"Board of Peace", portavoce della Commissione europea El Anouni a Trump: "Ue è pronta a collaborare con Usa per attuare il piano"

L'Unione Europea accetta di collaborare con Usa per il "Board of Peace" nonostante questo possa ricomporre e al tempo stesso incanalare le potenze medie sotto una cornice guidata dagli stessi Stati Uniti e da Trump

L’Unione europea si è detta pronta a collaborare con gli Stati Uniti sul piano per Gaza promosso da Donald Trump, chiarendo però di avere dubbi su governance, ambito di applicazione e compatibilità con la Carta Onu. A ribadirlo è stato il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni, che ha aperto alla cooperazione con Washington per tentare di ottenere maggiore trasparenza. Secondo molti analisti è paradossale come gli Stati Uniti, alleati di Israele, siano anche i promotori del "Board of Peace", la cui natura è evidenziata essere incerta.

Board of Peace, portavoce della Commissione europea El Anouni a Trump: "Ue è pronta a collaborare con Usa per attuare il piano"

Durante il briefing quotidiano, El Anouni ha spiegato che Bruxelles è disponibile a lavorare con gli Stati Uniti per valutare come raggiungere l’obiettivo di un piano di pace per Gaza, con un "Board of Peace" che avrebbe il ruolo di organismo transitorio in relazione a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. "Abbiamo una serie di domande in merito ad alcuni elementi della Carta, in particolare il suo ambito di applicazione, la sua governance e la sua compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite. E siamo disposti a collaborare con gli Stati Uniti per attuare il piano di pace per Gaza", ha dichiarato il portavoce, aggiungendo che l’Ue vuole lavorare con Washington "per valutare come raggiungere congiuntamente questo obiettivo".

Finora sono 27 i Paesi che hanno accettato l’invito di Trump ad aderire al Board of Peace:

Argentina, Albania, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Bielorussia, Bulgaria, Cambogia, Egitto, Ungheria, Indonesia, Israele, Giordania, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Mongolia, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan e Vietnam e El Salvador.

Il Messico ha confermato di aver ricevuto l’invito ma sta ancora valutando la decisione, sottolineando la necessità di coerenza con i principi di autodeterminazione dei popoli e riconoscimento dello Stato palestinese. Anche la Turchia ha ribadito il proprio sostegno, con il presidente Erdogan che ha espresso la convinzione che porre fine alla catastrofe umanitaria a Gaza possa aprire la strada a una pace duratura nella regione.

Il senso politico del Board of Peace

Secondo Angelos Syrigos, professore di diritto internazionale all’Università Panteion di Atene, l’iniziativa del Board of Peace va letta anche in chiave interna statunitense. "Trump sta pensando all’interno degli Stati Uniti. Le cose non vanno bene. Ha bisogno di una grande vittoria prima degli esami di metà novembre", ha spiegato, collegando l’operazione alla necessità di risultati spendibili in vista delle midterm. Syrigos ha ricordato come il presidente abbia cercato negli ultimi mesi successi di politica estera da presentare all’opinione pubblica, dal Venezuela all’Iran fino all’Ucraina. Ha inoltre sollevato dubbi sulla governance del Board, osservando che Trump avrebbe chiesto contributi finanziari elevati ai membri e che nel consiglio siederebbe anche il genero sionista Jared Kushner. "Come funzionerà questa cosa? Trump e suo genero lo amministrano?", ha chiesto il professore.

Sul piano geopolitico, la politologa Catherine Fieschi ha interpretato il Board come uno strumento per ricomporre e al tempo stesso incanalare le potenze medie sotto una cornice guidata dagli Stati Uniti, riducendone l’autonomia strategica. Secondo questa lettura, l’obiettivo non sarebbe tanto un nuovo multilateralismo, quanto impedire la formazione di coalizioni indipendenti in un contesto di rivalità tra grandi potenze.