Usa, ICE arresta 62enne Maher Tarabish mentre assiste figlio disabile, lui muore e il padre non può andare nemmeno al funerale
Arrestato dall’ICE il padre unico caregiver, Maher Tarabish, cittadino Usa affetto da una rara malattia, muore senza assistenza. Negato anche l’ultimo saluto al genitore detenuto
Un'altra ingiustizia disumana compiuta dall'ICE negli Stati Uniti. Un uomo di 62 anni, Maher Tarabish, unico caregiver del figlio 30enne Wael, affetto dalla malattia di Pompe, è stato arrestato, impedendogli di prendersi cura del ragazzo disabile. Il padre è stato detenuto per così tanto da aver permesso la morte del figlio. L'ICE non ha nemmeno dato il proprio benestare a Maher per andare al funerale.
Usa, ICE arresta 62enne Maher Tarabish mentre assiste figlio disabile, lui muore e il padre non può andare nemmeno al funerale
Maher Tarabish era l’unica persona in grado di prendersi cura del figlio Wael, cittadino statunitense affetto da una rara e gravissima patologia genetica, la malattia di Pompe, che lo aveva immobilizzato a letto e reso dipendente da assistenza specialistica 24 ore su 24. Da oltre vent’anni, la vita del 62enne ruotava interamente attorno a quella del figlio. Tutto è crollato il 28 ottobre scorso, quando Maher è stato fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) durante un controllo di routine presso l’ufficio immigrazione di Dallas.
Quello che la famiglia sperava fosse un semplice intoppo burocratico si è trasformato in un incubo. Nonostante un “Supervision Order” in vigore dal 2008, che gli consentiva di restare legalmente negli Stati Uniti proprio per le necessità mediche del figlio, Maher è stato arrestato, ammanettato e trasferito prima in una struttura temporanea, poi nel centro di detenzione Bluebonnet di Anson, in Texas. Da quel momento non ha più potuto assistere Wael.
Senza il padre, che conosceva terapie, farmaci e procedure d’emergenza, le condizioni del trentenne sono rapidamente peggiorate. Ricoverato in ospedale per sepsi e polmonite, Wael è rimasto per giorni in terapia intensiva chiamando il padre, secondo quanto riferito dai familiari. È morto il 23 gennaio, senza che Maher potesse vederlo o assistere ai funerali, nonostante le ripetute richieste della famiglia e del legale per ottenere almeno un permesso temporaneo o la libertà vigilata.
"Siamo profondamente delusi dalla decisione dell’ICE di negargli l’ultimo saluto", ha dichiarato l’avvocato della famiglia, parlando di una “tragica mancanza di umanità”. Ancora più dure le accuse mosse dall’ICE, che in una nota ha definito Maher un “criminal alien” e un presunto membro dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, qualificata come gruppo terroristico. Un’accusa respinta dai familiari, che ricordano come Maher non abbia precedenti penali, abbia sempre lavorato legalmente e pagato le tasse.
Wael aveva subito 36 interventi chirurgici, viveva collegato a macchinari per respirare e nutrirsi e non poteva muovere gli arti. "Mio padre è l’unica ragione per cui voglio continuare a vivere", aveva detto in un’intervista poco prima di morire. Oggi la famiglia ha avviato una raccolta fondi per far fronte alle spese mediche e legali, mentre il caso solleva interrogativi profondi sull’umanità e la rigidità delle politiche migratorie statunitensi.