Ice, Idf e Mossad al centro di cooperazione tra agenzie di sicurezza Usa-Israele, reclute sottoposte allo stesso addestramento

Addestramento, tecnologia e dottrina: da oltre vent’anni l’Ice collabora con Idf e sicurezza israeliana, importando negli Usa pratiche nate nei Territori occupati

Molti osservatori internazionali hanno notato alcune somiglianze nelle tattiche di azione dell'Ice negli Usa con quelle dell'Idf e del Mossad in Israele. Documenti trapelati evidenziano come questo sospetto abbia effettivamente un fondamento: le agenzie di sicurezza israeliane e statunitensi hanno una stretta cooperazione dopo l'attentato alle Torri Gemelle del 2001, tanto che le reclute sono sottoposte allo stesso addestramento.

Ice, Idf e Mossad al centro di cooperazione tra agenzie di sicurezza Usa-Israele, reclute sottoposte allo stesso addestramento

Le immagini provenienti da Minneapolis – agenti federali che operano senza targhe identificative, arresti violenti, uso sistematico di spray urticanti e detenzioni di minori – hanno scioccato l’opinione pubblica statunitense. Ma per molti osservatori internazionali quelle scene non erano affatto nuove. Somigliavano, piuttosto, alle pratiche adottate da anni dall’esercito e dalle forze di sicurezza israeliane nei Territori palestinesi occupati.

Non si tratta di una coincidenza. Da oltre vent’anni esiste una cooperazione strutturata tra le agenzie di sicurezza statunitensi – in particolare Immigration and Customs Enforcement (Ice) e Customs and Border Protection (Cbp) – e gli apparati israeliani, dall’Idf alla polizia di frontiera, fino agli ambienti dell’intelligence. Una collaborazione nata nel contesto della “guerra globale al terrorismo” seguita all’11 settembre 2001 e progressivamente estesa al controllo dell’immigrazione.

A partire dalla loro creazione nel 2003, Ice e Cbp sono state concepite con una forte impronta antiterrorismo. I loro dirigenti sono stati incoraggiati a studiare all’estero i modelli considerati più “efficaci, trovando in Israele un laboratorio privilegiato. Centinaia di alti funzionari statunitensi hanno partecipato a viaggi, addestramenti e programmi di scambio con le forze israeliane, spesso finanziati da organizzazioni private come Adl e Jinsa, fatto che solleva interrogativi sulla trasparenza democratica di tali rapporti.

L’addestramento congiunto ha incluso tecniche di controllo urbano, gestione delle proteste, intelligence preventiva e pratiche di profilazione etnica, sviluppate originariamente per il monitoraggio della popolazione palestinese. Metodologie che, negli Stati Uniti, sono state progressivamente applicate a migranti, richiedenti asilo e, sempre più spesso, a cittadini americani.

Centrale è anche lo scambio tecnologico attraverso Palantir. Ice utilizza software di analisi dei dati e sorveglianza forniti da aziende statunitensi e israeliane strettamente integrate con l’apparato militare di Tel Aviv. Strumenti di hacking telefonico e raccolta massiva di dati, sviluppati in contesti di occupazione militare, sono entrati così nel cuore dello Stato di sicurezza americano.

Gli eventi di Minneapolis hanno reso visibile ciò che da tempo era sotto traccia: l’importazione di un modello repressivo sperimentato su una popolazione considerata “nemica. Un modello che, una volta normalizzato all’estero, finisce inevitabilmente per rivolgersi verso l’interno.