"Prof. palestinese Khaled Al-Saifi morto una settimana dopo scarcerazione da prigione israeliana per fame e torture", la denuncia delle Ong

Il professore e animatore culturale di Dheisheh è morto una settimana dopo il rilascio dal carcere israeliano: due arresti, torture e cure negate fino alla fine

Il professore palestinese Khaled Al-Saifi, che ha preso parte a diverse missioni umanitarie a Gaza, è morto dopo solamente una settimana dalla scarcerazione da una prigione israeliana. Le cause del decesso sono tutte dovute dalla sua detenzione durissima: malnutrito, torturato, abusato e non curato, secondo l'Ong con cui lavorava.

"Prof. palestinese Khaled Al-Saifi morto una settimana dopo scarcerazione da prigione israeliana per fame e torture", la denuncia delle Ong

Quando è stato arrestato, in un giorno di gennaio del 2026, nel campo profughi di Dheisheh non si parlava d’altro. Khaled Al-Saifi non era solo un insegnante: per intere generazioni di giovani palestinesi era la memoria viva del campo, il punto di riferimento culturale, educativo e umano. Aveva 66 anni, insegnava da sempre a Betlemme ed era direttore del centro culturale Ibdaa, uno dei luoghi simbolo della vita sociale palestinese nella Cisgiordania occupata.

Khaled ha attraversato decenni di storia palestinese, dalla prima Intifada fino agli anni più recenti, muovendosi tra scuola, attivismo sociale e cooperazione internazionale. Ibdaa, nato come piccola libreria durante la prima Intifada, era diventato negli anni un centro pulsante: danza Dabke, cinema, teatro, sport, ricamo tradizionale, accoglienza per delegazioni internazionali. Un luogo capace di raccontare al mondo chi sono i palestinesi oltre la retorica del conflitto e del genocidio.

Proprio per questo, secondo chi lo ha conosciuto, era diventato un bersaglio. Khaled è stato arrestato una prima volta nel gennaio 2024 e rilasciato dopo mesi di detenzione, con una minaccia esplicita: chiudere Ibdaa o tornare in carcere. Non lo ha fatto. Dopo tre mesi è stato nuovamente arrestato. In prigione, raccontano testimoni e operatori umanitari, è stato picchiato, privato delle medicine salvavita, sottoposto a torture e a condizioni di detenzione estreme. Quando è stato rilasciato, non riusciva più a camminare.

È morto una settimana dopo, il corpo devastato da due anni di carcerazioni ripetute. La sua morte si inserisce in un quadro più ampio: dopo il 7 ottobre 2023, le condizioni dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane sono drasticamente peggiorate. Secondo organizzazioni per i diritti umani, migliaia di detenuti vivono senza contatti esterni, con cure mediche negate e razioni di cibo ridotte al minimo.