al Consiglio per i Diritti Umani a Ginevra. Un dietrofront che ridimensiona il caso politico esploso negli ultimi giorni, mentre dal governo francese arriva comunque un attacco diretto con il ministro Jean-Noël Barrot che invita la relatrice a farsi da parte.

Albanese, dietrofront della Francia sulle richiesta di rimozione da Onu al Consiglio, ministro Barrot: "Si dimetta lei"

Quella che doveva essere la settimana decisiva per la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati si è trasformata in un mezzo passo indietro da parte della diplomazia francese. Dopo aver definito alcune dichiarazioni di Albanese "oltraggiose" e aver annunciato l’intenzione di chiederne ufficialmente la rimozione, la Francia non ha presentato alcuna risoluzione nella sessione primaverile del Consiglio Onu per i Diritti Umani, iniziata lunedì 23 febbraio a Ginevra. L’ambasciatrice francese presso l’Onu a Ginevra, Céline Jurgensen, è intervenuta solo mercoledì 25, ma con toni decisamente più cauti rispetto alle anticipazioni. Nessuna richiesta formale di revoca dell’incarico, nessun atto ufficiale contro Albanese. Piuttosto un richiamo generico alle "affermazioni ripetute ed estremamente problematiche di un Relatore speciale dell’Onu" e l’invito a tutti i relatori a esercitare "misura, moderazione e discrezione" nell’ambito del proprio mandato. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha dichiarato che Albanese dovrebbe lasciare l’incarico, affermando in sostanza che "si dovrebbe dimettere lei". Una posizione che però non si è tradotta in un’iniziativa diplomatica concreta in sede Onu.

Al centro delle polemiche ci sono le parole pronunciate da Albanese durante una conferenza organizzata da Al Jazeera a Doha. In quell’occasione la relatrice ha parlato del genocidio in corso a Gaza e ha denunciato l’inerzia e la complicità, della comunità internazionale. Un frammento video è diventato virale per il riferimento a Israele come “nemico comune”, espressione estrapolata dal contesto e utilizzata per accusarla di fomentare odio. Nel testo integrale del suo intervento, diffuso successivamente, Albanese ha chiarito che il “nemico comune” non era uno Stato né un popolo, ma un sistema politico, economico e militare che consente violazioni sistematiche del diritto internazionale. Una precisazione che ridimensiona l’accusa di antisemitismo avanzata da alcuni governi e che rafforza la lettura delle sue parole come critica a politiche e assetti di potere, non a un’intera nazione.

In questo quadro, restano in sospeso le posizioni di Italia e Germania. Entrambi i Paesi avevano preso le distanze dalle dichiarazioni della relatrice, ma finora non si sono espressi formalmente sulla richiesta di rimozione né hanno sostenuto apertamente un’iniziativa contro di lei in sede Onu.