Trump fa causa al fisco Usa per $10 mld di risarcimento danni: "Hanno rivelato quante tasse ho pagato" (nulla in dieci anni)
In seguito ad una fuoriuscita di notizie per mano di un ex consulente dell'IRS, furono resi pubblici i documenti fiscali di Trump che rivelavano come il tycoon non avesse pagato tasse per dieci anni
Negli Stati Uniti, Donald Trump ha intentato una causa da 10 miliardi di dollari contro l’Internal Revenue Service e il Dipartimento del Tesoro, accusandoli di non aver protetto le sue dichiarazioni dei redditi finite sui media a causa delle fughe di notizie di un ex consulente dell’agenzia di nome Charles Littlejohn. L’ex presidente sostiene di aver subito danni reputazionali poiché i documenti rilasciati mostravano come il tycoon non avesse versato denaro all'IRS per 10 anni a partire dal 2000.
Trump fa causa al fisco Usa per $10 mld di risarcimento danni: "Hanno rivelato quante tasse ho pagato" (nulla in dieci anni)
La causa è stata depositata in un tribunale federale della Florida e coinvolge anche i figli Donald Trump Jr. ed Eric Trump, oltre alla Trump Organization. Nel ricorso si sostiene che l’IRS e il Tesoro avessero il dovere legale di custodire informazioni fiscali riservate e che abbiano invece fallito nel prevenire la loro diffusione pubblica. Durante il primo mandato Trump si è rifiutato di pubblicare le sue dichiarazioni rompendo così la tradizione dei suoi predecessori. Al centro della vicenda c’è Charles "Chaz" Littlejohn, ex consulente dell’agenzia, che ha ammesso di aver sottratto e divulgato illegalmente migliaia di dichiarazioni fiscali, incluse quelle di Trump e di altri contribuenti facoltosi. Nel 2024 è stato condannato a cinque anni di carcere. Secondo l’atto di citazione, Littlejohn avrebbe sfruttato falle nei sistemi di sicurezza già segnalate ma mai corrette. La denuncia cita informazioni riportate all’epoca dal New York Times. Il quotidiano aveva raccontato nel settembre 2020 che Trump avesse pagato solo 750 dollari di imposte federali sul reddito nel 2016 e nel 2017, ma nessuna in 10 dei 15 anni precedenti. Nel testo si parla di informazioni personali e aziendali riservate finite illegalmente sotto gli occhi di milioni di persone.
La causa sostiene che Littlejohn abbia agito per motivazioni politiche, ritenendo Trump "pericoloso" e "una minaccia per la democrazia", e che abbia deciso di rendere pubblici i dati per una presunta esigenza di trasparenza. In una deposizione, lo stesso Littlejohn ha dichiarato che il suo obiettivo non era arrecare danni diretti ma fare "una dichiarazione". Il caso riaccende l’attenzione su un tema già controverso durante la presidenza Trump. L’ex presidente aveva rifiutato per anni di rendere pubbliche le proprie dichiarazioni fiscali, rompendo una tradizione consolidata tra i candidati alla Casa Bianca. Nel 2022 i documenti furono poi resi pubblici dopo una lunga battaglia legale.
Nel ricorso, il team legale di Trump afferma che "l’IRS ha permesso a un dipendente canaglia e politicamente motivato di divulgare informazioni private e riservate sul presidente Trump, la sua famiglia e la Trump Organization", sottolineando che l’azione legale punta a chiamare alle proprie responsabilità le istituzioni coinvolte. Parallelamente, il Dipartimento del Tesoro ha rescisso contratti federali per decine di milioni di dollari con la società per cui lavorava Littlejohn, riconoscendo carenze nei sistemi di protezione dei dati sensibili.