Colloqui Usa-Iran al via in Oman, sul tavolo limitazione ad arricchimento uranio per 3 anni e trasferimento scorte, Araghchi: “Serve rispetto”
Gli Usa vorrebbero anche imporre all’Iran di interrompere il trasferimento di armi e tecnologie ai propri alleati regionali, tra cui Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen
Al via in Oman i colloqui tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare di Teheran. Sul tavolo la proposta dei mediatori che prevede la limitazione dell’arricchimento dell’uranio per i prossimi 3 anni e il trasferimento delle scorte attualmente detenute dalla Repubblica islamica in Turchia o nello stesso Oman. Nel frattempo, Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiarito la posizione di Teheran: “Serve rispetto”.
Colloqui Usa-Iran al via in Oman, sul tavolo limitazione ad arricchimento uranio per 3 anni e trasferimento scorte, Araghchi: “Serve rispetto”
In vista dell’incontro in Oman tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare di Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, arrivato di notte insieme a diversi diplomatici iraniani, ha scritto su X che l’Iran entra nella trattativa “con gli occhi aperti e un ricordo fermo dell’anno trascorso”. “Gli impegni devono essere onorati”, ha aggiunto. “Parità di diritti, rispetto reciproco e interesse reciproco non sono retorica: sono un dovere e i pilastri di un accordo duraturo”.
Mentre le delegazioni si preparano al confronto, da Washington arriva un segnale di forte prudenza. Il Dipartimento di Stato Usa ha sollecitato i cittadini statunitensi presenti in Iran a lasciare immediatamente il Paese, se possibile, e a predisporre piani di partenza autonomi, senza aspettarsi assistenza diretta da parte del governo americano. L’avviso di sicurezza è stato diffuso dalla cosiddetta Ambasciata virtuale statunitense a Teheran, poiché gli Stati Uniti non dispongono di una rappresentanza diplomatica formale nel Paese.
Nell’allerta vengono citati diversi rischi: proteste diffuse, possibili interruzioni della connessione internet, difficoltà nei trasporti e un aumento delle detenzioni, soprattutto per chi possiede un passaporto statunitense o ha legami con gli Stati Uniti. Un avvertimento che sottolinea la fragilità del contesto alla vigilia di colloqui considerati cruciali non solo sul dossier nucleare, ma anche sulle più ampie tensioni regionali.
Sul tavolo delle trattative, i mediatori di Qatar, Turchia ed Egitto hanno presentato una proposta articolata da cui far partire le discussioni. Il primo nodo riguarda l’uranio: Teheran dovrebbe impegnarsi a non arricchirlo per i prossimi tre anni e, successivamente, a mantenerne il livello sotto l’1,5 per cento. Il secondo punto concerne le attuali scorte di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento, che i mediatori suggeriscono di trasferire in uno Stato terzo, potenzialmente un Paese Nato come la Turchia o lo stesso Oman.
Il terzo punto ha una portata più ampia e impone all’Iran di interrompere il trasferimento di armi e tecnologie ai propri alleati regionali, tra cui Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e gli Houthi in Yemen. Segue l’impegno a non utilizzare per primo i missili balistici, anche se Washington spinge affinché Teheran riduca complessivamente il proprio arsenale. Infine, la proposta prevede un accordo di non aggressione tra Stati Uniti e Iran.
Nel frattempo, la regione si prepara anche allo scenario peggiore. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione del gabinetto di sicurezza alla vigilia dei colloqui, mentre il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha nominato l’ammiraglio Ali Shamkhani segretario del Consiglio di Difesa. Una figura di primo piano dell’apparato militare iraniano, con una lunga carriera alle spalle e già ferito lo scorso giugno durante un bombardamento del Pentagono contro centrali nucleari iraniane.