Sudan, "Rsf addestrate in un campo segreto in Etiopia nella regione del Benishangul-Gumuz, sito finanziato dagli Emirati Arabi Uniti"

Secondo un alto funzionario etiope, il campo sarebbe finanziato da Abu Dhabi per addestrare le Rsf. Il sito si troverebbe a pochi chilometri dal confine col Sudan e potrebbe ospitare circa 10mila uomini

L'Etiopia sarebbe coinvolta nella guerra in Sudan. Secondo un’inchiesta di Reuters, corredata da immagini satellitari, testimonianze locali e documenti riservati, Addis Abeba ospiterebbe infatti, a circa 30 chilometri dal confine sudanese, un campo segreto destinato all’addestramento di migliaia di combattenti delle Forze di supporto rapido (Rsf), il gruppo paramilitare impegnato nel conflitto contro l’esercito regolare e accusato di crimini di guerra e contro l’umanità.

Sudan, "Rsf addestrate in un campo segreto in Etiopia nella regione del Benishangul-Gumuz, sito finanziato dagli Emirati Arabi Uniti"

Secondo quanto riportato, la struttura si troverebbe nella regione occidentale etiope del Benishangul-Gumuz. Se la natura del sito fosse confermata, si tratterebbe della prima prova diretta del coinvolgimento etiope nel conflitto sudanese. Secondo quanto riferito alla Reuters da otto fonti, tra cui un alto funzionario governativo etiope, la realizzazione della struttura sarebbe stata "finanziata dagli Emirati Arabi Uniti, che avrebbero anche messo a disposizione istruttori militari e supporto logistico". La ricostruzione troverebbe riscontro in una nota interna dei servizi di sicurezza etiopi e in un cablogramma diplomatico ottenuto dall’agenzia, anche se il ministero degli Esteri emiratino ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle ostilità.

Le immagini satellitari, fornite da società specializzate, mostrerebbero "un’intensificazione delle attività a partire da ottobre 2025", con la costruzione di tende e strutture metalliche in un’area precedentemente coperta da vegetazione nel distretto di Menge. Stando ai documenti citati dall’inchiesta, all’inizio di gennaio circa 4.300 combattenti delle Rsf erano in fase di addestramento nel campo, la cui capacità massima sarebbe di 10mila unità. Si tratterebbe verosimilmente di "miliziani preparati a varcare il confine per colpire il Blue Nile State, aggirando le posizioni dell’esercito di Khartum". Né il governo etiope né il portavoce delle Rsf hanno risposto alle richieste di commento dell’agenzia.

L’inchiesta segnala inoltre lavori di ampliamento nell’aeroporto di Asosa, situato a circa 50 chilometri dal campo, dove sarebbero in corso interventi per consentire l’operatività di droni armati. Secondo analisti militari, da lì potrebbero partire rifornimenti destinati ai paramilitari attivi in Sudan.

Il quadro delineato rafforzerebbe l’idea di legami consolidati tra Abu Dhabi e il governo del primo ministro etiope Abiy Ahmed, rapporti cementati da aiuti e investimenti per circa tre miliardi di dollari promessi poco dopo il suo insediamento nel 2018. Nelle scorse settimane, immagini satellitari e video diffusi sulla piattaforma X da siti specializzati avevano già documentato l’arrivo nel porto di Berbera, nella regione secessionista del Somaliland, di navi cargo i cui carichi venivano poi trasferiti verso l’Etiopia tramite colonne di camion. L’infrastruttura portuale è gestita dalla società emiratina DP World. Gli analisti avevano ipotizzato che quei carichi contenessero armi e droni destinati al Sudan, con il campo segreto come possibile punto di smistamento.

L’inchiesta suggerisce inoltre il coinvolgimento di altri Stati, un elemento che avrebbe contribuito a prolungare la guerra scoppiata nell’aprile 2023, trasformandola nella più grave crisi umanitaria al mondo. Per quanto riguarda gli Emirati, si parla anche del reclutamento di circa 300 mercenari colombiani, impiegati non solo nei combattimenti sul campo ma anche nella conduzione dei droni, sempre più centrali nelle dinamiche del conflitto.

Tra i Paesi che avrebbero sostenuto le Rsf, intenzionate a conquistare l’intero Sudan o più realisticamente a proclamare la secessione dell’area occidentale sotto il loro controllo, figurerebbero attori appoggiati da Dubai come Sud Sudan, Ciad, Repubblica Centrafricana, la Libia del generale Khalifa Haftar e lo stesso Somaliland. Sul fronte opposto, a sostegno dell’esercito sudanese con forniture militari e assistenza, si collocherebbero Arabia Saudita — ormai in attrito con gli Emirati — oltre a Egitto, Turchia ed Eritrea.

Il campo segreto si troverebbe a circa 100 chilometri dalla Grande Diga della Rinascita Etiope (Gerd) sul Nilo, un elemento che alimenta preoccupazioni diplomatiche per la sicurezza della più grande infrastruttura idroelettrica africana, da anni oggetto di tensioni con Egitto e Sudan, timorosi di una riduzione delle acque del fiume fondamentali per l’agricoltura. Il rischio che il conflitto sudanese finisca per destabilizzare l’intero Corno d’Africa appare così sempre più concreto.