Israele vende datteri sul mercato europeo con origine falsificata: una parte proveniente da insediamenti illegali in Cisgiordania
Associazioni chiedono controlli più rigorosi e maggiore trasparenza affinché l’etichettatura rifletta in modo preciso l’origine dei prodotti e consenta scelte d’acquisto consapevoli
Una quota significativa di datteri israeliani venduti in Europa entrerebbe nel mercato attraverso Paesi terzi, con un sistema di riconfezionamento e rietichettatura che ne oscurerebbe la reale provenienza. Al centro delle accuse ci sono soprattutto i Medjool, varietà di alta gamma molto richiesta nei mercati europei, che secondo analisi di settore presenterebbero discrepanze tra i volumi dichiarati di produzione e quelli effettivamente esportati. Parte della merce, sostengono osservatori e associazioni di tutela dei consumatori, proverrebbe da insediamenti israeliani in Cisgiordania, illegali dal diritto internazionale, ma verrebbe commercializzata con indicazioni di origine generiche o fuorvianti per aggirare controlli e campagne di boicottaggio contro il genocidio dei palestinesi.
Israele vende datteri sul mercato europeo con origine falsificata: una parte proveniente da insediamenti illegali in Cisgiordania
Il nodo riguarda la tracciabilità lungo una filiera sempre più complessa. I datteri destinati all’Unione europea verrebbero talvolta spediti attraverso hub commerciali intermedi, riconfezionati in zone di libero scambio o etichettati semplicemente come "prodotto israeliano", senza specificare l’eventuale provenienza dagli insediamenti in Cisgiordania. In altri casi, secondo i critici, l’origine verrebbe indicata facendo riferimento a Paesi terzi o a diciture regionali vaghe. Israele esporta circa 35.000 tonnellate di datteri all’anno. Tuttavia, dati di settore indicano che solo una parte della produzione avverrebbe entro i confini internazionalmente riconosciuti del Paese, in particolare nella valle dell’Arava. La differenza tra produzione interna stimata ed esportazioni complessive ha alimentato il sospetto che una quota consistente possa provenire dalle piantagioni situate negli insediamenti della Cisgiordania.
Il tema è particolarmente sensibile per i datteri Medjool, segmento premium in cui Israele è tra i principali esportatori mondiali. Secondo stime di organismi specializzati nel commercio agroalimentare, una percentuale rilevante dei Medjool importati in Europa sarebbe di origine israeliana, con Paesi come Paesi Bassi e Francia che fungono da centri di confezionamento e riesportazione verso altri mercati europei, tra cui la Germania. Le accuse di quello che alcuni attivisti definiscono "riciclaggio di datteri" si concentrano proprio su queste dinamiche di transito e riconfezionamento. Il timore è che l’indicazione di origine non consenta ai consumatori di distinguere tra prodotti coltivati entro i confini riconosciuti di Israele e quelli provenienti dagli insediamenti.
Sul piano normativo, una sentenza del 2019 della Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che i prodotti originari degli insediamenti devono riportare un’etichettatura chiara e non possono essere commercializzati semplicemente come israeliani. L’obiettivo è evitare che i consumatori siano indotti in errore sull’effettiva provenienza. La questione assume un rilievo particolare in periodi di picco della domanda come il Ramadan, quando il consumo di datteri aumenta sensibilmente in molti paesi.