"Trump calpesta i nostri diritti, temo di tornare dalla famiglia negli Usa per l'ICE": al GdI la testimonianza di una cittadina venezuelano-canadese
"Siamo stanchi dell'imperialismo Usa: Maduro è un dittatore, ma Trump è anche peggio. Se tornassi dai miei parenti negli Stati Uniti sarei tra quelle persone che l'ICE arresterebbe": Delany (nome di fantasia), ragazza di 30 anni con doppia cittadinanza venezuelano-canadese e con parenti negli Usa, ha raccontato al Giornale d'Italia la sua esperienza nella nuova "America" di Trump
Sabato 3 Gennaio 2026, dopo un attacco mirato contro la città di Caracas e punti chiave dell’apparato militare e politico dislocati altrove, il regime chavista di Nicolás Maduro cadeva per mano statunitense. In appena un anno di secondo mandato presidenziale, Donald Trump, tra bombardamenti, minacce e retoriche di deterrenza, ha riscritto gli equilibri mondiali. E nazionali. Delany (pseudonimo) è una ragazza di 30 anni, nata in Venezuela ed emigrata negli Stati Uniti, prima di stabilirsi con la famiglia in Canada. Il Giornale d’Italia l’ha contattata per avere la sua preziosa testimonianza di vita su ciò che pensa di quanto accaduto a Maduro, sugli scontri e la politica del terrore dell’ICE, sui rapporti Usa-Canada.
Cosa ricordi e cosa ti raccontano i parenti rimasti in Sud America, delle condizioni di vita in Venezuela?
L’ultima volta che sono tornata dai parenti in Venezuela è stato nel 2011, quando avevo 15/16 anni. Da quel poco che ricordo, tutto sembrava normale: la gente andava a scuola, faceva compere. C’erano pericoli perché il crimine stava aumentando, ma la mia cittadina d’origine, Mérida, è sempre stata relativamente tranquilla, a parte sporadici black-out. Non c’era nulla di quello che la gente è solita immaginare in questi posti. Certo, a Caracas tirava un’aria diversa. Lì in città sono rimasti i miei nonni e gli zii. Non mi raccontano molto di ciò che accade oggi, credo sia perché non vogliono spaventarmi. Ma mi hanno parlato dei prezzi alti, che talvolta rendono impossibile mangiare carne. O del fatto che, rispetto a prima, ci siano meno prodotti in circolazione. Anche le strutture ospedaliere sono sguarnite di risorse necessarie alla cura dei pazienti.
Sei emigrata giovanissima, con tuo fratello e la famiglia, negli USA. Dove andaste?
A 4/5 anni mi trasferii con la famiglia negli Stati Uniti, una realtà che mamma conosceva bene perché ci aveva studiato e le piaceva. Completamente diversa dal Venezuela. Andammo a vivere a Winston-Salem, una cittadina del North Carolina dove parenti di mamma già vivevano. Lì ho passato la mia infanzia fino ai 12/13 anni prima di trasferirmi nuovamente in Canada, proprio quando lo Stato cercava professionisti con titolo da assumere.
Che diversità hai percepito all’epoca (e tuttora) tra Canada e Stati Uniti? Quanto incide in Canada l’orgoglio di definirsi ‘diversi’ rispetto agli Usa, cioè uno Stato con una propria identità?
Quando io e mio fratello fummo ben integrati nel sistema canadese, ci rendemmo conto delle “stravaganze” - per così dire - culturali americane. Ad esempio, lì, a parte il cosiddetto lockdown drill*, è molto comune il Pledge of Allegiance, la procedura con cui i bambini, ogni mattina prima delle lezioni, si mettono la mano sul cuore e prestano giuramento alla bandiera. Erano costanti culturali a cui mi ero abituata ma che poi, uscendo dagli Usa, ho iniziato a guardare con occhi più critici, interrogativi. I concetti di nazionalismo, individualismo sono dispositivi-chiave negli Usa, non solo a livello ideologico e politico, ma di pratiche quotidiane. Non tutti chiaramente, ma la maggior parte vive nella sua bolla, e l’autoreferenzialità è sistemica: lo vedi nel sistema sanitario, nell’economia… Noi canadesi condividiamo un forte orgoglio nazionale: definirci 'americani' è offensivo.
Tra i Paesi che rientrano nella lista delle ambizioni imperialiste trumpiane figura proprio il Canada. Cosa mi risponderesti se ti prospettassi l’idea del Canada come del 51esimo Stato Usa?
Quando Trump ha palesato questa intenzione, in Canada i sentimenti sono stati un misto di ilarità e preoccupazione perché noi non vogliamo essere 'americani'. Tuttavia la politica di destra canadese ha usato molto di ciò che Trump ha detto e fatto per rafforzare il suo mandato conservatore. Nel Paese ci sono estremisti di destra che strumentalizzano e rafforzano le idee trumpiane. Comunque non credo che Trump arriverà ad annettere il Canada: il primo ministro Carney è stato fermo in questo, ha richiamato all’unità e alla sovranità nazionale… per quanto Trump sia imprevedibile; basti pensare al Venezuela…
Passiamo al Venezuela. Che idea ti sei fatta del rovesciamento del regime di Maduro? Sei felice o comunque condividi con molti venezuelani l’offesa dell’ingerenza straniera in casa?
Maduro non è una buona persona. Pur tuttavia Trump è anche peggio: in Venezuela ha fatto una cosa illegale e inaccettabile. Nel mio Paese, è vero, è arrivata la dittatura, ma non dimentichiamo che Chávez era stato eletto democraticamente dopo anni di corruzione governativa. E il cambiamento socialista diede fastidio agli Usa che non poterono più approfittare del Venezuela come prima. Dopo la morte di Chavez arrivò Maduro, un leader molto meno carismatico che non riuscì a gestire bene la cosa pubblica, portando il Paese progressivamente al fallimento. Personalmente non ho vissuto la dittatura, ma è un errore pensare che l’arrivo degli Stati Uniti rispecchi il reale interesse di Trump nel riportare la democrazia in Paese. Non lo crede davvero, e in ogni caso non è suo compito. Ogni volta che i politici compiono una malefatta, la fanno intelligentemente, con intenzioni precise.
Cosa ne pensi degli omicidi compiuti dall’ICE, dei rastrellamenti, degli arresti sommari? La tua famiglia lì ha paura?
La mia famiglia in Carolina mi ha raccontato di aver visto agenti ICE fermare e arrestare gente per strada. Senza prove. Deportate in campi di detenzione migranti. Chiarisco però un aspetto importante: non possiamo imputare unicamente a Trump la colpa dell’ICE perché il corpo di agenti anti-immigrazione è nato sotto la presidenza George W. Bush ed è continuata anche col partito democratico. Trump ha esacerbato questa situazione dando all’ICE ulteriore potere, e la gente non ne può più. Anche perché ora ciò che accade non coinvolge più solo i migranti ma gli stessi cittadini "bianchi" e la cosa ha prodotto una sorta di wake up call. Le immagini che ci arrivano ricordano esattamente ciò che accadde nella Germania nazista, e tutti sanno com’è finita…
Come la vivi, sulla tua pelle, questa situazione?
Ho paura di tornare negli USA. L’ultima volta che tornai dalla mia famiglia è stato nel 2019. Ora, per andarci, ho bisogno di una motivazione più che valida. Anche perché ho cittadinanza venezuelana e canadese, non statunitense - anche se neppure quella ormai è una garanzia. Sono una di quelle persone che forse l’ICE fermerebbe.. Molti miei parenti negli USA continuano a sostenere il mandato di Trump, come se non vedessero ciò che sta facendo. Anche sul Venezuela ad esempio, la narrazione ricorrente parla di Trump come ‘liberatore’.
Temi che negli Stati Uniti possa scoppiare una guerra civile?
È una possibilità perché il Paese la pensa in due modi diametralmente opposti. E spesso chi la pensa sostenendo Trump lo fa nell’ingenuità di credere alle sue promesse, senza sondare ciò che sta dietro. Non mi piace l’imperialismo statunitense e molti sono stanchi di questo sistema. C’è molta coscienza e resistenza, e questo è un segnale forte.
*Con lockdown drill s’intendono le misure di sicurezza adottate in un luogo pubblico per preparare gli studenti e il personale a casi di emergenza o minacce interne, come sparatorie nelle scuole.