Sud Sudan, la denuncia di Msf: "Oltre 400mila persone senza accesso alle cure, bombardati anche gli ospedali, rischio malnutrizione"

Il Paese affronta crisi sovrapposte e anche le conseguenze della guerra nel vicino Sudan, che ha generato un’ulteriore emergenza. Circa un milione di persone ha attraversato il confine in cerca di sicurezza, trovando però un sistema già fragile e spesso devastato dai bombardamenti

Una catastrofe umanitaria ignorata, con livelli di violenza che non si vedevano dal 2018, l’anno in cui l’accordo di pace pose fine alla guerra civile in Sud Sudan. È la denuncia lanciata ieri da Medici Senza Frontiere (Msf), che a 15 anni dall’indipendenza del Paese ne descrive una realtà sempre più drammatica.

Le tensioni politiche sono altissime, le strutture sanitarie vengono colpite dagli attacchi armati e il sistema sanitario è ormai al collasso: oltre 400.000 persone non hanno accesso a cure salvavita, mentre più di 800 mila bambini sono minacciati dalla malnutrizione. Il Paese affronta crisi sovrapposte e, da quasi tre anni, anche le conseguenze della guerra nel vicino Sudan, che ha generato un’ulteriore emergenza. Circa un milione di persone ha attraversato il confine in cerca di sicurezza, trovando però un sistema già fragile e spesso devastato dai bombardamenti.

Sud Sudan, la denuncia di Msf: "Oltre 400mila persone senza accesso alle cure, bombardati anche gli ospedali, rischio malnutrizione"

«Solo dieci giorni fa – racconta Zakaria Mwatia, capomissione di Msf – siamo stati presi di mira dalle forze governative del presidente Salva Kiir. A Lankien, nello stato di Jonglei, le nostre strutture sono state bombardate, mettendo a rischio l’assistenza per 250 mila persone».

Secondo l’UNICEF, quell’attacco ha provocato la fuga di 300 mila persone, in prevalenza donne e bambini, che rappresentano il 53% degli sfollati. Gli operatori di Msf segnalano un’escalation degli scontri tra forze governative e opposizione dall’inizio dell’anno, aggravata dalla decisione delle autorità di vietare l’accesso agli operatori umanitari nelle zone controllate dall’opposizione.

«I bombardamenti contro i centri sanitari non sono casi isolati – spiega Vittorio Oppizzi, direttore delle operazioni di Msf nel Paese – ma il sintomo di un deterioramento generale. Nell’ultimo anno abbiamo subito 11 attacchi mirati e siamo stati costretti a sospendere attività di assistenza primaria e comunitaria». A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono violenze diffuse, nuovi sfollamenti, la ricomparsa di epidemie e gravi inondazioni legate ai cambiamenti climatici, che stanno mettendo in ginocchio intere comunità.

Anche il conflitto nel vicino Sudan, che ha superato i mille giorni, pesa enormemente sulla situazione interna. «In tre anni – precisa Oppizzi – hanno attraversato il confine un milione tra profughi sudanesi e returnees, persone nate in Sud Sudan e rientrate. Insieme rappresentano il 10% della popolazione». Intanto la malaria, complice la carenza di farmaci, è tornata a essere la principale causa di morte, mentre si registra anche il ritorno del colera.

La crescente emergenza è aggravata dai tagli agli aiuti internazionali. «Tutto questo avviene in un Paese dove l’80% dei servizi sanitari essenziali dipende da fondi umanitari e donatori – osserva Helen Richards, responsabile degli aiuti umanitari di Msf –. La riduzione dei servizi sanitari e di protezione espone in modo particolare donne e ragazze a rischi sempre maggiori».