Arabia Saudita ed Eau chiudono i cieli, MbS a Pezeshkian: "Non concedo uso spazio aereo o territorio a Usa e Israele contro l’Iran"
Gli analisti interpretano il rifiuto come un tentativo di evitare il coinvolgimento in un conflitto più ampio e tutelarsi da eventuali ritorsioni iraniane,
Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno dichiarato che non permetteranno l’uso del loro spazio aereo o territorio per eventuali operazioni militari degli Stati Uniti contro l’Iran, complicando i piani strategici dell’amministrazione Trump nella regione. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha assicurato al presidente iraniano Masoud Pezeshkian che il regno non concederà supporto logistico né basi, mentre Abu Dhabi ha confermato una posizione analoga. La decisione segna una presa di distanza storica dai tradizionali alleati del Golfo in un contesto di crescenti tensioni con Teheran.
Arabia Saudita ed Eau chiudono i cieli, MbS a Pezeshkian: "Non concedo uso spazio aereo o territorio a Usa e Israele contro l’Iran"
Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si distanziano da Washington negando l’uso del proprio spazio aereo e territorio per operazioni contro l’Iran. La dichiarazione più esplicita è arrivata dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman che, parlando con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, ha affermato: "non permetterò l’uso del proprio spazio aereo o territorio per alcuna azione militare contro l’Iran". Gli Emirati hanno annunciato il giorno precedente la stessa posizione.
Questa scelta rappresenta un paradosso strategico per gli Stati Uniti, considerando che Arabia Saudita ed Emirati ospitano da decenni contingenti militari americani. Riyadh conta oltre 2.300 soldati USA e partnership di sicurezza consolidate, mentre Abu Dhabi ospita circa 5.000 militari alla base di Al Dhafra. Gli analisti interpretano il rifiuto come un tentativo di evitare il coinvolgimento in un conflitto più ampio e tutelarsi da eventuali ritorsioni iraniane, senza però escludere del tutto la possibilità di azioni militari statunitensi.
Parallelamente, il presidente Donald Trump ha rafforzato la presenza navale americana nel Golfo Persico, schierando la portaerei USS Abraham Lincoln, caccia aggiuntivi, sistemi di difesa missilistica avanzati e il cacciatorpediniere USS Delbert D. Black, portando a dieci le unità navali nell’area CENTCOM. Trump ha definito il dispiegamento "una bellissima armada" per esercitare pressione su Teheran sul programma nucleare e sulle proteste interne, lasciando comunque aperta la possibilità di dialogo diplomatico. L’Iran ha risposto aumentando il livello dello scontro verbale, con il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi che ha dichiarato il paese "pronto al 200% a difendersi" e che ogni risposta sarebbe "appropriata, non proporzionata", con possibili obiettivi le basi americane nella regione. Teheran ha inoltre avvertito che qualsiasi nazione che faciliti un attacco contro il territorio iraniano sarà considerata "ostile".
Gli Stati Uniti hanno inoltre avviato esercitazioni militari su larga scala in tutta la regione, mirate a testare procedure di dispersione di personale e velivoli e a integrare il comando con partner regionali, col fine di aumentare la tensione su Teheran e innescare una escalation militare tra Iran, Israele e Usa.