Uk, Palestine Action vince ricorso contro il governo e la messa al bando “per terrorismo”, Alta corte: "Il divieto era illegale"

Nonostante la sentenza, nulla è ancora definitivo e la Corte ha stabilito che il divieto resterà temporaneamente in vigore per permettere al governo di presentare l'appello

L’Alta Corte britannica ha stabilito che Palestine Action non è un’organizzazione terroristica e che il divieto imposto dal governo guidato da Keir Starmer è stato illegittimo e sproporzionato. Per i giudici delle Royal Courts of Justice, la messa al bando decisa dal ministero dell’Interno sulla base del Terrorism Act non era giustificata. Il governo ha già annunciato ricorso, ma la sentenza rappresenta un passaggio chiave nel dibattito su libertà di espressione, soprattutto in questa fase storica dove il dissenso sembrerebbe sempre più represso.

Uk, Palestine Action vince ricorso contro il governo e la messa al bando “per terrorismo”, Alta corte: "Divieto era illegale"

"Il divieto imposto al gruppo e deciso dal Ministero dell’Interno britannico in base alle leggi antiterrorismo è illegittimo"hanno stabilito i giudici venerdì mattina, accogliendo il ricorso presentato dalla cofondatrice Huda Ammori. Nella sentenza, la presidente Victoria Sharp ha definito la proscrizione "sproporzionata", sottolineando che le attività del gruppo non avevano raggiunto un livello tale da giustificare l’inserimento nella lista delle organizzazioni terroristiche. Il provvedimento era stato adottato in base al Terrorism Act, normativa introdotta in un contesto storico segnato dalla lotta al radicalismo islamico e pensata per fronteggiare minacce armate, non per colpire azioni dimostrative e sabotaggi contro obiettivi industriali. Eppure proprio quella legge era stata utilizzata per vietare Palestine Action - che critica apertamente il genocidio a Gaza- esponendo membri e sostenitori al rischio di pene fino a 14 anni di carcere.

Secondo la Corte, la decisione del ministero dell’Interno violava i diritti alla libertà di espressione e di riunione garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Ammori ha definito la pronuncia "una vittoria monumentale sia per le nostre libertà fondamentali qui in Gran Bretagna sia nella lotta per la libertà del popolo palestinese", aggiungendo che "bandire Palestine Action è sempre stato un modo per compiacere i gruppi di pressione filo-israeliani e i produttori di armi, e non ha nulla a che vedere con il terrorismo". Il divieto era scattato dopo un’azione del 20 giugno scorso alla base RAF di Brize Norton, vicino Oxford, dove tre attivisti avevano fatto irruzione danneggiando due aerei Voyager, con un danno stimato in circa 8 milioni di euro. Negli ultimi due anni il gruppo aveva condotto azioni mirate contro aziende legate alla produzione di armi connesse a Israele, sostenendo che il Regno Unito fosse coinvolto indirettamente nelle operazioni militari su Gaza anche attraverso la base di Akrotiri a Cipro.

Secondo l’organizzazione Defend Our Juries, dall’entrata in vigore della messa al bando nel luglio scorso sono state arrestate oltre 2.700 persone, molte accusate ai sensi dell’articolo 13 del Terrorism Act per semplice sostegno o appartenenza al gruppo. Nonostante la sentenza, nulla è ancora definitivo. La Corte ha stabilito che il divieto resterà temporaneamente in vigore per consentire ulteriori argomentazioni e permettere al governo di presentare appello. La ministra dell’Interno Shabana Mahmood ha già annunciato che l’esecutivo porterà il caso davanti alla Corte d’Appello. In un’Europa dove si moltiplicano norme restrittive contro il dissenso, il caso Palestine Action diventarà un precedente. Se la qualificazione come terrorismo di azioni dimostrative venisse confermata nei gradi successivi di giudizio, altri governi potrebbero percorrere la stessa strada.